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‘Rete unica, Mef in pressing su Cdp ed Enel per cedere controllo a Tim?’. Butti (FdI) ‘Governo chiarisca’

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Pare che il Mef stia esercitando forti pressioni su Cdp ed Enel, perché firmino entro fine mese un accordo su un progetto condiviso di rete unica controllata da Tim. L’urgenza, dopo anni di sterili dibattiti sulla rete unica, dipenderebbe dal fatto che il 4 agosto è fissato il prossimo Cda di Tim, e che per allora l’ad Luigi Gubitosi sia chiamato a portare risultati tangibili sul dossier rete unica.

Affronto a Parlamento e Ue

Ma un’eventualità del genere, un progetto di rete unica a maggioranza Tim, creerebbe non pochi problemi. In primo luogo, sarebbe percepito come un affronto non soltanto al Parlamento, che più volte (l’ultima pochi giorni fa, il 16 luglio) ha espresso il suo parere a favore di una rete Unica, Pubblica e Wholesale Only, come previsto dal Dl fiscale del 2019. Ma anche uno sgarbo all’Unione Europea, che nel nuovo Codice delle Comunicazioni Elettroniche (non ancora recepito nel nostro paese, ma c’è tempo fino al 31 dicembre 2020) promuove appunto agevolazioni proprio per il modello Wholesale Only.

Imprudenza del Mef

Se davvero il Mef stia spingendo verso questa soluzione, si tratterebbe di una vera imprudenza, perché il controllo della società della rete in capo ad un operatore verticalmente integrato qual è Tim rischia seriamente di non passare al vaglio dell’Antitrust comunitario.

Cosa diranno i concorrenti?

L’arrivo di Open Fiber sul mercato aveva di fatto riportato un quadro di concorrenza in un mercato ingessato e il ritorno all’operatore unico rischia di ripiombare il paese in un quadro di monopolio. Non più tardi di oggi il Tar del Lazio ha confermato la multa antitrust di 116 milioni di euro a Tim per concorrenza sleale ai danni di Open Fiber nelle aree bianche.

…E i risparmiatori?

Sarebbe infine un’imprudenza da parte del Mef anche nei confronti dei risparmiatori italiani. Il titolo Tim viaggia da tempo sotto la soglia dei 40 centesimi e un’operazione di questo tipo potrebbe rappresentare un ulteriore scossone per le quotazioni dell’azienda. Va infine valutata la variabilità al ribasso del titolo di Tim, considerato l’acquisto di azioni Tim da parte di Cdp, principale custode del risparmio degli italiani, a 0,88 centesimi ad aprile 2018, di 0,53/0,55 centesimi a febbraio e marzo 2019, con un posizionamento ben inferiore a 0,40 centesimi da settimane e con una tendenza all’ulteriore ribasso, stando a quanto indicato dagli analisti delle principali banche d’affari londinesi.

Infine, non si può certo trascurare il fatto che il controllo della rete unica finirebbe in mano ad un’azienda, Tim, il cui socio di riferimento con il 24% è la francese Vivendi. E che fine fa l’italianità della rete? Con buona pace del Golden Power.  

Butti (FdI) ‘Pressioni del Mef su Cdp per rete unica? Governo chiarisca subito’

E’ per questo che vuole vederci chiaro Alessio Butti, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile Tlc Fratelli d’Italia, che ha annunciato un’interrogazione ad hoc al ministro dello Sviluppo economico e al ministro dell’Economia e delle Finanze e in una nota spiega: “Nelle ultime ore si stanno facendo sempre più insistenti delle voci per cui sarebbero in atto delle pressioni da parte di alti funzionari del Mef su Cassa depositi e prestiti al fine di obbligarla a stipulare, entro il 4 agosto, un accordo con Tim che veda l’implementazione della rete unica di Tlc, integrando verticalmente le infrastrutture di Of e di Tim sotto il controllo di quest’ultima – si legge nella nota – Fratelli d’Italia chiede al governo di sapere se è a conoscenza di questa vicenda e se non ritenga che un eventuale accordo di questo genere che riporta ad un monopolio della rete Tlc in capo a un operatore verticalmente integrato provocherebbe un vasto contenzioso prodotto dalla legittima opposizione degli altri operatori concorrenti e suscettibile di produrre ostacoli e ritardi nella infrastrutturazione del Paese”.

Ritorno del monopolio?

Il ritorno del monopolio, inoltre, dell’operatore storico proprietario della rete in rame porterebbe – osserva ancora Butti – al prevalere dell’interesse dei suoi azionisti (Vivendi, Elliott, Cdp e fondi ndr) nel ritardare la dismissione di questa rete e a diluire nel tempo gli investimenti nelle infrastrutture di nuova generazione come fibra, 5G, Fwa. Va infine valutata la variabilità al ribasso del titolo di Tim, considerato l’acquisto di azioni Tim da parte di Cdp, principale custode del risparmio degli italiani, con un posizionamento ben inferiore a 0,40 euro da settimane e con una tendenza all’ulteriore ribasso, stando a quanto indicato dagli analisti delle principali banche d’affari londinesi”.

Cosa dicono i ministri? E’ tutta una fake news?

Nella seduta di giovedì 16 luglio la Camera dei Deputati ha impegnato il governo ad assumere iniziative in ordine all’implementazione della rete unica di TLC. Nel suo intervento, a nome del governo, il sottosegretario Manzella ha dichiarato, parlando della rete unica, “è chiaro che una posizione emersa sul punto è assicurare una guida pubblica attraverso i diversi strumenti di partecipazione o regolatori disponibili…”. In altri passaggi, riportati nello stenografico dei lavori dell’aula, il sottosegretario Manzella ha confermato la volontà del governo di procedere sulla strada della rete unica “che metta a fattor comune gli asset di OF, costituito dalla rete in fibra e quelle della rete di proprietà dell’operatore TIM”.

Cosa dicono i ministri del Mise (Patuanelli) e dell’Economia (Gualtieri)?

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