Key4biz

Rai, nuovo Cda imminente ma nel silenzio e nessuna trasparenza

L’Italia continua a confermarsi uno strano Paese… Nel silenzio dei più, è stata data notizia che in occasione dei lavori dell’Assemblea della Camera dei Deputati tenutasi ieri l’altro mercoledì 30 giugno è stato approvato il calendario dei lavori per il mese di luglio 2021 ed il programma dei lavori per i mesi di agosto e settembre 2021: l’elezione dei 4 membri del Consiglio di Amministrazione Rai è stata finalmente calendarizzata per il 7 luglio (ipotizzavamo questa data nel nostro ultimo intervento, vedi “Key4biz” di venerdì 25 giugno 2021, “Raggi di luce nell’oscurità, segnali di trasparenza da Cinecittà e Rai”).

Il Presidente Roberto Fico ha annunciato ufficialmente che questo prevede l’ordine del giorno di mercoledì della prossima settimana 7 luglio: “Mercoledì 7 luglio (ore 9.30 – 13.30 e 16 – 19.30, con eventuale prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)” e l’odg reca “Votazione – per schede – per l’elezione di due componenti il consiglio di amministrazione della Rai”. Viene precisato che è stato convenuto che la Commissione Bilancio possa riunirsi durante la votazione.

Sul sito del Senato, ad oggi venerdì 2 luglio, non è stato ancora pubblicato il calendario dei lavori per la prossima settimana, ma si ha ragione di prevedere che il 7 luglio andrà a coincidere. Oggi si ha soltanto notizia che l’Assemblea di Palazzo Madama è convocata martedì 6 luglio alle ore 16:30, per il calendario dei lavori dei giorni successivi…

Ciò premesso, ricapitoliamo: il 31 marzo 2021 è stato pubblicato l’avviso di Camera e Senato a presentare auto-candidature per il Cda Rai entro il 30 aprile 2021. Il 5 maggio 2021, sono state rese di pubblico dominio le candidature, con pubblicazione dei curricula dei 194 “aspiranti consiglieri”.

Da allora, silenzio tombale (e son trascorsi 2 mesi due!): né il Presidente della Camera Roberto Fico né la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati hanno ritenuto di avviare una qualche forma di pubblica interlocuzione con i candidati, né di sperimentare una procedura comparativa pur minima. Né ci sembra di aver ascoltato, in questi due mesi, la voce di un qualche parlamentare che perorasse ciò: incredibile, ma vero. Passività, inerzia, acquiescenza?!

Perdura una cappa di nebbia totale

Un qualche appello della società civile è stato completamente ignorato.

Ogni tanto, poi, emerge un segnale di attività da soggetti sensibili: con ricaduta mediatica assai modesta, per esempio, ieri giovedì 1° luglio la casa editrice Laterza ha organizzato un curioso convegno online, in collaborazione con il quotidiano “Il Corriere della Sera”.

Così recitava l’iniziativa, semi-clandestina, promossa da Giuseppe Laterza: “Il rinnovo dei vertici della Rai è il momento giusto per una discussione competente e senza tabù su pluralismo e rapporti con i partiti, criteri di gestione e responsabilità dei giornalisti. Per capire come la Rai può e deve essere al servizio dei cittadini”.

L’incontro, introdotto da Giuseppe Laterza e trasmesso su YouTube, è stato coordinato da Antonella Baccaro del “Corriere della Sera” (in verità, ci saremmo aspettati Aldo Grasso, firma “pesante” del quotidiano in materia televisiva e decano dei critici televisivi italiani…). Sono intervenuti: Valeria Fedeli, senatrice del Partito Democratico e membro della Commissione Parlamentare di Vigilanza; Elisa Giomi, docente di comunicazione e media all’Università Roma Tre e componente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), Giampaolo Rossi, ex Presidente di Rai Net, membro del Cda Rai (e verosimilmente confermato per un secondo mandato, “in quota” Fratelli d’Italia), Marino Sinibaldi, Presidente del Centro per il Libro e la Lettura del Ministero della Cultura (Cepell) e già Direttore di Radio 3…

Dibattito promosso dall’editore Laterza, ieri: cortese scontro tra Valeria Fedeli (Pd) e Giampaolo Rossi (FdI)

Cosa è emerso da questa ora e mezza di dotta discussione?!

In verità, poco di nuovo, se non un cortese “scontro” tra Valeria Fedeli e Giampaolo Rossi: la prima ha sostanzialmente accusato il Cda ancora (per poco) in carica di non aver saputo definire un preciso ruolo della Rai nel mutato scenario multimediale nazionale, il secondo ha segnalato che il “piano industriale” – da lui ritenuto innovativo e valido – è stato ostacolato, nella sua attuazione, da ritardi del Ministero dell’Economia, ovvero dal passaggio tra tre differenti governi, e quindi congelato a causa della pandemia Covid-19… Giampaolo Rossi ha rivendicato il successo di RaiPlay ed ha lamentato come sia mancata e manchi, nella società italiana, una discussione ampia aperta collettiva sui futuri possibili della Rai. Il consigliere “destrorso” ha poi lamentato quanto sia basso il canone Rai rispetto agli altri Paesi europei e come a Viale Mazzini arrivino soltanto 74 euro sui 90 euro pagati dai cittadini. Ha anche segnalato che un terzo delle risorse della tv pubblica vengono da fonte altra rispetto al canone (pubblicità e ricavi commerciali) e questa dinamica produce inevitabilmente “frizioni”. Valeria Fedeli ha invocato un “Pnrr” per il servizio pubblico (in effetti, il “piano” ignora completamente la Rai!) ed ha invitato Rossi ad entrare nel novero di coloro che, nell’ambito del Pd, questa discussione l’hanno avviata oltre un anno fa…

Marino Sinibaldi si è concentrato sul “caso Fedez” (le sue proteste in occasione delle presunte censure subite durante il Concertone del 1° maggio), sintomatico di come la Rai sia ormai “scavalcata” da quel che avviene attraverso i “social media”.

