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Robot umanoidi, l’Europa prova a sfidare Cina e Usa: obiettivo 33% del mercato globale e un “Cern della robotica”

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Al Parlamento europeo euROBIN e DLR mostrano 15 sistemi robotici e chiedono un piano industriale per la Physical AI. Tra le proposte un AI-based Robotics Act, la nascita di 5-10 grandi produttori europei e un istituto comune sul modello del Cern. Siciliano: “L’Europa deve trasformare la ricerca in una vera industria”.

Al Parlamento europeo quattro robot hanno collaborato per sparecchiare una tavola, un’attività apparentemente semplice che richiede invece capacità avanzate di percezione, manipolazione e coordinamento. Tra i “camerieri” c’era anche Rollin’ Justin, l’umanoide sviluppato dal DLR, il Centro aerospaziale tedesco.

La dimostrazione è stata organizzata da euROBIN, European Excellence Network on AI-based Robotics, insieme al DLR, con un obiettivo che va molto oltre l’esibizione tecnologica: convincere Bruxelles a costruire una vera strategia industriale europea per la robotica basata sull’AI.

L’obiettivo: il 33% del mercato mondiale entro il 2035

La proposta è trasformare nell’arco di 10-15 anni la robotica europea in un settore industriale comparabile per dimensioni e rilevanza all’attuale automotive. Tra gli obiettivi indicati c’è quello di conquistare entro il 2035 una quota del 33% del mercato globale della robotica general-purpose basata sull’AI e far nascere tra cinque e dieci grandi produttori europei, accompagnati da un ecosistema di PMI e startup.

La robotica dovrebbe inoltre contribuire a rispondere al problema demografico europeo, compensando fino alla metà della riduzione prevista della forza lavoro nel prossimo decennio. Per arrivarci, i ricercatori chiedono anche un AI-based Robotics Act, ispirato al Chips Act e coordinato con iniziative europee come l’AI Continent Action Plan e la Apply AI Strategy.

Un “Cern della robotica” per l’Europa

Tra le proposte più ambiziose c’è la creazione di una grande struttura europea dedicata alla robotica, una sorta di European Robotics Institute costruito sul modello del Cern.

L’idea è concentrare infrastrutture, competenze e risorse che oggi rimangono frammentate tra università, centri di ricerca e imprese dei diversi Paesi. “L’Europa sa fare robotica e lo stiamo dimostrando qui in modo impressionante. Ora dobbiamo garantire che la ricerca all’avanguardia del nostro continente produca anche dei market leader europei”, ha dichiarato l’eurodeputato Axel Voss, promotore della dimostrazione.

La stessa posizione è sostenuta da Alin Albu-Schäffer, direttore dell’Istituto di Robotica e meccatronica del DLR e coordinatore di euROBIN: l’Europa ha impiegato decenni a costruire competenze scientifiche di alto livello, ma ora deve riuscire a trasformarle in industria.

Siciliano: Europa stretta tra investimenti Usa e velocità cinese

Tra le realtà italiane presenti figuravano Oversonic, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e il Prisma Lab guidato dal professor Bruno Siciliano.

Secondo Siciliano, dal confronto al Parlamento europeo è emersa la volontà di rafforzare significativamente gli investimenti nella Physical AI e nella robotica anche nel prossimo programma Horizon Europe 2028-2034. L’obiettivo è costruire “una vera industria europea del settore, capace di competere a livello internazionale” ed evitare che tecnologie e competenze sviluppate in Europa vengano successivamente acquistate da grandi gruppi extraeuropei.

Il problema principale resta però la velocità. I tempi europei per trasformare la ricerca in iniziative industriali “non sono ancora comparabili con quelli di Stati Uniti e Cina”, ha spiegato Siciliano. È quello che definisce un “effetto sandwich”: da una parte gli enormi investimenti americani, dall’altra la capacità cinese di sviluppare e produrre rapidamente tecnologie a costi competitivi.

La carta europea: robot meno spettacolari, ma più utili

Secondo Siciliano, l’Europa conserva tuttavia un vantaggio competitivo: la capacità di integrare tecnologie differenti e di partire dai problemi reali degli utilizzatori. Le dimostrazioni viste a Bruxelles possono apparire meno impressionanti rispetto ai robot che corrono o eseguono acrobazie, ma riguardano capacità decisive per portare le macchine fuori dai laboratori.

Manipolare oggetti, percepire l’ambiente, gestire il contatto fisico, collaborare con le persone e svolgere operazioni a distanza sono tutte funzioni indispensabili per utilizzare i robot nelle fabbriche, negli ospedali, nelle abitazioni e negli altri ambienti costruiti dall’uomo.

È su questo terreno che l’Europa vuole provare a costruire una propria posizione nella competizione globale sulla Physical AI: trasformare l’eccellenza scientifica in prodotti, aziende e capacità industriale prima che il vantaggio accumulato nella ricerca venga definitivamente superato dalla velocità di Stati Uniti e Cina.

Urso: “La sfida è realizzare robot umanoidi in Italia e in Europa“

Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “l’Italia deve realizzare robot umanoidi come fanno in Cina in modo da inserirli nel nostro sistema produttivo e anche in Europa secondo le nostre concezioni del lavoro: questa è la vera grande sfida”, ha detto all’evento “La Piazza” in corso a Ceglie Messapica in Puglia lo scorso 28 agosto.

“E questa sfida è possibile vincerla perché l’Italia oggi ha una legge nazionale sull’intelligenza artificiale – primi in Europa – in sintonia con il regolamento europeo e si e’ candidata ad ospitare una delle tre grandi gigafactory europee sull’intelligenza artificiale e ho fiducia di ottenere la candidatura”, ha aggiunto Urso.

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