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‘Report’ sotto attacco: in difesa del giornalismo investigativo ed eterodosso

Una premessa di doverosa trasparenza: non abbiamo rapporti di amicizia né di frequentazione con Sigfrido Ranucci (che conduce il settimanale “Report” su Rai3 dal marzo 2017), che pure ci onoriamo di poter definire collega, in quanto entrambi iscritti all’ordine dei giornalisti.

Siamo però appassionati spettatori, “ab origine”, della trasmissione “Report”, la cui guida Ranucci ha ereditato dalla pugnace Milena Gabanelli (che l’ha condotta dal 1994 al 2016; dal 1994 al 1996, il titolo del programma era stato “Professione Reporter”), che riteniamo avrebbe meritato essere scelta per condurre una Rai che fosse veramente servizio pubblico (purtroppo la sua candidatura alla presidenza di Viale Mazzini non è mai stata presa seriamente in considerazione).

Come è noto, ieri martedì 8 febbraio in Commissione Vigilanza Rai è stata riaccesa la miccia di una questione che risale a mesi fa: il conduttore di “Report” sarebbe stato oggetto di missive anonime, secondo le quali avrebbe in qualche modo disturbato anzi molestato due collaboratrici. Questione afferente alla sfera personale di Ranucci, ovviamente, ma, semmai fosse avvenuto nell’habitat lavorativo, senza dubbio esecrabile.

Non vogliamo entrare nel merito della specifica questione, che pure ha appassionato oggi molte testate quotidiane, ed in particolare “il Riformista” diretto da Piero Sansonetti. Sempre per dovere di trasparenza, segnaliamo che abbiamo avuto una qualche occasione di collaborazione con questa testata, ma sentiamo l’esigenza – da cittadini prima che da giornalisti – di dissociarci rispetto all’impostazione che il quotidiano ha assunto riguardo alla vicenda.

In effetti, oggi “il Riformista” pubblica in prima pagina un articolo di Marco Zonetti (che dirige il sito web specializzato “VigilanzaTv”, fonte informativa qualificata e affidabile), che rilancia le tesi del parlamentare forzista Andrea Ruggieri, che ieri, all’improvviso, in occasione dell’attesa audizione dell’Amministratore Delegato della Rai Carlo Fuortes di fronte alla Commissione bicamerale di Vigilanza sulla Rai (retta dal forzista Alberto Barachini), ha sostanzialmente accusato Ranucci di pratiche estorsive. Oggi il quotidiano di proprietà di Alfredo Romeo spara a tutta pagina “Report (Rai) produce dossier per intimidire i politici”.

Il parlamentare (che è nipote di Bruno Vespa, ed è stato anche co-autore di alcuni programmi Rai, nonché già responsabile per alcuni anni dei rapporti con le tv per conto di Forza Italia) ha letto alcuni messaggi via whatsapp, scambiati con Sigrido Ranucci, che si caratterizzavano per il tono assai aspro (eufemismo), con accuse pesanti su entrambi i fronti. Messaggi che risalgono peraltro a fine novembre 2021, ed è quantomeno curioso che il parlamentare li renda di pubblico dominio a distanza di due mesi…

Secondo Ruggieri, il 25 novembre scorso, il giorno dopo la sua rivelazione in Commissione di una lettera anonima con accuse gravi a Ranucci – risultate poi infondate da una verifica infra-Rai – il conduttore gli avrebbe inviato messaggi “insultanti” e “minacciosi”.

Ranucci (“Report”): “Berlusconi top player del bullismo sessuale mondiale”

Il giornalista avrebbe definito “comico” l’intervento di Ruggieri sulla lettera anonima, “perché fatto da uno che ha come capo il top player del bullismo sessuale mondiale” (ovviamente il riferimento è a Silvio Berlusconi). Ranucci poi si sarebbe riferito ai direttori di alcuni giornali, alludendo al fatto che – secondo segnalazioni arrivategli – adescherebbero minorenni… Più esattamente, avrebbe scritto Ranucci: “quello che tu e Faraone avete fatto ieri è vergognoso. A me potete buttare tutto il fango che maneggiate, ma che abbiate coinvolto persone innocenti e brave professioniste è indegno dal punto di vista umano parlamentare. Poi detto da uno che ha come capo il top player mondiale di bullismo sessuale è comico. Ripreso da un giornale che ha come direttore uno che, secondo segnalazioni arrivate in redazione, adescava le minorenni è ancora più comico” (il riferimento di Ranucci sembra essere al quotidiano “il Giornale”, ma oggi la stessa testata precisa che Ranucci si sarebbe riferito non ad Augusto Minzolini – che pure annuncia querela – bensì ad un “direttore del Centro Italia”…).

