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Riciclo, 280 miliardi di tonnellate di rifiuti minerari buoni per l’elettronica di consumo e le gigafactoty

transizione green

La startup americana che cerca “ricchezza” nei rifiuti minerari

Ferro, nichel, rame, argento, bauxite e altri elementi delle terre rare non si possono solamente “estrarre” dai siti minerari in cui giacciono, ma anche “recuperare” da ciò che già è stato tirato fuori dal terreno, gli scarti prodotti dalle attività di miniera.

Secondo quanto dichiarato a fastcompany.com da Anthony Balladon, cofondatore e vicepresidente della startup americana Phoenix Tailings, al mondo ci sono più di 280 miliardi di tonnellate di materiale minerario di scarto da recuperare, setacciare e riciclare.

Se un’impresa estrattiva cerca determinati metalli pesanti, scaverà ed estrarrà solo quei metalli, lasciando indietro una grande quantità di rifiuti minerari, rocce ricche di altri elementi chiave per l’industria dell’elettronica di consumo (dagli smartphone ai pc ai televisori), per i veicoli della mobilità elettrica, per le batterie e la produzione di pannelli solari e componenti per impianti eolici, solo per citare i settori che alimentano maggiormente la domanda di terre rare e metalli preziosi.

Chi cerca ed estrae oro dalle rocce del sottosuolo vuole solo quello e attualmente non si cura del ferro e del nichel che spesso si trovano nello stesso blocco, abbandonandoli come rifiuti di lavorazione”, ha spiegato Balladon.

Le tecnologie del “re-mining” e del riciclo per la decarbonizzazione

È qui che entrano in gioco le tecnologie dell’economia circolare. La piattaforma di “re-mining”, cioè di seconda estrazione di minerali di primo livello dai rifiuti di miniera, attraverso diversi processi di lavaggio con acqua e solventi specifici, quindi di elettrificazione per separare i metalli dal resto.

I sistemi meccanici e tecnologici impiegati sono alimentati da fonti energetiche rinnovabili per abbassare ulteriormente i consumi energetici e l’impatto ambientale di quest’attività di recupero, riciclo e riuso.

La stratup di fatto cerca di mettere in pratica quello che troppo spesso rimane solo su carta, cioè favorire la decarbonizzazione e la tutela ambientale e della salute umana ricorrendo all’economia circolare.

Al mondo ci sono circa 100 gigafactory, impegnate nella produzione di batterie e sistemi di accumulo, di cui più di 40 in Europa. Questo farà sì che, per il solo mercato europeo, la domanda di litio aumenterà di 35 volte rispetto all’attuale e di 26 volte quella di terre rare entro il 2050. La domanda mondiale di rame per supportare il percorso di elettrificazione aumenterà del 100% entro il 2035.

Centralità dell’economia circolare per ridurre l’impatto ambientale dell’estrazione mineraria

Le attività di estrazione sono molto invasive, in termini ambientali e sanitari. Ne sanno qualcosa le persone che abitano attorno alle miniere di terre rare in Congo o Myanmar, ad esempio, dove le persone si ammalano, l’acqua potabile è spesso inquinata e non disponibile per uso umano e dove sono stati avvelenati animali e interi corsi d’acqua (con relativa fauna ittica), con gravissime ripercussioni sulle attività economiche locali.

È stato calcolato che la lavorazione di una tonnellata di metalli delle terre rare produce circa 2.000 tonnellate di rifiuti tossici.

L’economia circolare, però, è anche una risposta alla crescente necessità politico-economica e finanziaria di troncare le dipendenze di intere nazioni dai fornitori esteri di risorse e materie prime considerate strategiche per la crescita economica e industriale di ogni singolo Paese.

È solo dal recupero di quanto è per vari motivi considerato rifiuto che è possibile ridurre il nostro impatto ambientale collettivo e allo stesso tempo creare valore economico dalla rigenerazione e quindi dai successivi cicli di vita di un elemento o una componente.

Recupero, riciclo e riuso in Europa

Secondo quanto riferito nella Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sull’attuazione del piano d’azione per l’economia circolare, nel 2016 le attività “circolari” come la riparazione, il riutilizzo o il riciclo hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando investimenti pari a circa 17,5 miliardi di euro.

A fronte dei 5 miliardi di consumatori stimati entro il 2030, con un ulteriore aumento della pressione del sistema economico globale sulle risorse naturali, l’economia circolare si conferma come straordinario volano dello sviluppo sostenibile europeo e mondiale, e strumento imprescindibile per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Già oggi il riciclo assicura tra il 40% e il 55% della fornitura di alluminio, rame e zinco per l’industria europea ed entro il 2040 sarà il principale sistema di fornitura di questi elementi così importanti per la nostra economia.

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