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Roaming: è scontro sul ‘fair use’. Juncker vuole un nuovo testo

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Non sembra esserci, in seno alla Commissione europea,  troppa uniformità di vedute sulle proposte relative al cosiddetto ‘fair use’ del roaming. Se, infatti, il vicepresidente della Commissione per il Digital Single Market, Andrus Ansip, e il Commissario per la the Digital Economy and Society, Günther Oettinger, hanno difeso le proposte della Commissione, il Presidente Juncker ha chiesto formalmente il ritiro della bozza e ha chiesto ai servizi di Bruxelles di lavorare a una nuova versione del testo.

Una decisione, quella di Juncker, maturata alla luce delle prime reazioni alle misure presentate dalla Commissione in vista della prossima abolizione dei sovrapprezzi applicati dagli operatori per usare il cellulare all’estero.

Un nuovo testo, che come quello appena ritirato dovrà poi passare al vaglio degli Stati membri e del BEREC, “sarà presentato subito”, informa la Commissione, e dovrà essere adottato entro il 15 dicembre.

Quanto alla bozza presentata lunedì, a suscitare le polemiche è stato quello che stato percepito come un vero e proprio passo indietro della Commissione sull’abolizione ‘totale’ del roaming. Mentre, infatti, tutti attendevano un testo che avrebbe abolito definitivamente il roaming a partire dal 15 dicembre, le proposte della Commissione prevedono invece che l’eliminazione dei sovrapprezzi sia limitata a un totale di 90 giorni. I 90 giorni di ‘bonus’, inoltre, non potranno essere sfruttati consecutivamente, ma solo per 30 giorni alla volta (almeno una volta al mese, in sostanza, la SIM deve connettersi alla rete nazionale dell’utente).

Un compromesso necessario, hanno spiegato Ansip e Oettinger, per evitare abusi che rischierebbero di andare a discapito degli investimenti nelle reti e dei consumatori.

Se il roaming fosse abolito in via definitiva, infatti, gli utenti mobili potrebbero essere tentati di acquistare una Sim in un paese dove i prezzi sono particolarmente convenienti e usarla nel loro paese in via permanente.

Le misure sul ‘fair use’, ha informato stamani la Commissione, sono state tra l’altro elaborate “rispondendo a una esplicita richiesta del Parlamento europeo e del Consiglio e per evitare che i servizi di roaming siano usati per motivi diversi dai viaggi periodici”.

Secondo un recente rapporto Openet, l’abolizione del roaming costerà alle telco europee qualcosa come 4,8 miliardi di euro l’anno. Un deficit di risorse significativo in un momento in cui gli operatori stanno scontando anche le conseguenze della guerra delle tariffe che ha ridotto al lumicino i ricavi.

“L’abolizione per almeno 90 giorni l’anno  – hanno detto Ansip e Oettinger – va molto oltre il tempo medio che gli europei trascorrono in un paese diverso dal proprio” che è mediamente di 12 giorni l’anno. Tutela quindi il viaggiatore medio senza andare a impattare più del dovuto sulle già smagrite casse delle società telefoniche.

Ma non la pensa così, evidentemente, il Presidente Juncker che sembra avere piani più ambiziosi, nel rispetto – tra l’altro – di quanto promesso finora dalla Commissione.

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