Oggi è proprio “il Giornale” a riportare lo sfogo di Ranucci: “è vero, ho scritto a un politico che è una m… ma l’ho fatto da uomo a uomo, l’ho conosciuto e gli ho anche offerto un caffè… L’Audit sul falso dossier che mi accusa di aver avuto relazioni con alcune colleghe, di averle favorite e di aver mobbizzato altre colleghe, è stato giudicato insussistente”. A quanto risulta a “il Giornale”, solo una storica giornalista ex “Report” avrebbe confermato di essere stata mobbizzata per un servizio in pandemia mai andato in onda: ma Ranucci sostiene che si sarebbe trattato di un servizio “sciatto, fatto interamente su Skype, mentre altre troupe erano fuori in giro a rischiare la vita, c’era il compagno in pigiama che usciva durante le riprese, l’audio era pessimo, non c’erano le domande al governatore Attilio Fontana sulla mancata zona rossa che avrebbe dovuto fare, e voleva pure 13mila euro. E poi non l’ho bocciato io, ma la Capo Struttura Annamaria Catricalà”: normale dialettica interna alla redazione non mobbing, è stata la conclusione dell’istruttoria, chiusa in tempi record, di cui Ranucci aveva stranamente contezza già da qualche giorno. Ma “il Giornale” cita una fonte anonima: “nel servizio emergevano i meriti del gruppo ospedaliero, degli intensivisti trasferiti, dei pazienti nel tendone pagato dai Ferragnez. Non era a tesi, come piace a Ranucci… È un motivo per mandare via una collega?”, avrebbe lamentato una giornalista che conosce la collega coinvolta, poi allontanata dalla trasmissione.

Sempre secondo Ruggieri, Ranucci avrebbe millantato il possesso di 78mila dossier (!!!) anonimi su politici, anche di Forza Italia, alcuni sull’uso di droghe e giovani mercenarie. “Infine – conclude l’esponente di Forza Italia – Ranucci mi ha rimproverato di non averlo avvisato prima” (della lettera).

Il deputato e tutto il centrodestra hanno chiesto all’Ad immediati provvedimenti.

Fuortes (Ad Rai): “l’audit su Ranucci è chiuso, non è emerso nulla di critico”

L’Ad Carlo Fuortes, non trattandosi di messaggi pubblici, ha giustamente rimesso tutto al giudizio della Procura, cui Ruggieri non si è ancora rivolto. Pare però che verrà riavviato un novello “audit” interno.

Questa la (auto)difesa di Sigfrido Ranucci: “a differenza di chi mi accusa, io i dossier anonimi che ricevo, e di cui ho fatto cenno a Ruggieri, li cestino. Non ne ho 78mila: quelle sono le segnalazioni per email”.

Rispetto agli epiteti riferiti a Silvio Berlusconi, Ranucci sostiene di averli pronunciati in replica alle accuse di bullismo rivoltegli. Il giornalista nega di aver chiesto a Ruggieri di essere preavvisato sui dossier. Infine neanche Ranucci ha ancora denunciato Ruggieri e gli altri parlamentari che hanno svelato “dossier” risultati inattendibili: “spero che se lo farò, non si sottrarranno al giudice in quanto parlamentari”.

Pure a me arrivano dossier anonimi su politici che usano cocaina, pensa se usassi lo stesso metro”, scriveva Ranucci rivolto a Ruggieri.

Reagiva così allora Ruggieri: “io per primo ho snobbato la lettera, in forza di un principio di correttezza che tu non usi e non useresti mai, al contrario. E l’ha tirata fuori Faraone, non io. Io mi sono limitato a dire quello che dice ‘il Fatto’, cioè che, credendo la lettera un pizzico inverosimile. la Rai avrebbe dovuto appurare e tutelarti alla svelta. Il tuo messaggio rivela un pregiudizio politico per il mio capo, come lo chiami tu, ma questo non mi sorprende. Solo che lui non ha avuto mai bisogno di bullizzare nessuno. Quanto al direttore de ‘il Giornale’ “adescare minorenni” è un concetto vago, e allusivo. “Metodo Report” diciamo. Hai dossier su parlamentari che pippano? E mandali in onda no? A me che mi frega … io ieri ti ho praticamente difeso, lo hanno capito tutti, non era dovuto. Non mi aspetto un grazie, ma nemmeno un sms come il tuo. E comunque caro mio contieniti, che qui non si spaventa nessuno”.

