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Recovery Fund e Pa digitale. I vincoli progettuali per utilizzare bene le risorse finanziarie

La trasformazione digitale è un processo complesso che interessa il sistema socio-economico e culturale in tutti i suoi aspetti. Lo strumento che supporta questo profondo cambiamento è costituito dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Per “transitare” verso un nuovo paradigma mentre viviamo ed operiamo nel paradigma attuale (la dinamica dei paradigmi di Th. Kuhn) è necessario definire ed adottare  un progetto di transizione rispetto ad un nuovo scenario di trasformazione. Ad oggi possiamo rilevare che non esiste un progetto di transizione e lo scenario viene confuso con il Recovery Fund (le risorse finanziarie)e non viene considerato nella logica del Next Generation EU. Con riferimento al settore del digitale non siamo messi bene ed in particolare non siamo messi bene nel settore del digitale pubblico. La situazione è sotto gli occhi di tutti e non intendo fare ricorso ad analisi nazionali e comunitarie per dimostrare ciò che è evidente.

Le generazioni future dovranno fare i conti con un sistema amministrativo centenario “abbellito” (?) e “truccato”(!) con leggi, leggine, regolamenti “affastellati”  che costituiscono il più grande vincolo per aiutare la società a transitare verso nuovi paradigmi. A questo si aggiunge il fatto che le organizzazioni pubbliche sono strutturate sulla base di principi e criteri burocratici veramente datati, con una dirigenza non pronta ad operare in modo manageriale e moderno, con dipendenti mediamente avanti con l’età e non formati né sulle attività di oggi e tanto meno per operare nello scenario di amministrazioni “nativamente” digitali. Non intendo gettare le croce sui dipendenti pubblici, costretti ad operare con modelli organizzativi (ed modelli organizzativi del lavoro) “formalizzati” dai decisori pubblici che invece di occuparsi dell’amministrare tirano a campare.

Allora, lo scenario del settore pubblico digitale e i progetti per questo settore che saranno presentati alla UE dovranno necessariamente e “comunque” considerare alcuni criteri che costituiscono vincoli progettuali: nel caso contrario il mancato rispetto di tali vincoli inevitabilmente costituirà un “blocco” forte per l’intero Recovery Fund. Il sistema pubblico digitale non solo fa parte del processo  di trasformazione digitale ma costituisce il motore di questa trasformazione (cittadinanza digitale; amministrazioni aperte ed in rete; burocrazia semplificata e servizi in rete; ecc.).

Quali sono questi vincoli/opportunità?

Il primo vincolo progettuale da rispettare è dato dalla semplificazione burocratica: è un vincolo primario, senza il quale rischieremo di spendere soldi (e tanti) senza costrutto. Alla semplificazione abbiamo dedicato in trenta anni (dalla legge 241/90) scarsa attenzione ed abbiamo costruito e mantenuto un sistema amministrativo sviluppato in 50.000 organizzazioni pubbliche in modo anarchico; senza considerare i costi diretti ed indiretti della burocrazia, la soddisfazione dei cittadini e delle imprese e la qualità dei servizi. Se non si semplifica il sistema burocratico e da subito (all’inizio del grande progetto di Recovery Fund) ed in tempi brevi le generazioni future avranno a che fare con un sistema organizzativo pubblico vecchio, ridondante, costoso, non trasparente, non partecipato. Se noi abbiamo pagato e paghiamo un prezzo così alto, risparmiamolo ai nostri giovani. Anzi coinvolgiamo nella semplificazione i giovani per un loro contributo forte, consapevole. Per costruire una Amministrazione pubblica intelligente, funzionale, liberata da orpelli formali e procedure oggetto di psicanalisi.  Non possiamo non rilevare che il 3 dicembre 2020 il Consiglio dei Ministri ha varato l’agenda di semplificazione ai sensi dell’art. 15 del DL 76/2020. Speriamo in un primo passo concreto. Ma sull’argomento specifico apriremo una riflessione.

