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Robot protagonisti dei Giochi olimpici, ma in Italia Salvini li vuole tassare

“L’innovazione non può essere lasciata libera a sé stessa ma va governata attraverso la regolamentazione e una tassa sui robot”. Nel frattempo in Corea del Sud va in scena il futuro tecnologico e delle smart cities.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Dall’industria automobilistica all’elettronica di consumo, dal manifatturiero alla medicina, dall’agroalimentare alla Difesa, dalla logistica alla sicurezza, sono tanti gli utilizzi dei robot nel nostro mondo, nell’economia come nei servizi, per un mercato globale che Research and Markets stima per il 2024 attorno ai 130 miliardi di dollari.

 

Anche in occasione dei XXIII Giochi olimpici invernali in Corea del Sud, che si svolgeranno a Pyeongchang dal 9 al 25 febbraio, oltre alla “guerra fredda” tra Corea del Nord e Stati Uniti, a conquistare l’attenzione dei media è l’enorme apparato tecnologico messo sul tavolo dagli organizzatori.

 

All’aeroporto si può chiedere aiuto ai robot assistenti di terra, si leggeva ieri sul Corriere.it, mentre in cielo svolazzano droni a caccia di oggetti volanti non identificati, in ogni angolo della città si è sorvegliati da un sistema avanzato di video controllo e spazzini automatizzati mantengono pulite le strade e le piazze (assomigliano a bidoni aspiratutto in grado di muoversi autonomamente anche tra la folla).

 

Parallelamente ai giochi olimpici veri c’è una grande offerta di gaming per la realtà virtuale ed aumentata che consentono nei locali pubblici e a casa (o in albergo) di improvvisarsi atleti virtuali e sfidare i campioni olimpici nelle diverse discipline.

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Insomma, probabilmente questi giochi olimpici saranno ricordati come i più tecnologici di sempre e in fondo la Corea del Sud ha utilizzato questa manifestazione seguitissima in tutto il mondo come vetrina in cui mostrare il livello di innovazione tecnologica raggiunto, l’efficienza delle sue smart cities potenziate dal 5G mobile e la grande offerta di connettività.

 

Da noi, invece, di robot se ne vedono pochi in giro, ma Matteo Salvini, il leader della Lega, li ha voluti comunque tirare in ballo nella sfida elettorale per il 4 marzo, chiedendo a gran voce una tassa su di loro.

Una tassa sulle macchine, sui robot, per difendere i settori strategici e per tutelare i lavoratori: “L’Italia è all’avanguardia per i brevetti, ma il futuro va accompagnato, la globalizzazione lasciata libera diventa anarchia“, ha dichiarato a Radio 24.

Se ci sono tre milioni di posti di lavoro a rischio, il lavoro va regolamentato, il robot deve essere un aiuto e non la sostituzione al lavoro“.

 

Il dato dei milioni di posti a rischio è stato estrapolato dallo studio del Club Ambrosetti dell’anno passato, all’interno del quale però si diceva anche che proprio grazie all’innovazione tecnologica per ogni nuovo posto in un settore avanzato (ad esempio alta tecnologia, scienze della vita, ricerca di base) se ne creano altri 2,1 nell’indotto: quarantamila posti l’anno nei settori chiave sono tre milioni di occupati in 15 anni.

 

Il ragionamento del leader del Carroccio è probabilmente maturato a seguito della visita fatta mercoledì scorso allo stabilimento Amazon di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza: “l’innovazione non può essere lasciata libera a sé stessa ma va governata attraverso la regolamentazione e una tassa sui robot può essere uno strumento utile per recuperare risorse da destinare al sostegno di chi sarà inevitabilmente espulso dal mercato del lavoro”.

 

Un’idea rivoluzionaria questa di Salvini? Non tanto, sono numerosi i personaggi politici e gli imprenditori che nel tempo hanno proposto qualcosa di simile. Un annetto fa anche Bill Gates ha detto la sua sulla questione, sollevando molte critiche: “Oggi se un essere umano guadagna 50 mila dollari all’anno, lavorando in una fabbrica, deve pagare le imposte. Se un robot svolge gli stessi compiti, dovrebbe essere tassato allo stesso livello”.

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