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Rete unica, ipotesi spin off Tim Servizi tiene banco e riguarda (anche) il 5G

L’ipotesi di spin off di Tim Servizi tiene banco nel mercato italiano delle Tlc, dopo le indiscrezioni rilanciate venerdì dal Sole 24 Ore. Lo scorporo della ServCo piace alla borsa e potrebbe risolvere a monte diversi problemi normativi (in primo luogo quello dell’operatore verticalmente integrato)  che frenano lo spin off della rete, per raggiungere l’obiettivo di un player unico a controllo pubblico sotto la regia della Cdp caldeggiato dal Governo gialloverde e rilanciato con forza dal ministro allo Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio.

Nella nuova Tim Servizi confluirebbero circa 12mila persone, secondo quanto riferito dall’agenzia Radiocor, tutto personale composto da staff, amministrativi e commerciale. La newco potrebbe cercare nuove alleanze, in particolare sul fronte dei fornitori di contenuti, in particolare con Mediaset, e in seguito potrebbe meditare anche uno sbarco in borsa.

La nuova Tim Servizi dovrebbe vedersela sul mercato con le altre telco, Vodafone e Wind Tre in prima fila, che però hanno personale più contenuto, massimo 6500 dipendenti. I presumibili esuberi in Tim potrebbero potenzialmente riguardare più la parte servizi che quella della rete, con un impatto minore sul personale complessivo dell’azienda, di poco inferiore a 50mila addetti.

Se le cose andranno in questa direzione, la nuova Tim Reti avrebbe dal canto suo circa 30mila dipendenti.

Ma per ora si tratta di ipotesi, anche se una decisione sul futuro di Tim dovrebbe arrivare in tempi stretti, tenuto conto che per il momento procede l’analisi della separazione legale della rete Tim da parte di Agcom, figlia della proposta avanzata a suo tempo dall’ex amministratore delegato Amos Genish.

Cosa ne pensa il nuovo amministratore delegato Lugi Gubitosi?

Qual è la soluzione migliore per il gruppo, anche in ottica 5G?

Qual è quella più perseguibile, rapida e vantaggiosa per il sistema paese?

Il mercato attende delle risposte chiare, mentre Lega e 5 Stelle stanno cercando la quadra sull’emendamento al Dl Fiscale che contiene le linee per l’eventuale creazione del player unico. Il nodo centrale riguarda la cosiddetta “clausola occupazionale” per i dipendenti Tim.

Un confronto con il Governo giallo verde è quanto mai auspicabile. Per fare il punto sono previsti due appuntamenti in agenda. Il Mise ha convocato lunedì 17 dicembre i rappresentanti delle principali società di telecomunicazioni riunite in Asstel, mentre le organizzazioni sindacali sono state convocate giovedì 20 dicembre. I tavoli saranno l’occasione per discutere del settore delle telecomunicazioni alla luce degli esiti della gara 5G e della trasformazione digitale in atto.

Ma oggi parlare di 5G senza conoscere i piani futuri di Tim e le strategie sulla rete rischia di trasformarsi in un boomerang, in vista degli ingenti investimenti cui sono chiamate le telco per il roll out delle nuove reti wireless.

Tanto più che proprio in vista del 5G emerge con chiarezza come ogni oggetto già connesso sia prezioso indipendentemente dalla tecnologia di trasmissione che lo supporta (Fttc, Ftth, Fwa, WiFi).

L’esecutivo ne è consapevole, tanto da annunciare che sulla rete 5G serve un intervento del Governo per evitare possibili storture di mercato che portino gli operatori dopo la gara sulle frequenze a concentrarsi, come accaduto per la banda ultralarga fissa, nelle aree più redditizie. Lo ha sottolineato Marco Bellezza, consigliere giuridico per le comunicazioni e l’innovazione digitale del Ministero dello Sviluppo economico. Intervenuto al Forum dei giovani di Confcommercio Bellezza ha spiegato: “Sul 5G è ragionevole pensare che si creeranno le medesime dinamiche di mercato che si sono sviluppate sulla banda ultralarga”.

“Se non c’è un intervento del governo – ha aggiunto – volto a orientare possibili storture di mercato, gli operatori è chiaro che, stando così le cose, concentreranno gli investimenti nelle aree a più alta redditività. Ma sappiano che il 5G è una tecnologia che serve ai distretti industriali più che ai cittadini”.

Intanto, il presidente di Open Fiber Franco Bassanini ha svelato nella newsletter di Astrid l’autore del piano di scorporo della rete Tim rilanciato la scorsa settimana dal Messaggero prontamente smentito dal ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio. Si tratta di Stefano Siragusa, responsabile dell’infrastruttura di Tim, che avrebbe agito all’insaputa dell’amministratore delegato Luigi Gubitosi.

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