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Riforma Rai, in Vigilanza prime audizioni sulla mission del servizio pubblico

La riforma Rai dovrà superare la prova del Senato. E mentre il M5S sale già sulle barricate e ‘aspetta il governo al varco’ e da Forza Italia Maurizio Gasparri si mette di traverso, la Commissione parlamentare di Vigilanza si mette in moto.

Il nodo è capire se la delega al governo sulla modifica del testo unico dei servizi audiovisivi e radiofonici (articolo 5) comprenda anche la “definizione dei compiti del servizio pubblico”, o se la definizione della futura mission della Rai sarà affidata al Parlamento.

In scadenza c’è del resto la convenzione Stato-Rai a maggio 2016.

Il presidente della Vigilanza, il pentastellato Roberto Fico, ha così deciso di promuovere una serie di audizioni, ben accolte dal resto della Commissione, per approfondire e delineare quello che dovrebbe essere il servizio pubblico.

Fico nei giorni scorsi ha anche consegnato al Sottosegretario del MiSE Antonello Giacomelli un memorandum con tutte le proposte sulla riforma Rai, promettendo una ‘battaglia durissima in Aula’ se non saranno approvati gli emendamenti del M5S o una parte consistente delle loro proposte.

In Vigilanza sono previste una serie di audizioni di approfondimento che dureranno, secondo quanto riporta Il Velino, fino a dicembre.

In lista una quarantina di audizioni che coinvolgeranno tutti i player del settore. In agenda non solo broadcaster ma anche fornitori di contenuti, come le web company, che si stanno ritagliando uno spazio sempre più consistente sul mercato audiovisivo.

L’arrivo in autunno di Netflix conferma che anche l’Italia comincia a far parte di questo panorama, dominato a livello internazionale sempre più dagli Over-The-Top (Google, Apple, Facebook, Amazon…)

Dalla Rai all’Upa, passando per l’EBU e l’Auditel senza tralasciare i broadcaster privati come Mediaset, Sky, Discovery, gli operatori telefonici e gli OTT. In audizione verranno anche giornalisti, registi…insomma una lunga lista di rappresentanti interessanti che porteranno il loro contributo su ciò che dovrà essere la Rai di domani.

 

Enzo Cheli: ‘Non bisogna trasformare il servizio pubblico in un’agenzia governativa’

Ieri intanto il costituzionalista Enzo Cheli nel corso della sua audizione in Commissione di Vigilanza Rai ha sottolineato che il ddl di riforma della Rai suscita “forti dubbi” in materia di “investitura dei vertici aziendali“. “L’importante – ha indicato – è non trasformare il servizio pubblico in un’agenzia governativa. Questo è un po’ il punto di fondo”.

“Di fatto – ha aggiunto – 4 consiglieri su 7 ed anche l’ad, seppure quest’ultimo debba poi essere accettato dal Cda, vengono scelti dall’area della maggioranza e dell’esecutivo. Questo suscita molti dubbi sul terreno della costituzionalità, in particolare sulla compatibilità con la sentenza della Corte Costituzionale n. 226 del 1974″.

Cheli – che tra gli incarichi ricoperti in passato vanta anche, tra il 1976 e 1980 quello di consigliere di amministrazione della Rai, dal 1987 al 1995 quello giudice costituzionale, dal 1995 al 1996 quello di vice presidente della stessa Corte, dal 1998 al 2005 quello di presidente dell’Agcom e dal 2007 al 2010 è stato presidente del Consiglio Superiore delle Comunicazioni – ha osservato che, secondo la visione della Corte espressa in quella sentenza, “i vertici aziendali non devono essere nominati in modo da costituire espressione del potere esecutivo mentre tali poteri vengono riconosciuti al Parlamento in quanto espressione dell’intera comunità”.

“E d’altronde – ha detto Cheli- secondo la Consulta il servizio pubblico è pubblico perché è un servizio reso al pubblico non perché è in mano pubblica“. Per Cheli, se il principio espresso allora dalla Consulta è ritenuto ancora valido “bisogna arrivare ad un filtro tra i due livelli, quello politico-parlamentare e quello aziendale- o sul modello di un trust o sul modello di una fondazione. Comunque ad un soggetto indipendente, competente e qualificato”.

Quanto al capitolo del finanziamento, per Cheli “bisognerebbe alleggerire le risorse pubblicitarie rispetto alle risorse pubbliche, per andare gradualmente verso una progressiva abolizione della pubblicità nel tempo. E intervenire contemporaneamente sulla riscossione sui livelli intollerabili di evasione: si può pensare al modello spagnolo (con l’inserimento in bolletta) o tedesco (il collegamento all’abitazione) ma qualcosa bisognerà fare”.

Il costituzionalista reputa comunque difficile che una riforma di questo tipo, più completa, possa nascere “entro il mese d’agosto” ma giudica assolutamente plausibile una prorogatio degli attuali vertici, il cui mandato è scaduto a fine maggio, fino all’autunno.

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