Si domanda ieri Ranucci se l’obiettivo nascosto di queste azioni di “denuncia” non sia proprio quello di chiudere la trasmissione: “io noto le coincidenze. Nel dicembre 2020, faccio un’inchiesta su Alitalia, Renzi, i suoi rapporti con Ethiad e il caso Air Force. E il 2 febbraio 2021 gira il primo dossier falso, che accusa Report di aver pagato una società lussemburghese per confezionare servizi contro il leader di Iv. Il 3 maggio va in onda la puntata Renzi-Mancini e Iv rilancia quel dossier, da cui parte una selva di interrogazioni. Dopo un mese, arriva la lettera anonima sulle molestie. Il 1° novembre trasmettiamo un altro servizio sui viaggi di Renzi in Arabia e il 24 la lettera spunta in Vigilanza. Mi chiedo se è normale che vengano usati dossier contro giornalisti, con l’unico scopo della loro sospensione o sostituzione…”.

“Report”: una centrale di dossieraggio, come nella migliore tradizione dei servizi segreti (deviati)?!

Precisava ieri ancora Ranucci: “è vero che ci arrivano dossier anonimi, ma io li ho sempre cestinati. Nessuna centrale di dossieraggio a Report. E poi 78mila dossier anonimi forse ce li aveva Pio Pompa. E poi io non ho mai fatto i nomi che Ruggieri ha citato in sua autonomia in audizione”. Per i lettori con scarsa memoria, si ricordi che Pio Pompa è stato l’alter ego dell’allora Direttore del Sismi Nicolò Pollari… Chi redige queste noterelle ha avuto occasione di conoscere Pompa, ma sotto mentite spoglie. E d’altronde è finanche normale che i servizi segreti elaborino “dossier”: l’importante è le barbefinte operino al servizio dello Stato, e non ne facciano un uso distorto e deviato. Ed è altrettanto normale che una trasmissione come “Report” disponga di un archivio ricco e di un database enorme di fonti aperte: un buon giornalista investigativo lavora sulla base di “dossier”, ovvero su documenti di ricerca. I “nomi” cui si riferisce poi Ranucci sono quelli di Marco Travaglio e Augusto Minzolini, citati ieri da Ruggieri in Commissione di Vigilanza…

Oggi Augusto Minzolini martella, in argomento “dossieraggi”, in un duro editoriale su “il Giornale”: “in passato – durante i giorni infuocati della partita per il Quirinale – avevo paragonato un certo tipo di giornalismo ad ‘Op’, il settimanale di Mino Pecorelli che, negli anni ‘70, metteva nel mirino leader della politica del calibro di Amintore Fanfani e Aldo Moro con dossier di dubbia provenienza, che qualcuno faceva risalire ai servizi segreti ‘deviati’. Ci avevo visto giusto. Oggi scopro che Ranucci – protagonista di una feroce campagna contro chi se non il Cav – ha scritto a due parlamentari della Commissione di Vigilanza per minacciarli, informandoli di aver ricevuto 78mila, dico 78mila, dossier. Gli strumenti più efficaci per inquinare la Storia di un Paese. Solo che Pecorelli non era un giornalista del servizio pubblico. come Ranucci che è ancora lì. La decadenza dei tempi nell’Italia dei veleni”. Deve essere sfuggito a Minzolini che “78mila” è semplicemente il numero delle segnalazioni che “Report” ha avuto, nel corso dei decenni. Che è cosa altra, ben altra, rispetto alla redazione di “dossier”…

Se ci sono gli estremi per un’azione della magistratura (riteniamo che gli estremi per diffamazione – in effetti – ci siano, allorquando una simile conversazione privata diviene di pubblico dominio), li attenderemo con pazienza.

Va rimarcato che l’Amministratore Delegato della Rai ha dichiarato che è stato condotto un “audit” interno, e che nessun addebito è stato avanzato nei confronti del conduttore. E ciò ci basta.

