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Rajoy e Pena Nieto contro Maduro, Russiagate, Macron difende il multilateralismo davanti al Congresso statunitense

Spagna-Messico, Rajoy e Pena Nieto: “totale sintonia” contro Maduro

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – Il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, ha approfittato del suo tour europeo, e in particolare della visita a Madrid, per esprimere “piena sintonia” con il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, specialmente in merito al giudizio sul regime di Nicolas Maduro in Venezuela. Lo riferisce il quotidiano spagnolo “El Pais”, che aggiunge come, durante la visita, siano stati elogiati i benefici del recente accordo commerciale tra l’Unione europea (Ue) e il Messico. Rajoy e Pena Nieto si sono infatti congratulati “per il raggiungimento di un accordo politico sugli aspetti commerciali delle relazioni Ue-Messico questo fine settimana, che consentira’ la prossima conclusione del processo di modernizzazione dell’accordo globale Ue-Messico”. Durante la “maratona spagnola”, il presidente messicano ha tenuto una riunione con Rajoy a La Moncloa ed e’ stato poi ricevuto dal re Filippo VI per un pranzo. Pena Nieto ha anche firmato un memorandum per collaborare alla promozione della lingua spagnola. “El Pais” ricorda come Spagna e Venezuela abbiano risolto uno dei capitoli nella loro particolare crisi diplomatica con il ritorno, lo scorso fine settimana, dei rispettivi ambasciatori espulsi alla fine di gennaio. In attesa delle prossime elezioni venezuelane, indette da Maduro per il 20 maggio. Rajoy, Pena Nieto e l’Unione europea hanno deciso per il momento di non riconoscere il carattere democratico della chiamata al voto, tanto da non inviare nemmeno osservatori.

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Usa,”Russiagate”: Giuliani riapre le trattative sull’interrogatorio del presidente Trump

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – L’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, che si e’ recentemente aggiunto al team di legali che assiste il presidente Donald Trump sul fronte dello scandalo “Russiagate”, ha incontrato ieri il procuratore speciale Mueller, che indaga sulle interferenze russe nelle presidenziali del 2016, per riaprire la trattativa sull’interrogatorio del capo della Casa Bianca. Giuliani, riporta il quotidiano “Washington Post”, ha riferito al procuratore le resistenze di Trump e dei suoi consiglieri a sottoporsi ad un interrogatorio degli inquirenti federali, ma non ha escluso del tutto la possibilita’, insistendo anche per conoscere con maggior chiarezza una data indicativa per la conclusione delle indagini, che proseguono in varie forme da quasi tre anni. Mueller ha replicato ribadendo che vorrebbe chiedere a Trump che decisioni ha preso durante il periodo della transizione (dopo l’elezione e prima dell’insediamento) e nei primi mesi della sua presidenza. Un interrogatorio per Mueller e’ ineludibile per chiudere la parte dell’inchiesta che riguarda l’accusa di possibile ostruzione alla giustizia.

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Usa-Francia, Macron sollecita Washington a mantenere il suo ruolo di difensore mondiale della democrazia

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – In un appassionato discorso al Congresso riunito in seduta congiunta, il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto appello al presidente Donald Trump e agli Stati Uniti a mantenere il loro ruolo di difensori della democrazia e dei diritti umani a livello mondiale. Lo riporta il quotidiano “Wall Street Journal”, aggiungendo che Macron ha avvertito che, data la “fase critica” attraversata dalla comunita’ internazionale, in caso contrario le istituzioni internazionali potrebbero crollare. “Se come comunita’ mondiale non agiamo urgentemente – ha affermato il presidente francese – sono convinto che le istituzioni internazionali, incluse le Nazioni Unite e la Nato, non potranno piu’ esistere”, consentendo cosi’ ai paesi autoritari di “riempire il nostro vuoto”. Dichiarazioni che suonano come una sfida al programma “America First” di Trump. Macron ha anche messo in guardia contro “l’illusione del nazionalismo”, ha invocato la necessita’ di costituire un “ordine mondiale del XXI secolo”, una prospettiva che ha bisogno “piu’ che mai dell’impegno degli Stati Uniti che e’ stato decisivo nella creazione e nel mantenimento dell’attuale mondo libero”. “Dovete ora – ha sollecitato il leader francese – aiutare a mantenerlo e a reinventarlo”. Macron tornera’ a casa con pochi risultati sul fronte del futuro delle relazioni commerciali. Ieri il presidente francese si e’ espresso chiaramente in favore di un commercio libero ed equilibrato, e ha pronunciato un monito anche in merito ai mutamenti climatici. “Diciamocelo, non esiste un Pianeta B”, ha detto Macron, auspicando che “un giorno gli Stati Uniti tornino ad aderire all’accordo di Parigi”. Quanto all’Iran, il titolare dell’Eliseo ha dichiarato che il paese non si dotera’ di armamenti nucleari “non oggi, non tra cinque anni, non tra dieci anni, mai”. Ritiene, pero’, che gli Usa e altre potenze non dovrebbero abbandonare l’accordo del 2015 (il Joint comprehensive plan of action) senza sostituirlo con qualcosa di piu’ significativo.

