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Guerra cognitiva. Rizzi (DIS): “Il libero arbitrio è l’infrastruttura critica più importante”

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L'intervento di  Vittorio Rizzi, Direttore Generale del DIS, nel discorso di apertura nell’ultima giornata della quinta edizione della Conferenza Internazionale “CyberSEC – Cybercrime e Cyberwar: Norme, Geopolitica e Cybersecurity per una Difesa Comune”, promossa e organizzata da Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, tenuta a Roma: "L’innovazione tecnologica è un motore del cambiamento, ma rappresenta al tempo stesso una straordinaria opportunità e un potenziale acceleratore delle minacce".

La centralità delle minacce multidominio e multidimensionali nella tutela della sovranità nazionale

Governare il cambiamento” è il titolo della relazione annuale del DIS presentata alla Camera. La tecnologia e l’innovazione tecnologica sono il fil rouge: “sono acceleratori della trasformazione in corso, ma anche di nuove minacce”. In un tempo che registra il maggior numero di conflitti dalla seconda guerra mondiale, 61, e in cui il 72% della popolazione vive in Paesi governati da autocrazie, era al 49% nel 2004, le minacce ibride devono avere da parte nostra la massima attenzione, ha dichiarato Vittorio Rizzi, Direttore Generale del DIS, nel discorso di apertura nell’ultima giornata della quinta edizione della Conferenza Internazionale “CyberSEC – Cybercrime e Cyberwar: Norme, Geopolitica e Cybersecurity per una Difesa Comune”, promossa e organizzata da Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, tenuta a Roma.

Oggi affrontiamo il tema della riforma degli organismi di intelligence ma, soprattutto, il tema della minaccia cyber e della minaccia tecnologica, in un convegno che significativamente si intitola Cybersecurity. Il nostro compito fondamentale è tutelare la sovranità del Paese e proteggere l’integrità degli interessi politici, economici e militari dell’Italia, difendendoli dalle minacce che possono comprometterne la sicurezza. Fino a qualche anno fa i domini che definivano la sovranità erano relativamente chiari: terra, mare e cielo. Oggi questo concetto si è ampliato enormemente. In ambito NATO, per esempio, è stato riconosciuto il dominio cyber, così come quello spaziale, oltre l’atmosfera. Ma esistono anche altri domini sempre più strategici”, ha affermato Rizzi.

Pensiamo, ad esempio, al dominio sottomarino, che rappresenta uno degli spazi più sensibili, soprattutto per un Paese come l’Italia, situato al centro del Mediterraneo e crocevia delle principali rotte globali. Oggi parliamo di minacce multidominio e multidimensionali. Spesso una minaccia che sembra manifestarsi in un solo dominio attraversa in realtà più dimensioni contemporaneamente.
Un esempio lo rende evidente
 – ha aggiunto il DG DIS – Qualche tempo fa si è verificata un’operazione di jamming su un satellite che svolgeva la funzione di backup dei dati di un gasdotto collocato a diverse centinaia di metri sotto il mare. In questo caso una minaccia proveniente dallo spazio extra-atmosferico si è tradotta in un rischio concreto per un’infrastruttura collocata nel dominio sottomarino, nel cosiddetto deep blue. Questo episodio restituisce in modo molto chiaro la natura multidimensionale delle minacce contemporanee”.

Vittorio Rizzi, Direttore Generale, DIS

L’innovazione tecnologica motore del cambiamento e acceleratore di nuove minacce

Parlando della Relazione annuale, Rizzi ha detto: “Non abbiamo scelto di limitarci a descrivere le singole minacce nel loro contesto storico, fotografandole nel 2025. Abbiamo invece adottato un’ottica prospettica, osservando le trasformazioni in atto attraverso la lente di quello che oggi è il principale motore del cambiamento: l’innovazione tecnologica. Un motore che rappresenta al tempo stesso una straordinaria opportunità e un potenziale acceleratore delle minacce. La nostra riflessione si colloca all’interno della trasformazione dell’ordine internazionale liberale e impone anche ai Paesi dell’area euro-atlantica una riflessione sulla propria postura strategica, soprattutto per quanto riguarda la tutela degli interessi nazionali, della prosperità economica e della sicurezza del commercio globale. Molti osservatori parlano di un nuovo equilibrio internazionale nel quale tornano con forza le logiche degli interessi nazionali. Le catene globali del valore, che durante la globalizzazione si erano espanse su scala mondiale, vengono oggi ripensate alla luce di nuove priorità: sicurezza, resilienza e autonomia strategica.
Un esempio concreto riguarda il settore farmaceutico. L’Italia possiede alcune tra le piccole e medie imprese più avanzate in Europa in questo ambito. Tuttavia circa il 75% dei principi attivi e dei loro derivati proviene dalla Cina. Questo significa che, per ragioni economiche, gran parte dell’Occidente ha progressivamente abbandonato la chimica di base necessaria alla produzione di questi componenti. Ciò che in passato appariva come una scelta efficiente dal punto di vista economico oggi diventa invece un elemento di vulnerabilità strategica. In questo scenario la tecnologia assume un ruolo centrale. E si lega direttamente anche alla riflessione sulla riforma dei servizi di intelligence
”.