Unico esponente parlamentare che si è schierato a difesa di Ranucci è il senatore Primo Di Nicola, rappresentante del Movimento Cinque Stelle in Commissione: “si sta tentando di chiudere il cerchio dell’operazione Report, che, da qualche anno, viene portata avanti ogni qualvolta la trasmissione tocca questo o quel potentato, anche politico”. E precisa: “si chiude il cerchio con un colpo a sorpresa proprio il giorno in cui l’amministratore delegato della Rai avrebbe dovuto comunicarci la chiusura dell’audit interno, con la totale assoluzione del dottor Ranucci dalle accuse contenute nella famosa lettera anonima già oggetto di una vivace riunione di questa Vigilanza che ebbe modo di stigmatizzare l`utilizzo di questo anonimo rivelatosi poi infondato…”.

“Report”: coraggiosamente controcorrente, rispetto alla prevalente Weltanschauung conformista della Rai

Quel che qui vogliamo affermare è che “Report” è senza dubbio una trasmissione di avanguardia, un programma di rottura, una voce controcorrente rispetto ad una complessiva Weltanschauung della Rai che non ci piace: da molti anni, anzi decenni, riteniamo che la Rai debba essere servizio pubblico “duro e puro”, e non continuare nella malata ibridazione confusa tra anima pubblica ed anima commerciale.

Il modello di riferimento – lo ribadiamo per l’ennesima volta – non può che essere la Bbc, e quindi la Rai dovrebbe essere liberata dalla schiavitù pubblicitaria, e le sue risorse stabilizzate in modo vincolante, senza essere soggetta agli umori della politica (e, soprattutto, del Governo in carica).

Si tratta di una ricetta in verità assau semplice, ma è ormai evidente che la partitocrazia attuale (come quella precedente) non vuole liberare la Rai dal suo giogo.

In uno scenario nel quale prevale un flusso indistinto di conformismo e banalità che caratterizza la complessiva offerta Rai (la rappresentazione più emblematica è giustappunto quel Festival di Sanremo, sul quale abbiamo speso molto inchiostro, in dissenso rispetto all’entusiasmo dei più; vedi, da ultimo, “Key4biz” di lunedì 7 febbraio 2022, “Lo share di Sanremo e quello di Papa Francesco: due pesi e due misure?”), trasmissioni come “Report” rappresentano una sana eccezione alla regola.

Noi vorremmo che queste “eccezioni” divenissero “regole”, e concordiamo con quel che ha scritto oggi il sempre acuto Redattore Anonimo sulle colonne di “BloggoRai”: ci piacerebbe che trasmissioni come “Report” ce ne fossero 1 al giorno, e non 1 settimana. Scrive il Redattore Anonimo: “Report e trasmissioni simili ce ne dovrebbero essere una al giorno, e possibilmente, su Rai Uno”.

Noi andiamo oltre: se “Report” non esistesse, volessero gli dèi che qualcuno lo inventasse!

Nel bene e nel male. Errori (semmai) inclusi.

Una testimonianza personale: “Report” durante le conferenze alla Protezione Civile

Non dobbiamo qui ricordare le battaglie condotte da Ranucci e dalla sua squadra anche per scoprire vicende gravi nella gestione governativa della pandemia, senza guardare in faccia nessuno: basti citare il caso sintomatico di Francesco Zambon, il ricercatore che ebbe il coraggio di denunciare l’Organizzazione Mondiale della Sanità – Oms (si rimanda alla lettura del pamphlet “Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti”, pubblicato da Feltrinelli nel maggio dell’anno scorso). “Report” rappresentò il megafono di quella denuncia.

