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Rapporto PMI Mezzogiorno 2016: 1200 le startup innovative, ma il potenziale è doppio

È stata presentata questa mattina, presso il Centro Polifunzionale studenti dell’Università degli Studi di Bari, la seconda edizione del Rapporto “PMI Mezzogiorno 2016, curata da Confindustria e Cerved, con la collaborazione di SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

Il documento illustra lo stato di salute delle piccole e medie imprese (Pmi) meridionali: più del 40% delle giovani imprese sono attive proprio nel Meridione e le prime sei province per presenza di imprenditori giovani sono al Sud.

Continua a crescere il fatturato e tornano ad aumentare i margini, anche se i livelli pre-crisi rimangono lontani, ma ciò che conta, secondo il Rapporto, è una ritrovata fiducia degli imprenditori meridionali, con un significativo calo dei fallimenti, il primo dall’inizio della crisi, accompagnato dalla riduzione anche delle altre procedure e delle liquidazioni.

Il Rapporto stima per il 2017 un calo delle Pmi in sofferenza al 4%, contro una media nazionale del 2,6%. Anche il fatturato cresce del 3,1%, circa un punto di crescita in più all’anno secondo il Cerved-Confindustria.

Da quando è stato istituito il Registro delle startup innovative, si sono iscritte oltre 5 mila società, di cui 1.200 nel Mezzogiorno. Un’analisi effettuata sugli archivi di Cerved e utilizzando sistemi di ricerca semantica indica che esistono altre 5 mila imprese nate dopo il 2008 potenzialmente innovative ma non iscritte al Registro.

Nel Mezzogiorno, sono 1000 le startup potenzialmente innovative non iscritte, il 21% di quelle stimate nell’intera penisola: sommate a quelle già presenti nella sezione speciale, in totale sono oltre 2,2 mila le startup con potenziale di innovazione con sede al Sud, l’1,1% delle “vere” nuove società di capitale nate dopo il 2008. Quasi tre quarti delle società ad alta innovazione non iscritte ha sede in Campania (327), Puglia (224) o Sicilia (189). Solo in tre regioni il numero di startup innovative stimate supera quello delle iscritte: Campania, Puglia e Basilicata.

Sono 25 mila le PMI presenti in queste regioni e danno lavoro a 632 mila addetti (2013) per un fatturato complessivo di 125 miliardi di euro, il 14,9% di quello nazionale, con un valore aggiunto di oltre 27 miliardi (14,6% di quello nazionale). Le imprese hanno contratto debiti finanziari per un importo di circa 42 miliardi (il 16,4% del totale dei debiti delle PMI italiane).

Una quota maggiore di fatturato, pari al 55,3%, è stato prodotto da piccole imprese, soprattutto in Puglia (59,1%), Molise (59,1%) e Calabria (57,3%), mentre il 44,7% è generato da quelle di medie dimensioni, con un maggior peso in Basilicata (46,3%) e Sardegna (45,7%).

Il Sud si caratterizza, rispetto alla media nazionale, per una minore presenza relativa di Pmi che operano nel settore dell’industria (20,1% contro una quota nazionale del 29,7%), ad eccezione delle imprese operanti nella produzione di beni di largo consumo (4,6% contro 3,2%) e di quelle dell’automotive (2,9% contro 2,1%). A livello regionale, solo l’Abruzzo (29,6%) ha una quota di PMI manifatturiere in linea con la media nazionale, mentre Calabria (13%), Sardegna (13,9%) e Sicilia (14,8%) presentano un valore decisamente inferiore.

Il 10,4% delle Pmi meridionali ha accresciuto il proprio fatturato con tassi superiori al 5% e denota al tempo stesso un grado di rischio di bilancio nell’area di solvibilità: si tratta di una percentuale nettamente inferiore a quella dell’intero Paese (17,1%).

Se il 2014 ha segnato un record nel numero di imprese fallite su tutto il territorio nazionale (oltre 3.200 in Italia e 628 solo nel Mezzogiorno), i dati relativi al 2015 mostrano finalmente una decisa inversione di tendenza: pur essendo ancora numerosi, si riducono infatti i fallimenti delle PMI in Italia (circa 2.500, -22,7%) e nel Mezzogiorno (481, -23,4% fallimenti, 26% liquidazioni e -24 altre procedure).

Dall’inizio della crisi, è il primo anno in cui si osserva una riduzione del fenomeno nel Sud.

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