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Rete Tim, Uilcom: ‘Più si va avanti più aumentano i dubbi su sostenibilità dell’operazione’

Nella giornata di lunedì 16 ottobre, la Segreteria Nazionale UILCOM ha ritenuto necessario organizzare un confronto alla presenza delle Segreterie Regionali rispetto agli sviluppi, se così possono oggi definirsi, della “vicenda Tim”, e degli eventuali impatti e ripercussioni che si avrebbero nel settore nel caso in cui si concretizzasse il piano di scorporo della Società, proposta sulla quale la UILCOM ha da sempre espresso la propria contrarietà. Lo scrive il sindacato in una lunga nota, che riportiamo di seguito.

“Quello che appariva fino a poche settimane fa come un inarrestabile processo voluto dai vertici del Gruppo, con l’avallo di una parte del Governo, sembra oggi trasformarsi in un campo di battaglia, al momento ancora solo in senso figurato, dove ad apparire confusi sono anche e soprattutto gli obiettivi dei singoli protagonisti della vicenda”, si legge.

Scenario instabile: offerta KKR in salita

“Tutto questo perché, in uno scenario instabile come quello attuale, rimane difficile anche capire quali siano le momentanee alleanze e quali le contingenti battaglie che i singoli interpreti stanno portando avanti.

L’unica certezza, ad oggi, è che la tanto attesa presentazione dell’offerta vincolante da parte del fondo di investimento americano KKR non abbia sortito grande fiducia da parte degli stessi analisti, ed allo stesso tempo abbia registrato qualche tentennamento sul percorso da seguire anche da parte degli esponenti di Governo che, a cominciare dal Ministro dell’Economia, hanno dovuto da subito mettere le mani avanti per giustificare il responso “critico” delle Borse a poche ore dall’arrivo dell’offerta vincolante.

Le ragioni potrebbero essere molteplici, dalle difficoltà legate ad un’offerta migliorata ma non tanto da poter essere valutata positivamente da Vivendi, ai ritardi ed ai rimandi che si continuano ad accumulare, ai cangianti dettagli della stessa offerta che vedono modificarsi anche il perimetro dell’ eventuale acquisto, alle difficoltà di un complesso sistema regolatorio internazionale, ed ultimo ma non ultimo, alla difficile sostenibilità dei vari soggetti societari non più legati ad un’unica realtà, e con un debito enorme la cui futura distribuzione è anch’essa tutta ancora da definire”, si legge.

Ulteriore incertezza

“Notizie queste che riceviamo con moderata soddisfazione perché, se da una parte sostengono e supportano la posizione della UILCOM, coerentemente ed instancabilmente schierata contro lo smembramento del Gruppo TIM e contro un piano esclusivamente finanziario, dall’altra condannano ad ulteriore incertezza il futuro dell’intero Gruppo rispetto a chi non ha mai voluto prendere in considerazioni altri tipi di soluzioni.

La preoccupazione, da questo punto di vista, nasce dal fatto che il vigore e l’impegno perseguito da oltre un anno dal management, si sia esclusivamente indirizzato verso l’obiettivo di separazione della rete, e non verso uno sviluppo industriale sostenibile per l’azienda e per il Gruppo stesso. Si è preferito e si continua a preferire, con evidenza dei fatti, la prospettiva finanziaria a quella industriale.

Tutto questo senza mai aver avuto la possibilità di un confronto né con il Governo, quello che riteneva prioritario l’interesse del Paese (dicevano in campagna elettorale) e che nei fatti si sta invece prestando a dare agli americani la “Rete Nazionale”, né tantomeno con un’ Azienda che in questo ultimo anno non ha ritenuto opportuno confrontarsi con il Sindacato per spiegare quali saranno, realmente, gli impatti di una scissione come quella di cui si parla”, prosegue la nota.

Serve un confronto

Nessun confronto, nessuna analisi di sostenibilità sull’occupazione, nessun sui numeri dei dipendenti, nessuno sul tema del debito, nessun piano industriale da analizzare, il totale silenzio davanti ad un’operazione assolutamente unica nel suo genere.

Sembrano infatti ben lontani i tempi in cui si sventolavano soluzioni alla “portata di mano”, da realizzare subito dopo il probabile successo elettorale del settembre 2022, così come iniziano a sembrare lontani i tempi in cui le relazioni industriali tra Sindacato ed Azienda affrontavano responsabilmente specifiche tematiche anche in termini di sostenibilità economica e prospettive industriali, con l’obiettivo di portare tangibili e significativi garanzie ai Lavoratori!

Un silenzio interrotto solo dalle indiscrezioni di stampa che tutte indirizzano verso una situazione di difficoltà nel trovare un punto di equilibrio tra gli attori coinvolti, oltre alle note e già sopra menzionate problematiche. A queste indiscrezioni si aggiungano poi i vari comunicati stampa TIM, che confermano proprio quelle indiscrezioni e danno anche l’idea di qualche difficoltà “procedurale” interna, dove ancora oggi non si capisce chi debba assumersi la responsabilità di prendere “la decisione”, se il Consiglio di Amministrazione oppure, come sostiene Vivendi, direttamente l’Assemblea degli Azionisti”, prosegue il sindacato.

Rischio contenzioso legale

“Da qui nasce il serio rischio, derivato soprattutto da questo braccio di ferro, di approdare ad un contenzioso legale, lungo e complesso, che andrebbe solo ad aumentare ulteriormente la situazione di totale confusione ed incertezza in cui versa già oggi l’Azienda.

Ed in tutto questo marasma, nella quotidianità, l’Azienda continua a fare riorganizzazioni, spostamenti e da un periodo a questa parte anche azioni unilaterali su accordi sottoscritti con il sindacato!

Quello che abbiamo sempre sostenuto, e che continueremo a sostenere, non per esercizio di coerenza a tutti i costi, ma per consapevolezza di quale sia ad oggi l’unica garanzia per le Lavoratrici ed i Lavoratori del GRUPPO TIM, è che la certezza della tenuta dei livelli occupazionali, passi oggi solo ed attraverso il mantenimento di un’azienda unita e verticalmente integrata”, si legge.

Troppe incognite

Sono infatti troppe le incognite che, ancor prima della sua nascita, mettono in discussione la sostenibilità, per ragioni diverse, della ServCO come della NetCO. Occorre rilanciare il Gruppo e ridare una vera prospettiva industriale anziché perseguire operazioni puramente finanziarie che non gettano alcun serio presupposto per la sostenibilità dell’intera operazione!

Per tutto questo, come UILCOM, senza alcuna esitazione, continueremo a manifestare in assenza di un vero confronto, la nostra NETTA CONTRARIETA’ AD UN PROGETTO PURAMENTE FINANZIARIO riaprendo anche, se necessario, un percorso di mobilitazione a difesa dell’occupazione e per rilanciare con forza una vera politica industriale del Gruppo“, chiude il sindacato.

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