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Rapporto globale sullo ‘Svantaggio urbano’ di madri e bambini in paesi ricchi e poveri

Presentato da Save the Children il nuovo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo, la pubblicazione contenente l’Indice delle Madri, cioè una classifica del benessere materno-infantile relativa a 179 paesi, con focus “Lo svantaggio urbano”, in cui si definisce l’enorme divario fra i bambini più poveri delle città e quelli più ricchi, in termini di sopravvivenza e accesso alla salute anche delle loro madri.

La 16a edizione del documento è stata illustrata in occasione dell’inaugurazione ad Expo 2015 del Villaggio Save the Children, con la presenza di Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Giuseppe Sala, Commissario Expo, Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, e di rappresentanti delle  Nazioni Unite, dell’Unione Europea, del Parlamento Italiano, di Save the Children e dei suoi partner.

Il Rapporto quest’anno vede in testa alla classifica la Norvegia, il paese più a misura di madri e bambini e che presenta i valori migliori in tutti gli indicatori utilizzati. Seguono: Finlandia, Islanda, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Spagna, Germania, Australia, Belgio. Ultima la Somalia, il peggiore luogo al mondo per madri e bambini, preceduta da Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana, Mali, Niger, Gambia, Costa d’Avorio, Chad, Guinea Bissau, Haiti e Sierra Leone.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese si posiziona al 12esimo posto dell’Indice delle Madri, scendendo di un posto rispetto all’anno scorso, per una lieve flessione nella partecipazione delle donne al governo nazionale (30,1% dei posti in parlamento nel 2015, contro il 30,6 del 2014) e degli anni dedicati allo studio e scolarizzazione (16 anni di formazione scolastica nel 2015 a fronte di 16,3 nel 2014). Stabili gli altri dati: il tasso di mortalità materna è di 1 donna ogni 17.100, il tasso di mortalità infantile è 3,6 ogni 1000 nati vivi, il reddito nazionale pro capite  35.860 Euro.

Il documento fornisce un’analisi relativa a 47 città del nord e del sud del mondo, mettendo a confronto il quintile più povero della popolazione con quello più ricco ed è basato sulla comparazione dei dati relativi alla salute materno-infantile e alla malnutrizione. Ulteriore approfondimento è relativo anche ai tassi di mortalità infantile nei contesti urbani di 36 paesi in via di sviluppo.

Oggi quasi 900 milioni di persone vivono in baraccopoli sorte ai margini delle grandi metropoli e qui i bambini sono almeno 2 volte più a rischio di morire (entro i 5 anni, per cause banali e prevenibili), rispetto ai bambini più benestanti che vivono nelle aree urbane.

Ben il 54% della popolazione mondiale vive attualmente in aree urbane e la percentuale è destinata a toccare il 66% entro il 2050 (altre stime parlano dell’80%).  Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, ha affermato: “Molte città non sono in grado di stare al passo con questa crescita tumultuosa, lasciando milioni di madri e bambini vulnerabili senza accesso a servizi sanitari di base, all’acqua potabile e al cibo di cui hanno bisogno per sopravvivere e rimanere in salute. Una condizione di “svantaggio” che reclama interventi e azioni mirate”.

Una condizione che tende a peggiorare, secondo lo studio, in città di Paesi poveri come Bangladesh, Cambogia, Ghana, India, Kenya,  Madagascar, Nigeria, Perù, Ruanda,Vietnam e Zimbabwe. Ma gap e disparità riguardano anche città e paesi “sviluppati”:  a Washington DC, ad esempio, un bambino che vive nelle zone più povere corre un rischio 10 volte maggiore di morire entro il primo anno, rispetto a un bambino benestante. E significativi “svantaggi nella sopravvivenza” si registrano anche in città insospettabili come Vienna e Berna.

Tra i casi incoraggianti e positivi si segnalano Egitto e Filippine, che sono stati in grado di ridurre i tassi di mortalità infantile e anche il gap di sopravvivenza fra i bambini più poveri e ricchi delle città, grazie a un rafforzamento dei sistemi sanitari e alla gratuità di tali servizi per le famiglie più povere.

Guardando ai paesi nel loro insieme, in Somalia 1 bambino su 7 non arriva a compiere 5 anni e 1 donna su 18 muore per cause legate alla gravidanza o al parto, una ogni 20 in Niger. In Italia il rischio di mortalità materna è  di 1 donna ogni 17.100. In Angola e Sierra Leone 1 bambino su 6 muore prima dei 5 anni. In Islanda 1 bambino su 476.

Il 16° rapporto sulloStato delle Madri nel Mondosi può scaricare al link: www.savethechildrem.it/pubblicazioni.

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