Dopo il 5G di Huawei e ZTE, TikTok, i droni, i chip e le apparecchiature di rete, Washington apre un nuovo fronte tecnologico contro Pechino. Nel mirino finiscono ora i robot umanoidi e quadrupedi e gli inverter connessi, considerati potenziali minacce per la cybersecurity e le infrastrutture critiche statunitensi.
L’amministrazione Trump ha vietato l’ingresso sul mercato statunitense di nuovi modelli cinesi di robot umanoidi e quadrupedi, estendendo le restrizioni anche agli inverter connessi utilizzati nelle reti elettriche, negli impianti alimentati da fonti rinnovabili e nei data center.
Le misure, annunciate dalla Federal Communications Commission e anticipate da Reuters, mostrano come il confronto tecnologico tra Washington e Pechino si stia spostando verso due settori destinati a crescere rapidamente: la robotica alimentata dall’AI e le infrastrutture energetiche necessarie a sostenere l’espansione dei data center.
“Questi dispositivi potrebbero creare vulnerabilità nella catena di approvvigionamento, capaci di compromettere la sicurezza economica e nazionale degli Stati Uniti, oltre a rappresentare un rischio informatico per le infrastrutture critiche americane”, ha dichiarato la FCC.
Il presidente dell’Autorità, Brendan Carr, ha aggiunto che la Commissione continuerà a intervenire per mettere in sicurezza le supply chain strategiche del Paese.
Le restrizioni sui nuovi modelli
I divieti sono entrati in vigore con la pubblicazione dei provvedimenti e riguardano esclusivamente i modelli di robot e inverter non ancora immessi sul mercato statunitense. La FCC dispone tuttavia anche del potere di revocare le autorizzazioni già concesse per la vendita di dispositivi precedentemente approvati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Autorità dovrebbe esentare dalle restrizioni numerosi fornitori non cinesi, come già avvenuto con i recenti divieti relativi a droni e router stranieri.
L’obiettivo è evitare che il mercato statunitense diventi eccessivamente dipendente da componenti e sistemi controllabili da aziende sottoposte all’influenza di Pechino.
Washington teme infatti che possa ripetersi quanto avvenuto con le terre rare, settore nel quale la posizione dominante della Cina ha consentito al governo di Pechino di utilizzare le esportazioni come strumento di pressione politica e commerciale.
FCC: “I robot raccolgono dati che potrebbero essere sfruttati da attori ostili per sorvegliare i cittadini americani”
Il divieto potrebbe colpire in particolare Unitree, uno dei principali produttori mondiali di robot umanoidi, con una quota prossima al 20% del mercato globale secondo Counterpoint Research.
L’azienda, tra le tre società cinesi che dominano il settore emergente della robotica umanoide, è stata recentemente inserita dal Pentagono nell’elenco delle imprese accusate di avere legami con l’apparato militare cinese.
Unitree ha inoltre avviato una collaborazione con Nvidia per utilizzare i chip Blackwell come base computazionale dei propri robot. Nvidia ha precisato che i dati raccolti dai dispositivi resteranno negli Stati Uniti e che tra i principali clienti di Unitree figurano università e istituti di ricerca americani.
Le autorità statunitensi temono però che robot dotati di sensori, telecamere e sistemi AI possano raccogliere informazioni sulle industrie strategiche, trasmetterle a Pechino o essere utilizzati per interferire con attività e funzioni critiche.
Secondo la FCC, questi dispositivi raccolgono dati che potrebbero essere sfruttati da attori ostili per sorvegliare i cittadini americani, rafforzare le capacità dei servizi di intelligence stranieri o assumere da remoto il controllo dei robot. Il deputato repubblicano John Moolenaar, presidente della commissione speciale della Camera sulla Cina, ha dichiarato che la decisione “protegge il Paese e rafforza l’industria robotica nazionale”.
Non solo robot ma anche gli inverter
Le restrizioni riguardano anche gli inverter connessi, componenti fondamentali per il funzionamento degli impianti fotovoltaici, delle batterie, delle reti elettriche e dei data center. La crescita dell’AI richiede infatti la costruzione di un numero crescente di infrastrutture ad alta intensità energetica, il cui funzionamento dipende anche dall’affidabilità e dalla sicurezza dei sistemi di conversione e gestione dell’elettricità.
La Cina è il maggiore produttore mondiale di inverter, con aziende come Sungrow Power Supply e Huawei. Pechino ha ampliato la propria presenza anche nei mercati occidentali attraverso una politica di riduzione dei prezzi.
L’ambasciata cinese a Washington ha chiesto agli Stati Uniti di ascoltare le posizioni delle imprese dei due Paesi e di interrompere quella che ha definito una campagna di accuse e minacce di sanzioni contro le società cinesi.
Pechino ha inoltre avvertito, spiega Reuters, che adotterà “tutte le misure necessarie” in risposta ad azioni capaci di provocare un danno concreto ai propri interessi.
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