Il secondo vincolo, collegato al primo:  semplificando sarà più facile costruire modelli organizzativi a supporto di amministrazioni digitali. Il meta-modello organizzativo (al di là dei modelli specifici di ciascuna organizzazione pubblica:  ministeri, regioni, enti locali, sanità, ecc.) che è alla base di tutte le amministrazioni presenta le seguenti caratteristiche: aperto, semplificato, trasparente, tracciabile, accessibile, partecipato, sostenibile, digitale. L’accanimento di iniettare tecnologie dell’informazione e della comunicazione in vecchi organismi burocratici, senza “prima” semplificare e riorganizzare, diventa “mortale”. Con tanti soldi in arrivo la tentazione di spendere solo in tecnologie senza una logica progettuale precisa, scientificamente ed organizzativamente fondata, sarà molto forte. Con quali risultati?

Il terzo vincolo: costruire burocrazie trasparenti. E’ possibile se abbiamo prima riorganizzato e semplificato. Il processo di digitalizzazione permetterà di essere realmente (e non solo formalmente) trasparenti. Quindi amministrazioni “tracciabili”: nelle decisioni, nei progetti, nella gestione delle risorse, nella qualità dei servizi. Il cittadino ha il diritto di “vedere” con chiarezza e semplicità cosa avviene nelle strutture di servizio o di supporto alle decisioni pubbliche. Oggi l’opacità è la regola!

Il quarto vincolo: amministrazioni accessibili. Se le amministrazioni non sono accessibili a tutti (accessibili ai dati, documenti, provvedimenti, progetti, attività, risorse impegnate, servizi, ecc.) e non sono accessibili in rete è la negazione della trasparenza e del diritto di accesso.

Il quinto vincolo: amministrazioni nativamente digitali. Le amministrazioni devono formare e gestire sistemi documentali solo ed esclusivamente digitali (con valore legale dei dati/documenti) per supportare quanto scritto prima sugli altri vincoli progettuali. Le amministrazioni digitali sono un nuovo modello di organizzazione. In queste amministrazioni si valorizza la risorsa informativa nella logica della centralità dei dati (migliori sono i dati e migliore è l’azione amministrativa). Oggi siamo molto lontani da un sistema di amministrazioni digitali, in rete, che scambiano dati tra loro ed operano in cooperazione informatica. Le amministrazioni digitali si progettano e fanno parte di un ecosistema amministrativo più ampio e completo. Il patrimonio informativo pubblico digitale dovrebbe essere conservato e tenuto in sicurezza in un cloud nazionale e sotto il controllo dello Stato.

Il sesto vincolo: amministrazioni partecipate. Il modello delle amministrazioni partecipate richiede da parte dei dirigenti pubblici e dei dipendenti un atteggiamento ed un comportamento amministrativo aperto nell’ascoltare i cittadini, le imprese, gli stakeholders, ecc. La partecipazione richiede precise regole, metodi e strumenti adeguati. La partecipazione non si inventa, si progetta e si realizza seriamente come valore portante delle burocrazie moderne. Il contesto attuale: partecipazione evocata ma non realizzata.

Il settimo vincolo: amministrazioni sostenibili. Sostenibili rispetto al modello organizzativo che viene adottato, alla semplificazione e alla digitalizzazione, ai servizi da erogare, alle esigenze concretamente rilevate di cittadini ed imprese, ai costi diretti ed indiretti, alle risorse da utilizzare, alla formazione della dirigenza e dei dipendenti, ecc.

L’ottavo vincolo: la formazione della dirigenza e dei dipendenti e l’attivazione di nuove competenze. Senza formazione per la trasformazione digitale non si va da nessuna parte. E senza attivare selezione di risorse umane con nuove competenze non sarà possibile supportare un nuovo scenario politico-istituzionale ed organizzativo. La formazione è una grande assente e da anni dal settore pubblico. E’ ritenuta “inutile”!

Se questi vincoli saranno considerati nei progetti del digitale pubblico come una grande “opportunità” di cambiamento e ammodernamento allora saremo sulla strada giusta. Nel caso contrario,  anche se costruiremo cabine di regia, formeremo comitati tecnici, ecc. ……….spenderemo solo dei soldi………!

Per approfondire

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