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Sanità digitale, ecco perché ci vogliono le competenze digitali

Doctors in a research station with digital screens and keyboard

AI bambini si canta la filastrocca “Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero, per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore”. Da grandi si scopre che la filastrocca inganna, in effetti si, per fare il tavolo ci vuole il fiore, ma ci vogliono anche il sole, la pioggia, la buona terra, il concime e poi soprattutto un bravo falegname.

Vivo il mondo dell’innovazione digitale dall’interno dell’ospedale ed ho diretto una unità operativa di Telemedicina, con una direzione strategica che cambiava ogni due-tre anni: sui “falegnami”, come diceva l’androide di Blade Runner prima di morire “ho visto cose che voi umani…” Alcuni esempi, piccole storie…

Incontro di Budget con il Capo Dipartimento, il Direttore Generale e la Responsabile del DITRO (servizi infermieristici)

 “Pillon cosa fa Lei con la telemedicina?” “Curiamo i pazienti con le ulcere vascolari anche dal domicilio, evitando che debbano venire a medicarsi in ospedale ogni due giorni” “Pillon e lei chiama telemedicina inviare qualche immagine? Lei che specializzazione ha?” “Sono un angiologo” “Ecco, mi faccia un po’ di eco-color doppler, in modo da accorciare le liste di attesa…” e gli altri manager tutti concordi…

Concorso interno per la nomina a direttore dell’UOSD di Angiologia, il collega, senza alcuna esperienza di direttore di UOSD, io ho 9 anni di direzione di UOSD di Telemedicina, mi supera per un punto proprio sulle competenze cliniche od organizzative. 

La motivazione della commissione: “Nella scelta del Direttore della UOSD Angiologia si è voluto dare particolare rilievo a le competenze in ambito clinico e organizzativo in relazione a quelli che dovranno essere gli impegni assistenziali della UOSD Angiologia” “Pillon ha un ottimo il percorso formativo e professionale. Per la sua area di competenza, la Telemedicina ha avuto importanti riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale ricoprendo ruoli istituzionali (..)” però ha UN PUNTO IN MENO del collega. In sintesi, Pillon è un angiologo che USA LA TELEMEDICINA, dunque, visto che dirige una struttura che fa Telemedicina Vascolare da 9 anni per la commissione ha meno competenze cliniche ed organizzative sulla Angiologia! Come dire che il cardiologo che usa l’ecocardiografia e dirige una struttura di Cardiologia che la usa è meno cardiologo di quello che non la usa.  Certamente, avrei potuto fare ricorso, per vedere annullata la graduatoria tra 5 anni…

Potrei continuare nell’ ”ho visto cose che voi umani” ma devo aggiungere che tutti coloro che ho citato sono degli ottimi manager e non lo dico per piaggeria, alcuni di loro non so neppure dove siano oggi, semplicemente sono degli ignoranti digitali, nel senso di coloro che ignorano, non sul piano informatico, usano tutti gli strumenti digitali ma non hanno capacità di Leadership Digitale. Non sanno leggere il cambiamento in atto, non sanno come fare per gestirlo o cavalcarlo, al massimo si fidano di consulenti esterni o di aziende esterne fornitrici di tecnologia e, peggio di tutto, non se ne rendono conto.

Non si amministra il cambiamento di una azienda da oltre un miliardo di euro di fatturato annuo con i consulenti, non si guida il cambiamento digitale nel SSN che tutti invocano come strumento indispensabile per fare fronte alle nuove sfide del sistema senza Leadership digitale. Tutti sono ottimi manager, devono essere formati perché possano guidare il cambiamento digitale necessario e assieme a loro deve essere formato il “middle management” i capi dipartimento, i direttori di unità operative, i direttori di distretto, i coordinatori infermieristici. Stavolta però cominciare dal basso è inutile, la direzione strategica aziendale (Direttore Generale, Direttore Sanitario e Direttore Amministrativo) ha un grande potere di indirizzo, da lì bisogna iniziare il cambiamento: le linee di indirizzo per le attività e le esperienze internazionali ci sono, ci sono persino i finanziamenti da quando la Telemedicina è valutata in sede di verifica LEA.  In un prossimo futuro sul tema “ho visto cose che voi umani…”   si potrebbe parlare di quello che ho visto  sulla Telemedicina declinata al regionalese, la tele-refertazione scambiata con la telemedicina (la tele-*refertazione nelle linee di indirizzo sulla telemedicina non è neppure citata) , la tele-assistenza confusa con il tele-monitoraggio (la prima è un atto sociosanitario, il secondo è un atto medico) televisita e teleconsulti ignorati e rimborsabilità proposta non per gli atti sanitari ma solo per atti tecnologici. La leadership digitale degli assessorati purtroppo è troppo spesso è inferiore a quella delle direzioni strategiche.

Competenze, da formare attraverso il sistema delle università Italiane, con gli strumenti dei Master Universitari di secondo livello, anche in modalità “formazione a distanza”, FAD, perché un top manager non ha molto tempo libero. Questo avviene negli Stati Uniti ed in altri paesi del mondo, mi sono trovato a fare lezione agli “studenti” di prestigiose università americane, che vengono anche da noi ad imparare. Perché avviene da loro e non da noi? Perché nonostante il tema sia centrale, da noi la formazione in questo settore non è abilitante, non serve a nulla, è semplicemente un pezzo di carta in più tra le decine che ha il top manager. Già, anche io ho un master universitario di II livello in eHealth, ma nel mio concorso non è servito a nulla, in fondo perché pensare di innovare la medicina vascolare? Evidentemente non serve… In compenso la SAIPEM , ad esempio, ha formato TUTTI i propri medici sulla Digital Health in Oil and Gas Medicine, in Italia, non in USA

Cara Ministra Grillo, oggi serve una formazione universitaria ABILITANTE per fare il Direttore di una azienda sanitaria, un “pezzo di carta”, con l’ECM non ci si fa molto e la formazione abilitante per i top Manager del SSN potrebbe essere uno dei cavalli di Troia del cambiamento. Anche se va male avremo promosso la cultura dell’innovazione digitale in sanità e magari al prossimo concorso, al prossimo cambio di direzione strategica un medico, un infermiere, un tecnico di laboratorio o di radiologia si vedranno riconosciute le fatiche fatte per fare un SSN migliore ed magari un premio dell’osservatorio del Politecnico di Milano, che oggi chiama gli innovatori digitali in sanità “eroi”, perché oggi questo è quello che vuol dire essere innovatori nel SSN

Articolo a cura del prof. Sergio Pillon, medico, specialista in Angiologia, master universitario di II livello in eHealth. Direttore Medico del C.I.R.M,. Ha diretto per 10 anni l’Unita Operativa Dipartimentale di Telemedicina dell’ospedale San Camillo di Roma. Coautore delle linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina. Scientific Advisor del progetto Lineamientos para el desarrollo de la telemedicina y telesalud en Chile

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