Nel nostro piccolo, possiamo testimoniare – a livello “personale” – che soltanto una brillante redattrice di “Report”, Giulia Presutti, si poneva come voce “fuori dal coro” (Rai), durante la delicata fase iniziale della pandemia Covid-19, in occasione delle rituali conferenze stampa presso il Dipartimento della Protezione Civile. Ben ricordiamo che partecipavano alla conferenza stampa anche altri qualificati giornalisti della tv pubblica, ma era sempre la rappresentante di “Report” a porsi con domande scomode (in particolare al controverso ed ormai dimenticato allora Capo Dipartimento Domenico Arcuri). Possiamo anche testimoniare che un qualche suo collega, informalmente, durante le riunioni di questa piccola quanto simpatica “compagnia di giro” di giornalisti ed inviati “speciali”, si rivolgeva a lei sostenendo “questa domanda, però, falla tu Giulia, tu che puoi…”. Ricordiamo con altrettanta stima e simpatia anche la collega Veronica Di Benedetto Montaccini, inviata dell’allora soltanto testata web e poi effervescente settimanale anche su carta, “Tpi” ovvero “The Post Internazionale” (diretto da Giulio Gambino). Con un conato di orgoglio, anche chi redige queste noterelle si poneva, nel suo piccolo, come voce dissonante, e ben ricordiamo le espressioni del viso dei vari Domenico Arcuri, Silvio Brusaferro, Franco Locatelli, & Co. … allorquando qualcuno di questa strana triade si avvicinava al microfono…

Non entriamo nel merito di eventuali errori che – nel suo lavoro investigativo – possa aver commesso Ranucci ed il suo staff.

È un dato di fatto che nel corso degli anni Ranucci si sia mosso coraggiosamente – così come Gabanelli – nei confronti di “poteri forti” del nostro Paese, abbia promosso giornalismo d’inchiesta andando anche “contro” la Santa Sede, abbia avuto il coraggio di proporre dossier nei confronti di soggetti che sono anche investitori pubblicitari della stessa Rai…

Quanti sono i giornalisti Rai che hanno una simile intraprendenza (anzi – diciamolo – coraggio)?! Una minoranza, temiamo, una assai piccola minoranza.

Ribadiamo: non escludiamo che “Report” possa aver commesso errori, ma qualsiasi giornalista (così come qualsiasi magistrato, ci piace rimarcare) può scivolare su una buccia di banana, e commettere finanche imprecisioni, al di là della buona volontà e della buona fede. E che poi “Report” abbia un suo approccio ideologico preciso (ben dichiarato), non ci sembra possa provocare scandalo di sorta. Lo ha anche, per capirci, la neo Direttrice del Tg1 Monica Maggioni. E nessuno grida allo scandalo, ci sembra…

Riteniamo che la Rai debba essere profondamente grata a Sigfrido Ranucci e Milena Gabanelli, così come Ranucci deve essere grato a Rai perché nessun Amministratore Delegato o Direttore Generale o Direttore di Rete ha deciso di cancellare la trasmissione. Ipotesi questa, in fondo, purtroppo non proprio assurda, dato che la storia di Viale Mazzini reca memoria di eliminazione di trasmissioni… scomode: negli ultimi anni, basti ricorsare la cancellazione dell’anticonformista “Virus – Il contagio delle idee”, condotto da Nicola Porro dal 2013 al 2016 su Rai 2 (ma queste rimozioni avvengono anche su altre reti, basti pensare ad un altro programma “dissidente”, come “La Gabbia” condotto da Gianluigi Paragone dal 2013 al 2017 su La7)…

Lunga vita a “Report”

E, intanto, questa ennesima polemica ha “distratto” i parlamentari e l’opinione pubblica sui futuri di breve e medio e lungo periodo della Rai. Ieri, in Vigilanza, l’Ad Carlo Fuortes ha sostenuto – come ha riportato soltanto il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” – che il “piano industriale sarà approvato entro giugno” (quindi entro… cinque mesi?!), ed ha segnalato che non ha “mai chiesto in nessuna sede di aumentare il canone Rai di un solo euro, anche se è risaputo che è uno dei più bassi in Europa”. Bene: ed allora come pensa l’Amministratore Delegato di affrontare le criticità – contingenti e strategiche – in essere?!

E come pensa di impostare il nuovo “contratto di servizio”, dando per scontato che quello ancora in vigore (fino a tutto il 2022), resterà in buona parte incompiuto, anche se (quasi) nessuno (nemmeno la Vigilanza) lo denuncia?! Come abbiamo scritto tante volte, a cosa diavolo serve questo “contratto”, se nessuno ne verifica seriamente l’esecuzione e nessuno misura prestazioni e controprestazioni?!

Ancora una volta, ieri, è emersa una Commissione parlamentare non proprio all’altezza della funzione di “vigilanza” cui sarebbe istituzionalmente chiamata.

I futuri della Rai restano avvolti nelle nebbie.

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