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Rete pubblica, Colao spinge su concorrenza e neutralità tecnologica (fibra, FWA e 5G)

Il piano del ministro dell’Innovazione e della Transizione tecnologica Vittorio Colao per la copertura dell’Italia ad un gigabit al secondo entro il 2026 (fibra in tutte le abitazioni, 5G nelle aree più popolose) riproposto oggi alla Camera durante il question time sembra sempre più lontano dal piano rete unica del Governo Conte 2 a controllo Tim.

Concorrenza e neutralità tecnologica

E’ questa la prima impressione che scaturisce dal ricco dibattito in Aula che si è tenuto oggi, dal quale le parole che più restano impresse dell’intervento di Colao, al di là dell’ambizioso piano dell’Italia, sono “concorrenza”, molteplicità di tecnologie (fibra, radio inteso come FWA e 5G) in ottica di neutralità tecnologica e più fondi da prevedere nel Recovery Plan allo studio del Governo per raggiungere questo obiettivo. In ultimo, la volontà di fare una gara nelle aree grigie con criteri da decidere.   

Una differenza rispetto al piano del Conte 2 che emerge soprattutto dalle parole del ministro, che vuole “rivedere il modello usato fino ad oggi”.

Sono tre i principi fondanti del nuovo piano del Governo Draghi:

  1. Rispetto della concorrenza.
  2. Pieno rispetto dei principi di mercato.
  3. La piena neutralità tecnologica (fibra, FWA e 5G) per raggiungere gli obiettivi di copertura con tecnologie Vhcn (Very high capacity network).

Colao ribadisce gli obiettivi

“Lo sviluppo delle infrastrutture di rete, la tutela e la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico al servizio dei cittadini e delle politiche pubbliche, il tema delle competenze digitali e della messa in sicurezza delle infrastrutture digitali costituiranno punti cardine dell’azione del Governo” ha assicurato Colao. “La Commissione europea, nella visione Digital Compass annunciata pochi giorni fa, ha posto come obiettivo quello di raggiungere una digitalizzazione pressoché piena entro il 2030 e, nello specifico, giungere per quella data a garantire un gigabit per tutte le famiglie e copertura 5G in tutte le aree popolate. Noi vogliamo essere ambiziosi e, grazie anche alle risorse del Next Generation Eu, assicurare questi obiettivi entro i prossimi 5 anni” ha proseguito il ministro.

Verifica investimenti

Colao ha spiegato che “per arrivarci, stiamo innanzitutto verificando la dimensione degli investimenti effettivamente necessari per soddisfare l’obiettivo della gigabit society all’interno del Pnrr, incrementando sensibilmente gli investimenti originariamente previsti. Allo stesso tempo, stiamo esaminando il programma di implementazione per garantire che gli interventi siano realizzati nei tempi e nei modi previsti, cercando di recuperare il ritardo accumulato. A riguardo, siamo convinti che due siano i principi da applicare: quello della piena neutralità tecnologica, in grado di garantire la massima copertura possibile indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, fissa o mobile; e quello del mantenimento del rispetto delle regole di mercato e dei principi che tutelano la concorrenza”.

Rete unica

Il progetto rete unica, in questo contesto così sfidante, potrebbe impattare negativamente sui tempi di realizzazione della copertura ad un gigabit per secondo fissati dal Governo Draghi, ha detto Colao, aggiunge il ministro. Anche qui, il ministro Colao non lo ha detto esplicitamente, ma l’impressione che emerge è che il progetto rete unica a controllo Tim sostenuto dal Governo Conte 2 non sia più di attualità.  

“Dalla cosiddetta operazione rete unica scaturirebbero effetti che possono incidere sui tempi e sulle modalità di sviluppo degli interventi relativi alla banda ultra larga. Poiché si tratta di un intervento cruciale per assicurare la modernizzazione del Paese, la coesione sociale e l’inclusione, è necessario giungere, nel più breve tempo possibile, a una definizione del contesto competitivo in grado di garantire allo stesso tempo una rapida copertura delle zone interessate e il rispetto degli enunciati principi di concorrenza”. Così il ministro Vittorio Colao, rispondendo al question time alla Camera. “Non possiamo permetterci di rimanere quindi in una situazione di lunga attesa, che rischia di condizionare i piani – e quindi i tempi – di copertura delle reti a banda ultra larga finanziati anche con le risorse del Pnrr”, ha rimarcato. “Coerentemente con l’impegno assunto verso quest’Aula lo scorso 20 luglio, si sta quindi procedendo ad una valutazione della situazione in essere – con riferimento al tema della cd. ‘rete unica’ – che permetta di avviare i piani di investimento, per recuperare i ritardi accumulati e traguardare gli obiettivi europei” ha riferito Colao.

