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Rete mobile sempre più green, ma crescono costi energetici e incertezze su impatto AI

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Gli operatori hanno ridotto le emissioni operative del 13% dal 2019, secondo il nuovo Report GSMA, nonostante un aumento del 10% delle connessioni mobili e il boom del traffico dati nel mondo. Necessario accelerare sull’energia pulita. Incerto l’impatto dell’AI sul settore.

Nuovo Report su consumi energetici ed emissioni di oltre 110 operatori di rete mobile

L’industria mondiale delle telecomunicazioni mobili continua a ridurre le proprie emissioni di gas serra, nonostante la crescita costante del traffico dati e del numero di utenti connessi. Ma il ritmo attuale non è ancora sufficiente per rispettare gli obiettivi climatici fissati al 2030. È il quadro che emerge dal rapporto Mobile Net Zero 2026 – State of the Industry on Climate Action, pubblicato dalla GSMA, l’associazione internazionale che rappresenta gli operatori mobili.

Il settore è stato tra i primi, nel 2019, a impegnarsi formalmente a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. A sei anni di distanza, il bilancio mostra progressi concreti, ma anche sfide ancora aperte, soprattutto sul fronte dell’accesso alle energie rinnovabili, delle emissioni della catena di fornitura e dell’impatto futuro dell’intelligenza artificiale (AI).

Come sottolinea John Giusti, Chief Regulatory Officer della GSMA: “L’industria della telefonia mobile continua a dimostrare che crescita economica, connettività digitale e azione per il clima possono procedere insieme. Gli operatori stanno collegando sempre più persone, trasportando quantità sempre maggiori di dati e sostenendo le economie digitali di tutto il mondo, continuando al tempo stesso a ridurre le emissioni. I progressi che osserviamo sono incoraggianti, ma occorre fare di più. L’accesso alle energie rinnovabili e pulite resta uno dei principali fattori che determinano la velocità con cui gli operatori possono velocizzare i processi di decarbonizzazione. I decisori politici hanno un ruolo fondamentale nel creare le condizioni che favoriscano gli investimenti nelle infrastrutture per l’energia pulita e accelerino la transizione verso il net zero”.

Emissioni in calo nonostante traffico dati e utenti siano aumentati

Secondo il rapporto, nel 2024 le emissioni operative degli operatori mobili sono diminuite del 5% rispetto all’anno precedente, registrando il miglior risultato dall’avvio del monitoraggio. Tra il 2019 e il 2024 la riduzione complessiva è stata del 13%, mentre nello stesso periodo le connessioni mobili sono aumentate del 10% e il traffico dati è cresciuto di oltre quattro volte.

Nel 2024 le emissioni operative del settore sono state stimate in 115 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, pari a circa lo 0,2% delle emissioni globali.

I risultati sono stati ottenuti grazie alla modernizzazione delle reti, al progressivo spegnimento delle infrastrutture legacy e a un miglioramento dell’efficienza energetica. Il consumo medio di elettricità per connessione è infatti diminuito del 3% dal 2019, attestandosi a 29 kWh nel 2024.

Nonostante questi progressi, la traiettoria non è ancora sufficiente. Se il settore dovesse mantenere il ritmo attuale, le emissioni diminuirebbero del 33% entro il 2030, mentre il percorso definito dagli obiettivi scientifici richiede una riduzione del 45%. Per centrare il traguardo sarà necessario portare il calo medio annuo delle emissioni intorno al 7%, con un’accelerazione soprattutto nei mercati asiatici.

Crescono gli impegni climatici degli operatori

L’adozione di obiettivi climatici certificati continua ad aumentare. A giugno 2026, secondo il documento, 81 operatori mobili avevano fissato obiettivi climatici di breve periodo basati sulla scienza (“science-based targets“), rappresentando quasi la metà delle connessioni mobili mondiali e oltre due terzi dei ricavi complessivi del settore. Di questi, 46 hanno già ottenuto la validazione della Science Based Targets initiative (SBTi).

Sono invece 50 gli operatori che hanno assunto un impegno formale verso il raggiungimento delle emissioni nette pari a zero, con circa la metà che punta ad arrivare al traguardo entro il 2040 o anche prima.

Parallelamente cresce anche la trasparenza. Nel 2025 77 operatori hanno comunicato le proprie emissioni attraverso il CDP, rispetto ai 61 del 2020. Integrando queste informazioni con altri dati pubblici, il rapporto analizza complessivamente 116 operatori, che rappresentano l’85% delle connessioni mobili globali.

La qualità delle rendicontazioni continua inoltre a distinguere il comparto: quasi un terzo degli operatori che hanno trasmesso i dati ha ottenuto il massimo punteggio (A) nella valutazione CDP 2025, contro meno del 4% delle aziende appartenenti agli altri settori economici.