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Spagna, il Pp teme l’impatto della crisi di Madrid

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – Il Partito popolare (Pp) rischia che la crisi scatenata dal caso del Master di Cristina Cifuentes si diffonda in tutto il territorio nazionale. Ne parlano oggi i principali quotidiani spagnoli che ricordano come, con le elezioni del 2019 all’orizzonte, il leader del Pp Mariano Rajoy sia preoccupato che le dimissioni della Cifuentes, dal ruolo di presidente della Comunita’ di Madrid possano, scatenare una guerra interna al partito. Altro rischio, non meno grave, e’ quello che lo scandalo Cifuentes possa anche favorire il consenso elettorale nei confronti di Ciudadanos, privando cosi’ il Pp di un roccaforte chiave per affrontare le elezioni generali del prossimo anno. Il Pp e’ infatti rimasto senza un candidato per il piu’ importante governo regionale dei cinque che e’ riuscito a mantenere a un anno dalle prossime elezioni, e rischia cosi’ che la crisi di Madrid si estenda anche al resto della Spagna, aumentando le possibilita’ che Ciudadanos riesca a generare una tempesta perfetta in grado di sciogliere definitivamente il partito, come sottolineato da “El Pais”.

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Gran Bretagna, controffensiva dei sostenitori del leader del Partito laborista Jeremy Corbyn

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – Il leader dei sindacati britannici, Len McCluskey, e’ sceso in campo a difesa del leader del Partito laborista guidando quella che appare come una vera e propria della controffensiva della sinistra per contrastare la marea crescente di critiche che negli ultimi tempi aveva investito Jeremy Corbyn: e lo ha fatto in maniera persino minacciosa, avvertendo gli avversari che “dovranno pagare il conto”. A questa controffensiva il quotidiano conservatore “The Times” oggi giovedi’ 26 aprile dedica ampio spazio: innanzitutto riportando il contenuto di un articolo di appunto Len McCluskey pubblicato sull’autorevole ed antica rivista laborista “New Statesman”. McCluskey, che in quanto leader della centrale sindacale unica britannica Unite e’ il principale donatore del Partito laborista e si picca di esserne il “kingsmaker”, nel suo intervento accusa l’ala destra e centrista del partito di diffondere solo calunnie, presentando l’attuale leadership di Corbyn come “un’accozzaglia di misoginia, antisemitismo e prevaricazione”; e di questo “miscuglio di critiche”, scrive il leader sindacale, “saranno chiamati a render conto” quegli esponenti di cui fa il nome e cognome: Chris Leslie, Neil Coyle, John Woodcock, Wes Streeting, Ian Austin ed altre “poche dozzine di parlamentari” che lui definisce “hater di Corbyn” che ogni mattina si svegliano pensando soltanto a come possono nuocergli”. Il virulento attacco di McCluskey, ricorda il “Times”, arriva in risposta all’aspra polemica che si e’ sviluppata nelle scorse settimane sull’antisemitismo che serpeggia nel Partito laborista, in particolare, e nella sinistra britannica in generale. Al suo intervento si aggiunge quello della corrente di sinistra del partito Momentum, che sta portando avanti una mozione nelle sezioni del partito in cui si afferma che le accuse a Corbyn di antisemitismo sono “una distrazione”: la mozione di Momentum non nega l’esistenza di posizioni antisemite nel Partito laborista ma, secondo i suoi militanti, e’ solo “una distrazione dalle questioni veramente importanti” e l’attuale campagna sul tema sarebbe il frutto della convergenza strategica tra quanti vogliono minare la leadership di Jeremy Corbyn e coloro che intendono “silenziare” le critiche a Israele, assai diffuse nella sinistra britannica. Il primo banco di prova di questa controffensiva della sinistra laborista, scrive il “Times”, si avra’ martedi’ prossimo 1° maggio, quando la mozione di Momentum sara’ messa ai voti tra gli iscritti al partito nella circoscrizione di Lewisham Deptford, nel sud-est di Londra, in cui la corrente e’ molto forte.