Butti (FdI): ‘Basta piede in due scarpe dello Stato’

Dal canto suo, nel folto gruppo di interrogazioni presentate oggi al ministro – Nobili – IV, Giarrizzo, Liuzzi – M5S, Lollobrigida, Mollicone, Butti – FdI, Squeri – Fi – si evidenzia la richiesta di Alessio Butti, responsabile Tlc di FdI al ministro di garantire i punti già espressi da tempo dal partito di Giorgia Meloni, ovvero la richiesta che la rete sia pubblica, unica (per evitare confusione), non verticalmente integrata, che si rafforzi la competizione infrastrutturale, che si garantisca la presenza di un operatore wholesale only pubblico e infine che si blocchi l’uscita di Enel da Open Fiber. Lo Stato, infine, sciolga il dilemma “e smetta di tenere il piede in due scarpe (Tim ed Open Fiber tramite Cdp ndr)”. “Se così non dovesse essere allora chiediamo che si investa sulla competizione infrastrutturale ma l’Italia non deve rinunciare ad un operatore di rete pubblico”, aggiunge Butti.

Il deputato Mollicone (FdI) ha infine chiesto al Governo “di esercitare il golden power per bloccare la cessione della quota di Enel in Open Fiber al fondo australiano Macquarie”.

Liuzzi (M5S): ‘Rete unica fattore chiave’

“Con il governo Conte l’esigenza di dar vita a una rete unica per la connessione super veloce ha avuto un importante slancio, cui ora il Governo deve dar seguito portandone a termine la realizzazione”. Così i deputati del MoVimento 5 Stelle Mirella Liuzzi ed Emanuele Scagliusi, a margine del question time in Aula alla Camera.

“Il ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’ è una occasione unica per accelerare la trasformazione digitale del nostro Paese, che ha bisogno di una rete a prova di futuro – aggiungono Liuzzi e Scagliusi -. Serve una rete neutrale al servizio del Paese e degli operatori, una rete pubblica a controllo pubblico che garantisca i diritti di tutti i cittadini e pari condizioni di accesso, diventando un fattore chiave non solo per la digitalizzazione ma anche per la ripresa”.

“Ma serve anche una Pubblica Amministrazione a prova di futuro: per questo crediamo che una infrastruttura essenziale sia il cloud pubblico per la gestione dei dati, che eviti inutili duplicazioni e garantisca un rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione al passo coi tempi” concludono i deputati pentastellati. 

Nobili (Iv): ‘Bene Colao, accelerare su infrastrutture’

“Per Italia Viva la infrastrutturazione digitale del Paese è importante e cruciale quanto quella fisica”. Lo ha dichiarato Luciano Nobili, capogruppo in Commissione Trasporti della Camera e membro della cabina di regia nazionale di Italia Viva, nella replica al question time.

“Noi – ha continuato – che abbiamo lanciato il Piano Shock per sbloccare cantieri e opere non possiamo che chiedere con forza una semplificazione sulle procedure autorizzativi per posa cavi banda ultra larga e 5G. Come sa bene, la pandemia, quest’anno terribile, ha cambiato il nostro approccio rispetto all’uso degli strumenti digitali e anche il peso politico della digitalizzazione, che avrà un male significativa di risorse nel Pnrr. Abbiamo fatto passi in avanti sul 5G, siamo molto indietro sulla banda ultra-larga. I dati li conosciamo, conosciamo l’indice Desi che ci vede in fondo alle classifiche europee sulla digitalizzazione dell’economia e della società. Il nostro gap oltre che sull’infrastruttura, infatti, è drammatico sulle competenze digitali, perché una volta che abbiamo una rete dobbiamo saperla usare. Si tratta di una sfida culturale, economica, di sviluppo ma anche e soprattutto di equità. Oggi la garanzia di pari opportunità ai nostri cittadini, passa dalle pari opportunità di accesso. Il divario digitale, oggi più che mai, misura diseguaglianze sociali. Impegni e investimenti chiari su diffusione banda ultra-larga, su semplificazioni, sulla possibilità di integrare tutela della concorrenza e intervento pubblico efficace, su crescita competenze. E’ la rivoluzione industriale del nostro secolo, non possiamo perdere altro tempo. Benissimo la sfida che ha lanciato: anticipiamo al 2026 la copertura delle connessioni ad 1Gbps su tutto il territorio nazionale e facciamolo coincidere con lo sviluppo del Recovery Plan”. “In questa sfida fondamentale noi siamo al fianco del governo, per agevolare e dare finalmente a questo paese l’infrastruttura digitale che merita”, ha concluso.

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