Un’epoca di sovrabbondanza di dati e nasce un nuovo dominio strategico: il dominio cognitivo

Tradizionalmente la missione dell’intelligence è stata quella di cercare e raccogliere informazioni, ha proseguito Rizzi nel suo intervento, “Oggi, però, viviamo in una fase completamente diversa: non siamo più in un contesto di scarsità informativa, ma in un’epoca di sovrabbondanza di dati. Viviamo immersi in quella che molti definiscono una vera e propria infodemia. L’infosfera globale ha ormai raggiunto dimensioni enormi, stimata intorno ai 160 zettabyte di dati. In questo contesto il problema non è più trovare le informazioni, ma saperle selezionare, interpretare e comprendere. Il filosofo Luciano Floridi lo descrive con una formula efficace: siamo seduti su una montagna di informazioni. La sfida non è più cercare, ma distinguere il segnale dal rumore. Questo apre anche un nuovo dominio strategico: il dominio cognitivo, cioè lo spazio nel quale l’informazione, la percezione e la comunicazione influenzano le opinioni pubbliche e i processi decisionali.
L’innovazione tecnologica si manifesta in molti ambiti: nella cyber-minaccia, nei nuovi strumenti di intelligenza artificiale, nello sviluppo delle tecnologie quantistiche. Tutto questo impone una riflessione su come debba cambiare la postura dell’intelligence, ma anche quella delle forze di polizia e delle imprese
“.

Oggi, ha proseguito Rizzi, “circa il 33% delle imprese ha già integrato l’intelligenza artificiale nei propri processi. L’AI sta diventando uno dei principali motori del cambiamento economico e tecnologico. Allo stesso tempo, però, gran parte delle capacità di sviluppo dell’intelligenza artificiale è oggi concentrata nelle mani delle grandi Big Tech globali. Questo pone una questione cruciale: come garantire la sovranità tecnologica.
Non esiste sovranità tecnologica senza investimenti adeguati. Analizzare e interpretare centinaia di zettabyte di dati richiede infrastrutture avanzate e una straordinaria capacità computazionale. Significa disporre di macchine dotate di centinaia di GPU e di potenze di calcolo sufficienti per operare senza dipendere dalle piattaforme tecnologiche globali.
In questo contesto anche le forze dell’ordine sono chiamate a confrontarsi con una sfida nuova: proteggere il Paese dagli effetti dell’infodemia, che incide direttamente sul dominio cognitivo. Per questo motivo si sta delineando una nuova grammatica dell’intelligence, che deve affiancarsi a quella tradizionale
“.

I pilastri della nuova postura dell’intelligence

La nuova postura dell’intelligence si fonda su alcunipilastri chiave, ha spiegato Rizzi: “Il primo è dotarsi di capacità computazionali di altissimo livello. Entro agosto raggiungeremo circa 600 GPU, una capacità che consentirà di arrivare a circa 2000 teraflops per operatore di intelligence. Il secondo pilastro riguarda lo sviluppo di competenze altamente specializzate. Sono stati attivati percorsi di formazione dedicati, come il master a Torino particolarmente verticale sulle tecnologie emergenti e quello realizzato a Roma con la LUISS, dedicato alla formazione degli analisti geopolitici. Il terzo pilastro riguarda la ridefinizione del ruolo del DIS, che deve distinguersi dalle due agenzie operative – AISI e AISE – e assumere sempre più il ruolo di centro di gestione delle crisi sistemiche.

La (prossima) Strategia di sicurezza nazionale

Un altro passaggio fondamentale, esposto da Rizzi, è l’elaborazione di una Strategia di Sicurezza Nazionale: “L’Italia è oggi uno dei pochi Paesi occidentali a non disporre ancora di un documento strategico di questo tipo. L’Unione europea ci ha chiesto di dotarcene entro giugno e nelle prossime settimane proporremo al decisore politico un primo documento che delinei la postura del Paese nella tutela degli interessi nazionali.
In definitiva, i nostri servizi e la nostra missione devono adattarsi ai tempi che stiamo vivendo. Solo così potremo continuare a essere efficienti ed efficaci nel lavoro di intelligence.
Perché oggi, più che mai, l’intelligence rappresenta la prima linea di difesa dello Stato, soprattutto di fronte alle nuove minacce cyber e tecnologiche. Il libero arbitrio rimane l’infrastruttura mentale più potente di cui disponiamo
”.

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