L’energia pesa sempre di più sui bilanci

Nel 2024 gli operatori hanno speso circa 50 miliardi di dollari per l’energia. Le reti mobili hanno consumato complessivamente circa 300 TWh di elettricità, pari a circa l’1% dell’intero consumo elettrico mondiale, oltre a circa 3 miliardi di litri di gasolio e benzina.

Per questo motivo la diffusione delle fonti rinnovabili rappresenta oggi il principale fattore di riduzione delle emissioni e, contemporaneamente, uno strumento per contenere i costi operativi.

Nel 2024 gli operatori hanno acquistato o prodotto circa 70 TWh di energia elettrica rinnovabile, un volume equivalente alla produzione annua di energia rinnovabile dell’Indonesia. La quota di elettricità proveniente da fonti rinnovabili è salita dal 10% del 2019 al 24% del 2024.

Le differenze regionali rimangono però marcate. Gli operatori europei coprono con fonti rinnovabili circa il 70% dei propri consumi elettrici, quelli nordamericani il 50%, mentre in America Latina la quota raggiunge il 45%.

La vera sfida resta la filiera

Uno degli aspetti più complessi riguarda le cosiddette emissioni Scope 3, cioè quelle generate lungo la catena del valore, dai fornitori fino all’utilizzo dei prodotti. Queste rappresentano ormai circa il 75% dell’intera impronta carbonica del settore.

La GSMA evidenzia comunque un miglioramento nella qualità delle rendicontazioni: circa il 60% degli operatori che comunicano i propri dati al CDP dichiara ormai almeno dieci diverse categorie di emissioni Scope 3.

Per facilitare il lavoro delle aziende, l’associazione ha sviluppato un nuovo Scope 3 Assessment Tool, destinato ad armonizzare la raccolta dei dati e la misurazione delle emissioni lungo tutta la filiera.

Fornitori e tower company in ritardo

L’analisi dei primi cento fornitori del settore mostra una situazione molto eterogenea. Circa l’80% dei principali fornitori di servizi cloud e IT dispone già di obiettivi climatici di breve periodo validati, mentre la quota scende a circa la metà tra i produttori di apparati di rete e tra i costruttori di smartphone.

Molto più indietro risultano invece le tower company, le società che gestiscono le infrastrutture passive delle reti mobili. Meno di un quarto delle 25 maggiori tower company ha validato obiettivi climatici e solo un quarto delle prime cento società del settore ha pubblicato i propri dati sulle emissioni.

Il tema assume un’importanza particolare considerando che le cento maggiori tower company gestiscono circa quattro milioni di siti nel mondo e nel 2024 hanno consumato oltre 2 miliardi di litri di gasolio.

Secondo la GSMA esistono ampi margini di miglioramento attraverso la sostituzione dei generatori diesel con impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, oltre a una migliore gestione dell’energia.

Smartphone: cala l’impatto produttivo, poi arriva l’effetto AI

Tra il 2019 e il 2023 le emissioni medie generate dalla produzione di uno smartphone si sono ridotte del 20%, grazie soprattutto all’impiego di energia pulita e di materiali riciclati. Tra il 2023 e il 2025, tuttavia, la tendenza si è invertita con un aumento dell’8%.

Secondo il rapporto, questa crescita sarebbe riconducibile principalmente all’aumento della capacità di memoria dei dispositivi e all’introduzione di componenti hardware più energivori necessari per supportare le nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale.

Proprio la forte domanda di memoria per i data center dedicati all’AI potrebbe produrre anche effetti inattesi sul mercato. La GSMA stima infatti che nel 2026 le spedizioni di nuovi smartphone diminuiranno di circa il 15%, mentre il mercato dei dispositivi ricondizionati potrebbe crescere di circa l’8%. Oggi quasi la metà dei consumatori nel mondo prenderebbe in considerazione l’acquisto di uno smartphone ricondizionato, ma persistono problemi di trasparenza e fiducia che ne limitano la diffusione.

L’impatto energetico dell’AI resta un’incognita

Il rapporto dedica ampio spazio anche agli effetti dell’intelligenza artificiale. La crescita dei carichi di lavoro AI sta determinando un forte aumento della domanda di energia nei data center mondiali, il cui consumo elettrico potrebbe raggiungere circa 950 TWh entro il 2030, quasi il doppio rispetto ai livelli attuali..

Le telecomunicazioni rappresentano oggi meno del 10% dei consumi complessivi dei data center, ma gli investimenti annunciati da diversi operatori, soprattutto in Asia e Medio Oriente, potrebbero modificare questo scenario.

Per quanto riguarda le reti mobili, invece, l’intelligenza artificiale non sta ancora determinando incrementi significativi dei consumi energetici. In Gran Bretagna, ad esempio, l’AI potrebbe mettere seriamente sotto pressione la rete energetica, con possibili blackout e ripercussioni pesanti sulle reti telefoniche e internet, secondo un recente studio Ofcom. Gli effetti diretti sono considerati limitati almeno fino al 2030, mentre rimane elevata l’incertezza sugli impatti indiretti legati all’aumento del traffico e dei nuovi servizi.

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