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Riforma Class action, Dona (Unc): ‘Più tutela degli utenti e adesione anche dopo sentenza di accoglimento. Non vale per Pa’

Nella giornata di ieri il Senato ha approvato la riforma della Class action. La nuova legge sposta la disciplina dell’azione collettiva dal codice del consumo, dove si trovava fino a oggi, a quello di procedura civile, generando così uno strumento di portata più ampia.

Date le molte novità introdotte dalla nuova legge, facciamo chiarezza con l’aiuto di Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, prima associazione ad aver vinto una azione di classe sotto il regime della vecchia procedura introdotta nel 2010 nel Codice del Consumo (art. 140-bis).

Key4biz. Con la nuova riforma ‘l’azione di classe’ viene trasferita nel codice di procedura civile: cosa cambia per i consumatori?

Massimiliano Dona. Si tratta di un passo avanti importante verso una più effettiva tutela del consumatore, perché il vecchio strumento aveva evidenziato alcune gravi difficoltà operative. Sulla carta, invece, la nuova class action dovrebbe ridurre l’asimmetria dovuta al fatto che il consumatore, in caso di danno o disservizi di piccolo importo, rinuncia generalmente ad agire in giudizio perché diventa sconveniente intraprendere un’azione legale individuale. Com’è noto, invece, efficienti strumenti di tutela collettiva possono contribuire a ridurre gli elementi che giustificano questa riluttanza del consumatore. Speriamo che questo sia il caso della nuova class-action.

Key4biz. Quali sono le novità del testo appena approvato?

Massimiliano Dona. Come si diceva, uno degli aspetti più appariscenti riguarda il trasferimento dello strumento collettivo dal Codice del consumo (art. 140-bis) al Codice di procedura civile, introducendo, in quest’ultimo, 15 nuovi articoli (dall’art. 840-bis all’art. 840-sexiesdecies). Ma non ne sono affatto preoccupato. Anzi: si amplia l’ambito d’applicazione della class action, che sarà esperibile da coloro che avanzano pretese risarcitorie in relazione a lesioni di “diritti individuali omogenei”. Non si fa più cenno, nel testo, alla parola “consumatori” e questo (almeno nella lettura giornalistica di queste prime ore ha disorientato alcuni interpreti), ma a ben vedere la legge spiega che l’azione “può essere esperita nei confronti di imprese ovvero nei confronti di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità relativamente ad atti o comportamenti posti in essere nello svolgimento delle loro rispettive attività”. Da ciò è facile desumere che restiamo (principalmente) nell’ambito dei rapporti di consumo.

Key4biz. Chi potrà avviare una azione di classe?

Massimiliano Dona. L’azione potrà essere attivata da ciascun componente della classe, cioè dai singoli danneggiati, nonché dalle organizzazioni o associazioni senza scopo di lucro (come le associazioni di consumatori) che hanno come scopo statutario la tutela degli interessi pregiudicati. Queste dovranno essere iscritte in un elenco tenuto dal Ministero della Giustizia: varrà, quindi, anche per le associazioni di consumatori, nonostante siano già iscritte nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico. Un fatto questo che (a differenza di alcuni nostri colleghi) consideriamo positivo: considerata la responsabilità di avviare una azione nell’interesse di platee potenzialmente molto estese, è bene verificare che le organizzazioni promotrici ne siano effettivamente capaci e non soffrano di alcun conflitto di interesse.

Key4biz. Niente class-action contro la Pa, cosa ne pensa?

Massimiliano Dona. Come detto, la nuova class action potrà avere come controparte imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, ma in effetti non contro la Pubblica amministrazione. Questo può essere un limite della riforma, anche se non è facile stimare ad oggi l’ampiezza di questo campo d’azione della tutela di consumo. Non credo, insomma, che se ne sarebbero potute fare molte contro la Pubblica amministrazione, per la quale l’ordinamento mette in campo altri strumenti di tutela.

Key4biz. A quale Giudice ci si potrà rivolgere?

Massimiliano Dona. Il giudice competente è individuato nel “Tribunale delle imprese”, ed il foro competente sarà necessariamente quello della sede dell’impresa. La procedura è molto snella, entro il termine di trenta giorni dalla prima udienza il Tribunale valuterà (con ordinanza) l’ammissibilità della domanda, ma potrà sospendere questo giudizio preliminare se è già in corso un’istruttoria davanti a un’Autorità indipendente, (come Antitrust o Agcom) o un giudizio al Tar. In tal caso, inevitabilmente, si allungheranno di molto i tempi del procedimento.

Key4biz. Quale è secondo lei la novità più bella di questa riforma?

Massimiliano Dona. Non ho dubbi, l’aspetto più interessante è il potenziamento della fase di adesione dei singoli danneggiati che adesso si apre in due momenti: fin dall’inizio, cioè subito dopo l’ordinanza di ammissibilità e poi nuovamente, all’esito di una sentenza di accoglimento: il Tribunale fissa un termine perentorio entro il quale i soggetti interessati possono richiedere di aderire all’azione di classe, senza la necessità di rivolgersi ad un avvocato. Questa nuova dinamica di partecipazione è forse la novità più importante perché consente ai danneggiati di aderire all’azione anche dopo la sentenza di accoglimento: in tal modo sarà finalmente possibile una partecipazione più massiccia alle azioni di classe, che finora, anche se vittoriose, hanno registrato pochi aderenti, vista la normale riluttanza del consumatore e la sua sfiducia nel sistema giudiziario. Insomma, la speranza è che, d’ora in poi sarà più facile per le nostre Associazioni di “popolare” le classi di persone che, avendo subito un danno, intendano partecipare.

Key4biz. Come giudica le polemiche di queste: la class action rappresenta davvero un pericolo per le nostre imprese?

Massimiliano Dona. Onestamente non comprendo chi teme che la nuova class action possa penalizzare le piccole imprese o gli investimenti! Forse sul punto è bene sgombrare il campo dalle fake news: la class action non danneggia gli imprenditori e non penalizza le imprese, come alcuni vogliono far credere. Anzi, premia gli imprenditori onesti e lungimiranti, che sono poi la stragrande maggioranza, scoraggiando i comportamenti scorretti che accrescono la sfiducia dei consumatori dal mercato e penalizzano gli investimenti perché nessuna impresa straniera amerebbe entrare in un far-west dove governano le imprese che giocano con pubblicità ingannevoli, pratiche commerciali scorrette, aggressive, attivazioni di servizi non richiesti, etc. E quello che vogliamo?

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