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Francia, Bollore’ indagato per corruzione

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – Dopo un fermo durato 36 ore, ieri l’industriale francese Vincent Bollore’ e’ stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Parigi. Ne parla “Le Monde”, spiegando che il magnate bretone e’ indagato per “corruzione di pubblici ufficiali stranieri” volta a ottenere concessioni nei porti della Guinea e nel Togo. In una nota diffusa nel pomeriggio, il gruppo Bollore’ specifica che l’industriale e’ ancora “presunto innocente” e che “finalmente potra’ avere accesso a questo dossier di cui non ha mai avuto conoscenza e rispondere a queste accuse infondate”. Insieme a Bollore’ sono state indagate anche altre due persone: Gilles Alix, direttore generale del gruppo, e Jean Philippe Dorent, responsabile del polo internazionale Havas. Secondo i giudici di istruzione, Aude Buresi e Serge Tournaire, esistono “indizi gravi o concordanti che lasciano pensare al fatto che il gruppo Bollore’ abbia fatto ricorso a metodi illegali per ottenere contratti nei due paesi dell’Africa occidentale”. Il presidente del Togo, Faure Gnassingbe’, e quello della Guinea, Alpha Conde’, avrebbero beneficiato di consulenze in comunicazione durante le campagne presidenziali. Secondo gli inquirenti queste azioni sarebbero state fatturate a prezzi irrisori per favorire il gruppo una volta arrivati al potere.

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Usa-Francia, il presidente Macron difende il multilateralismo davanti al Congresso statunitense

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese, Emmanuel Macron, e’ intervenuto ieri al Congresso degli Stati Uniti con un discorso pronunciato in inglese e durato circa un’ora. Lo riporta la stampa transalpina, sottolineando che il capo di Stato francese si e’ espresso in favore del multilateralismo. Macron e’ stato applaudito piu’ dai deputati democratici che da quelli repubblicani. “Si puo’ scegliere l’isolazionismo, il ritiro e il nazionalismo, e’ un’operazione tentatrice per calmare le nostre paure” ha detto il presidente francese, che durante il suo intervento ha parlato anche delle questioni ambientali, spiegando che “non c’e’ un pianeta B”. “Libe’ration” dedica un articolo alle trattative tra Trump e Macron in merito all’accordo sul nucleare iraniano. Dinnanzi alla minaccia del leader statunitense di far uscire il suo paese dal trattato, Macron punta a “guadagnare tempo per evitare quello che la Francia considera come lo scenario peggiore”. Il capo dell’Eliseo deve fornire un’argomentazione convincente al suo interlocutore. Un’impresa difficile visto che Teheran per il momento ha rispettato gli impegni previsti dall’accordo. Per questo, Macron spera di convincere Washington a partecipare a un nuovo accordo che dovrebbe coprire tre campi: il controllo dell’attivita’ nucleare dopo il 2025, l’inquadramento delle attivita’ balistiche e l’influenza militare iraniana nel Medio Oriente.

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Iran, Berlino: “un nuovo accordo sul nucleare non e’ in discussione”

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – In concomitanza con la visita negli usa del presidente Francese, Emmanuel Macron, l’attenzione si e’ concentrata soprattutto sul tema dell’accordo sul nucleare con l’Iran. Il ministero degli Esteri tedesco ribadito l’opposizione di Berlino a una eventuale rinegoziazione dell’accordo, come richiesto da Washington: “Un nuovo accordo sul nucleare non e’ in discussione”, ha detto un portavoce del ministero. “L’accordo sul nucleare e’ stato negoziato con sette nazioni e l’Unione europea”, ha sottolineato il funzionario, aggiungendo che non sarebbe possibile giungere a un nuovo accordo vincolante sulla base di un consenso meno esteso. Il portavoce ha anche sottolineato che Macron ha proposto di concludere un accordo aggiuntivo basato su quello vecchio. “Per noi, la posizione rimane chiara: la massima priorita’ e’ il mantenimento dell’accordo sul nucleare e la sua piena attuazione su tutti i fronti”, ha proseguito il portavoce. Il ministero degli Esteri e’ “in stretto e costruttivo coordinamento” con Francia e Gran Bretagna, nonche’ con gli Stati Uniti. La Germania ha altresi’ ribadito la propria preoccupazione per il programma missilistico di Teheran. “Condividiamo l’analisi, condividiamo la preoccupazione e ora stiamo cercando il processo giusto”. Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha accolto negativamente le parole di Macron e del presidente Usa Donald Trump: “Si vuole decidere circa il futuro (dell’accordo) senza l’Iran”, ha dichiarato Rohani, “ma prima dovrebbero spiegare cosa hanno fatto gli Usa negli ultimi due anni per la sua implementazione”. L’accordo sara’ anche oggetto dei colloqui fra il cancelliere tedesco, la cristiano democratica Angela Merkel (Cdu), e il presidente Trump quest’oggi a Washington.

