Climate change

Robot, IoT e clima, nasce il polo universitario federato italiano per l’innovazione

Le tre Scuole universitarie federate lavoreranno assieme per comprendere variazioni del clima e sue ricadute sociali, ambientali ed economiche, a partire da gestione del rischio, scienza dei dati, sensoristica, telecomunicazioni e robotica.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |
Cambiamento climatico

Una delle sfide a cui nessuno può sottrarsi è riuscire a competere a livello internazionale nel proprio settore di competenza. Non fa eccezione neanche la conoscenza, la ricerca, la creatività e la cultura in generale e il 1° marzo 2018 la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna sempre di Pisa e l’Istituto Universitario di Studi Superiori (Iuss) di Pavia hanno dato vita ad una federazione universitaria con lo scopo di lanciare progetti comuni nell’ambito della ricerca e della formazione.

 

I tre atenei daranno vita a un Dipartimento per lo studio dei cambiamenti climatici, mettendo a disposizione ricercatori, conoscenze e tecnologie. Un centro di massima rilevanza nel panorama universitario italiano, che si occuperà del tema centrale dei cambiamenti climatici, così rilevante nella nostra società e nell’economia, mettendo in gioco le competenze di ogni singola Scuola per quanto riguarda non solo la climatologia, ma anche gli aspetti matematici, fisico-chimici, nonché l’impatto sull’agricoltura, le ricadute economiche, la gestione del rischio, la scienza dei dati, la sensoristica, le telecomunicazioni e la robotica.

 

Sul tema del clima potremo utilizzare in sinergia gli strumenti tecnologici e informatici legati all’elaborazione di grandi masse di dati, su cui i tre atenei investono da anni. In questo contesto la Normale si occuperà più specificatamente dell’interazione tra clima ed agenti inquinanti, con le problematiche di ambito chimico, fisico, biologico, matematico”, ha dichiarato Vincenzo Barone, Direttore della Normale.

 

Il progetto di istituzione e di un centro internazionale sul clima è di grande importanza. Ad esso il Sant’Anna contribuisce non solo aprendo al settore della climatologia con la chiamata di un professore, ma anche fornendo un ampio ventaglio di competenze interdisciplinari che spaziano dalle scienze agrarie all’ingegneria, senza ignorare il forte impatto che il clima ha sulla salute, sull’economia, sulla necessita di nuove norme giuridiche”, ha invece commentato il rettore della Scuola Sant’Anna, Pierdomenico Perata.

 

La federazione, inoltre darà vita ad un’altra iniziativa di studio, ricerca e formazione, con la nascita del Neuro-X Center: “Finalizzato all’interazione tra neuroscienze cognitive e neurotecnologie – ha annunciato Michele Di Francesco, rettore dello IUSS di Pavia – un progetto ambizioso con grandi potenzialità scientifiche e cliniche. Al centro sul clima lo IUSS contribuirà con le sue competenze sulla gestione del rischi: lo IUSS è infatti all’avanguardia nella ingegneria sismica e di gestione dei rischi e delle emergenze”.

 

L’intero corpo di iniziative prese dalle Scuole federate è stato presentato nel corso della giornata “Tre Scuole un solo futuro”, che si è svolto nella giornata del 1° marzo a Pisa, alla Normale, alla presenza della Ministra dell’istruzione, Valeria Fedeli. Durante l’evento sono stati illustrati i progetti della federazione, come pure i cinque Dipartimenti di Eccellenza che Normale, Sant’Anna e Iuss hanno visto riconosciuti recentemente proprio dal Ministero.

 

Secondo un recente studio internazionale, condotto da DNV GL e GFK Eurisko, su aziende e percezione dei cambiamenti climatici, in molti hanno già evidenza degli impatti dei cambiamenti climatici in corso sulle proprie operazioni e riconoscono che il rischio di conseguenze imminenti e negative è davvero concreto e molto alto.

 

Il problema è che nonostante questa presa di coscienza mancano le risposte adeguate: solo una minoranza delle organizzazioni intervistate ha affermato di aver preso delle misure in chiave di maggiore resilienza.

 

Tre i rischi maggiori evidenziati dai 1200 professionisti intervistati dallo studio: aumenti di temperatura/ondate di calore (55%), tempeste (44%) e alle alluvioni (38%). Le preoccupazioni variano in base alla collocazione geografica. Ad esempio, in America Centrale e Meridionale e in Europa, 6 aziende su 10 indicano l’aumento delle temperature e le ondate di calore come rischio predominante, mentre 6 su 10 in Nord America vedono nelle tempeste la minaccia principale.

 

Un’azienda su quattro ha già verificato che almeno un’area della propria catena del valore ha già subito ricadute negative legate ai cambiamenti climatici. Il problema è che solo il 25% delle organizzazioni ha adottato misure di adattamento e resilienza.

I dati migliorano se si prendono in considerazione le aziende di medie e grandi dimensioni, che nel 40% dei casi hanno già implementato le proprie risposte al nuovo assetto climatico terrestre.

 

 

 

 

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