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Roaming: c’è l’accordo sulle tariffe all’ingrosso. Sciolto il nodo del costo per MB

I rappresentanti degli Stati membri della Ue, riuniti nel Coreper, hanno infine raggiunto un compromesso sui nuovi massimali da applicare alle tariffe roaming all’ingrosso. Dal prossimo 15 giugno, quando cioè gli europei non pagheranno più sovrapprezzi per usare il cellulare fuori dal loro paese, gli operatori potranno addebitarsi l’un l’altro non più di 1 centesimo di euro per ogni megabyte consumato dagli utenti (10 euro a Gigabyte). La Commissione aveva proposto un massimale di 0,85 centesimi per megabyte.

La tariffa, che dovrebbe attestarsi su una media di 0,73 centesimi per megabyte nei prossimi 5 anni, scenderà gradualmente a 0,5 centesimi per megabyte nel 2021, sulla base di un compromesso ratificato dalla maggior parte degli Stati membri.

L’accordo dovrà ora essere approvato dai ministri a dicembre e poi dal Parlamento europeo.

L’ultima riduzione delle tariffe roaming al dettaglio ha avuto effetto il 30 aprile 2016 in tutta l’Unione europea. Il passaggio successivo di questo processo è l’abolizione di tutti i sovrapprezzi, programmata per il 15 giugno 2017. Tuttavia, sono ancora diverse le questioni aperte prima di raggiungere questo obiettivo, in particolare rispetto allo stato dei mercati del roaming all’ingrosso.

Se infatti l’abolizione dei sovrapprezzi al dettaglio entro il limite ritenuto di corretto utilizzo (fair use) permetterebbe ai clienti di utilizzare il proprio telefono in tutta l’UE come se fossero nel proprio paese di origine, gli Stati membri devono trovare un accordo sui massimali adeguati per il roaming all’ingrosso affinché gli operatori mobili possano, tra le varie cose, recuperare i costi.

La riduzione dei prezzi del roaming all’ingrosso è dunque un passaggio essenziale per sostenere l’abolizione dei sovrapprezzi praticati ai consumatori quando viaggiano. Senza questo adeguamento delle tariffe, gli operatori potrebbero essere tentati di aumentare i prezzi praticati agli utenti sui mercati nazionali così da bilanciare la perdita dei ricavi del roaming.

Trovare la quadra bilanciando i vari conflitti di interessi tra i clienti dei mercati di origine, i clienti dei mercati ospitanti, gli operatori mobili, le autorità nazionali e le parti interessate non è stato affatto semplice. Particolarmente problematica è stata la spaccatura tra i grandi e i piccoli operatori e anche tra gli Stati membri, a seconda che essi abbiano maggiori volumi di traffico roaming in entrata o in uscita. Al centro del contendere, in particolare, le tariffe per la navigazione internet.

La proposta della presidenza slovacca ha consentito di giungere a un compromesso tra il suggerimento della Commissione – 0.85 centesimi per MB – la posizione dei paesi del nord Europa che volevano un prezzo più basso e quella dei paesi del sud, a maggiore vocazione turistica, che invece volevano una tariffa più alta temendo per la tenuta delle reti nei periodi di maggior flusso di vacanzieri.

E’ stata quindi approvata una proposta avanzata dalla Spagna che permetterà agli operatori di applicare una tariffa superiore alla soglia massima all’ingrosso in circostanze eccezionali, ossia nel caso in cui il sovrautilizzo della rete sia tale da non riuscire a coprire i costi. Lo scavalcamento dei massimali, che non potrà superare comunque la soglia di 0,85 centesimi per MB (8,5 euro per Gigabyte), dovrà essere approvato dall’Autorità di settore. In che modi e in che tempi non è dato sapere.

Meno problematico il percorso per l’accordo sulle tariffe per le chiamate in entrata e uscita e per gli sms, sempre meno usati in favore dei servizi internet.

La Commissione ha proposto 0,04 Euro/minuto per le chiamate effettuate e 0,01 Euro per SMS.

L’abolizione del roaming, da alcuni analisti considerata solo un’operazione ‘di facciata’ per fare credere che la Commissione stia facendo qualcosa a vantaggio dei cittadini, si sta rivelando cosa tutt’altro che semplice.

Dopo aver sbandierato l’abolizione senza se e senza ma dei sovrapprezzi, la Commissione – con un testo ritirato su ordine del presidente Juncker – aveva invece stabilisto che l’eliminazione dei sovrapprezzi fosse limitata a un totale di 90 giorni. Un ‘bonus’ che, inoltre, non poteva essere sfruttato consecutivamente, ma solo per 30 giorni alla volta.

Una soluzione di compromesso difesa da Ansip e dal Commissario Oerttinger, ma che aveva scontentato davvero tutti. Per superare l’impasse, a settembre la Commissione ha presentato un nuovo testo convenendo che non ci siano “limiti di tempo o volume imposto ai consumatori quando usano il loro dispositivo mobile all’estero nella Ue”.

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