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Salute, il Servizio sanitario britannico pronto ad usare l’AI con i pazienti

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La Gran Bretagna al lavoro per l’AI sanitaria che aiuterà tutti a prenotare visite ed esami, ma anche a capire quando andare dal dottore o al pronto soccorso, o quando rivolgersi semplicemente al farmacista. Timori per la sicurezza dei pazienti e dei dati.

Prima di andare dal dottore si passerà dall’AI in Gran Bretagna

È il sogno di tanti. Trovare il più rapidamente possibile una soluzione ad un problema di salute, prenotare una visita al volo o anche solo curarsi da soli. Magari non è proprio così che andrà, ma in Gran Bretagna si è fatto un deciso passo in avanti per fare in modo che il cittadino, che ha un problema di salute magari non troppo serio, prima di andare dal dottore, possa tranquillamente trovare una prima risposta utile grazie all’intelligenza artificiale (AI).

Il Servizio sanitario nazionale britannico (Nhs) ha infatti annunciato che presto sarà pronto un nuovo software basato su intelligenza artificiale per individuare, assieme al paziente, il percorso medico-ambulatoriale più idoneo alle sue necessità.

L’AI presenterà all’utente una serie di domande per avere un quadro generale completo di sintomi e possibili patologie. Le risposte saranno utili a capire se il paziente ha bisogno effettivamente di essere visitato da un medico, se è invece il caso di andare subito al pronto soccorso, se e a quale farmacia indirizzarlo o se basta una cura “fai da te”.

L’app sarà pronta per tutti nell’aprile del 2028. Massima attenzione a inclusione e sicurezza

Uno strumento di triage automatizzato che secondo l’Nhs sarà implementato nei prossimi 12 mesi con l’obiettivo di raggiungere più di 200.000 cittadini. L’app sarà infine accessibile a tutti dall’aprile 2028.

Oltre a consigliare il paziente sui primi passi da compiere per affrontare un qualsiasi problema di salute, il software sarà utile anche a svolgere operazioni online di prenotazione visite ed esami. Anche in Inghilterra il problema delle lunghe attese è particolarmente sentito dalla popolazione.

Le proiezioni dell’Office for National Statistics indicano che entro metà 2034 la popolazione del Regno Unito potrebbe arrivare a 71,0 milioni, con i pensionati in aumento del 15% fino a 14,2 milioni, mentre i minori di 16 anni dovrebbero diminuire del 13%. Questo suggerisce una pressione crescente su sanità, assistenza e sistema pensionistico.

La Gran Bretagna corre quindi ai ripari affidandosi alla tecnologia e in particolare all’AI e alle software technologies. Siamo sicuri, però, che questa sia la strada più efficace per affrontare gli inevitabili problemi dell’invecchiamento della popolazione e di un servizio sanitario nazionale progressivamente nel tempo vede diminuire personale e finanziamenti?

In linea di massima, l’annuncio del nuovo software AI dell’Nhs è stato accolto con favore dalle strutture medico-sanitarie del Paese, anche con sorpresa e curiosità, ma in molti hanno subito avvertito: attenzione a ad accompagnare l’introduzione di questa applicazione con politiche che favoriscano inclusione, attenzione alla sicurezza dei pazienti, protezione dei dati personali e maggiore alfabetizzazione e cultura digitale.

In tanti cercano l’AI per avere informazioni su salute e farmaci e l’errore è sempre in agguato

Stiamo parlando di persone spesso anziane e/o vulnerabili, che potrebbero quindi subire più di altri decisioni sbagliate o fraintendimenti. Ma è anche vero che, comunque, i cittadini hanno già iniziato prima solo su internet, poi interrogando l’AI, a cercare soluzioni di sanità fai da te.

Sempre più persone si rivolgono ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale per ottenere consigli sulla salute, invece di contattare il medico di medicina generale o altri servizi del Servizio sanitario nazionale britannico (NHS). Secondo l’indagine condotta da King’s Health Partners, Responsible AI UK e dal Policy Institute del King’s College di Londra, una persona su sei (16%) sceglie l’IA come primo punto di riferimento per questioni legate alla salute, mentre una su dieci (10%) dichiara di aver utilizzato questi strumenti per ricevere supporto psicologico o per il proprio benessere mentale, preferendoli al confronto con un professionista qualificato.

I dati, tuttavia, sollevano interrogativi sui rischi di questa tendenza. Un quinto degli intervistati (20%) riferisce che il chatbot consultato non li ha invitati a rivolgersi a un medico o a un altro professionista sanitario. Inoltre, il 21% afferma di aver rinunciato a chiedere un parere medico proprio sulla base delle risposte ricevute dall’intelligenza artificiale.

Un fenomeno che suscita particolare preoccupazione alla luce di recenti studi, secondo i quali i chatbot basati sull’IA possono formulare diagnosi errate fino all’80% dei casi clinici valutati nella fase iniziale.

In Italia, ad esempio, il 36% delle persone ha già utilizzato chatbot basati su AI per cercare informazioni su salute, farmaci o terapie, una quota più che triplicata in un anno.

Tra i pazienti affetti da patologie croniche la percentuale sale al 38%, con uno scopo prevalente: l’autodiagnosi, in quasi metà dei casi, oppure l’interpretazione dei risultati degli esami di laboratorio.

I primi test già danno risultati positivi nel ridurre le code telefoniche, ecco le strutture che useranno per prime l’AI

Sicuramente la tecnologia sarà utile nell’ottimizzazione dei tempi di attesa e nello sfoltimento delle code presso le strutture sanitarie. Le prime conferme arrivano dalla sperimentazione presso la Wealden Ridge Medical Partnership nel Sussex, che ha rilevato una riduzione del 29% delle code telefoniche per prenotare un appuntamento per visite ed esami.

L’AI sarà anche utilizzata per trascrivere le chiacchierate tra medici e personale sanitario con i pazienti e fornire riepiloghi clinici in tempo reale. Si inizierà subito in quattro strutture Nhs situate a Londra e dintorni, il St George’s, Epsom and St Helier, Croydon e Kingston and Richmond, seguite dall’Alder Hey Children’s Nh Foundation Trust di Liverpool e dal Manchester University Nhs Foundation Trust.

L’AI sarà in grado fin da subito di ‘capire’ le esigenze di persone spesso anziane, con problemi di salute di varia natura, spesso solo impaurite o solo bisognose di un aiuto psicologico nel superare un brutto momento? Come proteggere i pazienti da decisioni sbagliate o solo parzialmente esatte? In entrambi i casi qualcuno potrebbe subire dei danni irreparabili alla propria salute.

Basta anche suggerire un rimedio ‘fai da te’ invece che essere subito instradati verso il medico.

Murray: “L’AI non sostituirà il medico

Il ministro della Salute brtannico, James Murray, si è affrettato a spiegare che l’introduzione del nuovo sistema non significa che un’AI deciderà in ultima analisi se i pazienti verranno visitati da un medico oppure no.

Come riportato dalla BBC, secondo la responsabile infermieristica del Royal College of Nursing, la Professoressa Lynn Woolsey, l’implementazione potrebbe rappresentare “un passo importante nell’aggiornamento tecnologico del Servizio Sanitario Nazionale” e per “alleggerire il carico amministrativo per il personale infermieristico”.

Pritesh Mistry, ricercatore presso il think tank King’s Fund, ha affermato che l’introduzione di questo nuovo servizio “potrebbe contribuire a dare un forte impulso ai miglioramenti nel modo in cui il Servizio Sanitario Nazionale utilizza la tecnologia moderna per fornire una migliore assistenza ai pazienti”.

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