Banda larga

Rete Telecom, la separazione torna di moda. Ma prima il nodo Mediaset

Torna di attualità il tema della separazione “proprietaria” della rete di Telecom Italia, dopo la presentazione dell'emendamento ad hoc al Parlamento Europeo da parte dell’eurodeputata Patrizia Toia (Pd). Ma il nodo Mediaset è il primo da sciogliere per uscire dall’impasse.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |
Ultrabroadband

Torna di attualità il tema della separazione “proprietaria” della rete di Telecom Italia, dopo la presentazione al Parlamento Europeo da parte dell’eurodeputata Patrizia Toia (Pd), capogruppo Ps a Strasburgo e vicepresidente della Commissione Industria, di un emendamento al pacchetto del digitale che propone la possibilità per le autorità di regolazione nazionali (Agcom in Italia) di “imporre la separazione legale” della rete agli incumbent nazionali.

Una misura pro-concorrenziale, che nell’emendamento n. 1041 di Patrizia Toia ipotizza un passo avanti decisivo rispetto alla “separazione funzionale” in cui si trova oggi la rete di Telecom Italia con Open Access (23mila dipendenti fra addetti alla manutenzione e customer care). Una misura che, se approvata, potrebbe aprire la strada (ma ci vorrà qualche mese prima dell’approvazione del pacchetto digitale europeo che contiene il nuovo Codice europeo delle comunicazioni elettroniche) alla possibilità di separare la rete dell’incumbent in una nuova società per volontà dell’Agcom. E di conseguenza indurre Telecom Italia a perseguire la via della vendita della rete in rame.

L’emendamento in questione parla chiaro: “Se l’autorità regolatoria nazionale (Agcom nel caso dell’Italia) conclude che anche gli obblighi derivanti dall’imposizione della separazione funzionale non raggiungono un livello di competizione effettiva, l’autorità regolatoria nazionale ha la facoltà di imporre la separazione legale. Un obbligo che imporrebbe il divieto per le due aziende legalmente separate di avere lo stesso proprietario e che nessuna delle due aziende possa esercitare un controllo decisivo sull’altra in termini di diritti, contrattuali o di altro genere”.

 

Bassanini e Bernabè: Avvisi ai naviganti

 

Il riaccendersi del dibattito sulla separazione della rete Telecom arriva dopo un paio di “avvisi ai naviganti” che non sono passati inosservati e alla luce della proposta di Toia assumono un significato più chiaro della direzione in cui si muoverà il dibattito sul futuro di Telecom Italia (Tim) nei prossimi mesi. Non più tardi della scorsa settimana al Regulatory Forum di Londra Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, aveva parlato dell’ipotesi di separazione della rete di Tim. Oggi Bassanini è tornato su un’latra ipotesi, quella di fusione tra le reti di telecomunicazioni di Open Fiber e TIM: “Che una competizione infrastrutturale sia insostenibile in Italia è una delle convinzioni prevalente fra gli analisti” . Bassanini ha poi aggiunto che “Non ho mai invocato una separazione della rete Tim per fonderla con la nostra, ho citato semplicemente un’ ipotesi di consensus di alcuni analisti. Ho sottolineato poi che a mio avviso gli analisti non tengono conto di due fattori specifici che potrebbero rendere, in Italia,  questa competizione sostenibile. La prima sono gli incentivi del Piano BUL del Governo , la seconda l’assenza in Italia dei cable TV networks, che altrove sono i competitori della rete TLC. La mia conclusione è dunque aperta alla possibilità che una competizione fra due reti infrastrutturali sia sostenibile. Ogni azienda decide le proprie strategie, ma l’unico arbitro è il mercato”, conclude Bassanini.

Assume poi un significato più chiaro l’indicazione di Franco Bernabè, ex presidente di Telecom Italia fra il 2007 e il 2013, come membro indipendente nelle liste presentate da Vivendi per il rinnovo del Cda. A suo tempo, il manager di Vipiteno era stato un forte sostenitore della separazione della rete e la sua rentrée in azienda potrebbe significare una rinnovata volontà di Vincent Bollorè di aprire un dialogo costruttivo con il Governo italiano sul futuro di Tim, della rete e di Mediaset proprio grazie alla preziosa mediazione di Bernabè.

 

Il contesto e il nodo Mediaset

 

Il panorama italiano delle telecomunicazioni e dei media ha bisogno di uscire dall’impasse in cui si trova e che ruota intorno ad un uomo solo, Vincent Bollorè, azionista di controllo di Tim e secondo azionista di Mediaset.

La guerra fra Mediaset e Vivendi non può durare troppo, è necessario arrivare ad un accordo in tempi non troppo lunghi per sbloccare tutta una serie di dossier connessi, che vanno dal polo unico delle torri alla cessione della rete Telecom.

Sembra chiaro poi che nemmeno Tim possa permettersi di rimanere troppo a lungo in sospeso, in attesa dei tempi lunghi della querelle legale fra Bollorè e Berlusconi su Premium.

Non è escluso che sarà proprio l’Agcom, prima del Cda di Tim del 4 maggio, a sbloccare la situazione ed esprimersi entro il 21 aprile in merito all’istruttoria aperta a dicembre per valutare se la presenza di Vivendi sia nel capitale di Telecom Italia (circa il 24%) sia in quello di Mediaset (30%), sia compatibile con la legislazione vigente o non rappresenti un abuso di posizione dominante. Agcom potrebbe imporre una cessione di quote in Tim o Mediaset a Vivendi.

Vedremo.

 

Tim e Open Fiber

 

Può Tim sopravvivere sul mercato della banda larga con la concorrenza di Open Fiber, controllata da Enel e Cdp, operatore pubblico della fibra?

Il tema è spinoso. Bassanini nel suo intervento ha indicato una possibile strada, che dopo la separazione proprietaria della rete di Telecom potrebbe scaturire nella fusione fra Open Fiber e la newco della rete Telecom.

Il tema di fondo è uno: quanto vale la rete di Telecom? Quanto sarebbe disposto a spendere lo Stato per acquisirla?

Il primo interesse di Bollorè in Italia sembra chiaramente Mediaset. Sembra quindi ragionevole pensare che il finanziere bretone sarebbe disponibile a cedere la rete (Open Access) ad un prezzo giudicato congruo.

Resta poi da capire, in caso di spin off della rete, quanta quota parte del debito di Tim, pari a 25,1 miliardi di euro, resterebbe in azienda e quanta invece verrebbe conferita alla newco della rete.

La valutazione che Tim fa della rete (intorno ai 15 miliardi) è probabilmente troppo alta per lo Stato acquirente. Detto questo, nel momento che la rete di Telecom fosse ceduta non si può escludere un ritorno di fiamma da parte dei supporter dell’Ftth per il vectoring, la tecnologia in grado di potenziare la performance del rame e portare l’Fttc fino a 300 Mbps.     

Vedremo.

© 2002-2017 Key4biz