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Maas a Bruxelles, la Germania offre un miliardo di euro in piu’ per la Siria

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – La Germania fornira’ un miliardo di euro per la popolazione siriana e per i rifugiati di guerra nei paesi limitrofi. Il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Heiko Maas (Spd), lo ha annunciato mercoledi’ a Bruxelles, dove ha partecipato a una conferenza di 80 paesi donatori della Siria organizzata dall’Onu e dalla Ue. Stando al ministero degli Esteri tedesco, altri 300 milioni di euro possono essere stanziati nella seconda meta’ dell’anno, se il bilancio federale si manterra’ in positivo. Cio’ significherebbe che la Germania nel suo complesso sarebbe di nuovo al livello degli impegni di aiuto dell’anno precedente. Dall’inizio della guerra civile nel 2012 in Siria, la Germania ha gia’ erogato aiuti per 4,5 miliardi di euro. “La priorita’ deve essere la protezione della popolazione civile”, ha detto Maas. Il ministro ha anche ribadito che la Germania ha “preso un forte impegno nei confronti degli sforzi per riavviare il processo politico per risolvere il conflitto” Solo in Siria, 13 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari. Inoltre, milioni di rifugiati in Turchia, Libano e Giordania hanno bisogno di sostegno. La seconda quota pianificata dell’aiuto tedesco di 300 milioni di euro dovrebbe essere disponibile a partire dalla meta’ di luglio.

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I mercati tornano a investire nei titoli pubblici dell’Italia

26 apr 10:52 – (Agenzia Nova) – Il principale indicatore di rischio dei titoli pubblici dell’eurozona, e cioe’ il differenziale (spread) del prezzo tra i Btp italiani e quelli tedeschi, e’ rimasto tranquillo mentre gli investitori attendono il prossimo passo della Banca centrale europea: lo riferisce oggi giovedi’ 26 aprile il quotidiano economico britannico “The Financial Times” nella sua quotidiana analisi dei mercati finanziari. L’analista Kate Allen nel suo articolo rileva come quello spread nella prima parte di questa settimana abbia raggiunto il livello piu’ basso da due anni a questa parte, nonostante il fatto che la risalita dei rendimenti dei titoli pubblici a livello globale ed a dispetto dei dati sui recenti deludenti risultati economici dell’eurozona: ieri mercoledi’ 25 aprile il differenziale tra i buoni del Tesoro italiano a 10 anni ed il corrispondente Bund della Germania sia sceso ad appena 111 punti base. Il dato, spiega il quotidiano della City di Londra, e’ in parte dovuto all’aumento del rendimento dei Bund tedeschi, trascinato al rialzo dalle recenti mosse del Tesoro degli Stati Uniti; ma in parte e’ anche il risultato della costante discesa dei rendimenti dei titoli pubblici dei paesi periferici dell’eurozona. Quest’ultimo trend, spiega l’analista Kate Allen, e’ causato dalle migliori performance economiche dei paesi periferici dell’area euro e dalle note positive emesse dalle agenzie di rating sui loro debiti statali: questi combinato disposto ha spinto gli investitori a tornare a comprare, attratti verso questi titoli europei in un mercato mondiale dominato dai bassi tassi di remunerazione. Tuttavia, avverte l’analista, gli ultimi dati economici dell’eurozona, peggiori del previsto nelle ultime settimane, suggeriscono che la crescita europea sta rallentando, proprio mentre la Bce sta progressivamente riducendo il suo programma di acquisto di obbligazioni statali (noto come “quantitative easing”) che dovrebbe terminare nel prossimo autunno. Gli investitori dovrebbero ragionevolmente aspettarsi che questi fattori spingano in alto i rendimenti dei titoli dei paesi europei periferici. Al contrar‭io pero’ secondo l’esperto Nick Gartside di JPMorgan Asset Management, citato dal “Financial Times”, il calo dello spread al contrario continuera’: “Non c’e’ ragione perche’ lo spread tra i Btp italiani ed i Bund tedeschi non cali fino a 100 punti base”, dice Nick Gartside; aggiungendo che potrebbe persino “scendere al livello minimo toccato nel 2015”, a 90 punti base. “La Bce”, spiega l’analista di JPMorgan Asset Management, “e’ stata chiarissima nel comunicare che la risalita dei tassi di interesse sara’ molto lenta e inoltre oggi l’Italia e’ in una situazione economica molto migliore del passato”.

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