Al di là di questo ultimo confronto intellettuale (senza dubbio utile anch’esso, sebbene non abbia registrato – come altre sporadiche iniziative dei mesi scorsi – alcuna rassegna stampa: per esempio, come abbiamo già segnalato in relazione agli incontri promossi da Articolo Uno il 7 maggio e da Articolo21 il 18 maggio), poco si muove, ufficialmente.

Nessun partito ha assunto – almeno ufficialmente – una posizione precisa sulla Rai che verrà e sui consiglieri di amministrazione che andrà a “designare”.

Dibattito politico sulla Rai: zero. Trasparenza: zero. Proposte di legge di riforma: sonnecchianti

L’appello al Parlamento sottoscritto da un gruppo di 119 intellettuali, accademici, studiosi del settore, artisti, manager, giornalisti, sindacalisti ed ex parlamentari, reso noto l’11 maggio, affinché, “superata al meglio l’incombenza delle nomine previste dalla legge, passi alla riforma strutturale del Servizio Pubblico” sembra caduto nel vuoto. L’appello si poneva “contro la fatalità della lottizzazione”, ma, al tempo stesso, paradossalmente non invocava un pubblico dibattito ed una procedura comparativa sulle nomine imminenti. Fatalismo sulle nomine, insomma…

L’iter per la “riforma” della Rai procede lentamente: nessuno ci crede veramente.

L’11 maggio 2021, in VIII Commissione del Senato si era svolta una seduta preliminare e, in particolare dalla Lega Salvini, vista l’intenzione di presentare un proprio disegno di legge, era arrivata la richiesta di far slittare di qualche giorno la calendarizzazione dei provvedimenti, rispetto a quanto aveva originariamente immaginato l’ufficio di presidenza con avvio il martedì 18 maggio. Nella seduta del 25 maggio, non senza una certa tensione tra i gruppi, si era deciso un rinvio in modo da svolgere l’esame sull’insieme delle proposte che erano state messe a punto o annunciate.

La proposta della Lega è arrivata con un ddl a prima firma del capogruppo Massimiliano Romeo, depositato l’8 giugno. Le proposte sono ad oggi quindi ben 8 (otto!): a parte l’ultima arrivata… quella di Valeria Fedeli (Pd), il ddl di Primo Di Nicola (M5s), quelli di Maurizio Gasparri, Massimo Mallegni e Alberto Barachini (3 proposte targate Forza Italia), la proposta di Loredana De Petris (Leu) e quella di Davide Faraone (Italia Viva). Da Fratelli d’Italia, nessuna proposta, curiosamente…

Come dire? Le varie proposte di legge sulla riforma della Rai sono state “incardinate”, ma l’iter slitterà sicuramente a settembre…

Nel mentre, qualche giornalista si appassiona ad un toto-nomine, peraltro concentrato sulle cariche più importanti, ovvero la Presidente (verosimilmente sarà in “quota rosa”) e l’Amministratore Delegato, che verranno scelte dal Presidente del Consiglio Mario Draghi: c’è chi sostiene che ci sarà un qualche nome sorprendente, sganciato dalle logiche partitocratiche; c’è chi sostiene che invece il Premier sarà costretto a subire la lottizzazione partitica.

Gli scommettitori sono poi divisi tra chi prevede un “interno” e chi invece è sicuro che sarà un “esterno”.

Antonella Baccaro (la giornalista che ha coordinato il succitato dibattito a “Casa Laterza, Conversazioni d’Autore” ieri) sostiene oggi che il Governo vorrebbe che prima il Parlamento definisca l’eletta schiera dei 4, e soltanto dopo svelerà le proprie carte, in occasione dell’Assemblea dei soci (Ministero dell’Economia e Società Italiana Autori Editori – Siae) convocata per lunedì 12 luglio. Scrive Baccaro: “il messaggio suonerebbe così: prima vi accordate voi sui nomi e poi il Governo farà i propri. In caso contrario, si dovrà andare alla proroga degli attuali vertici”.

Si ricordi che per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2020 non c’è urgenza, dato che il “Milleproroghe” ha fatto slittare i termini al 29 luglio.

Criticità: il consigliere “in quota” Forza Italia (2 poltrone per 3 partiti?) e lo scontro interno al M5S (Grillo/Conte)

Le questioni più critiche sono rappresentate – al di là del vuoto cosmico su “quale” Rai si vorrebbe – dalla difficoltà di definire un consigliere “in quota” Forza Italia (nell’attuale Cda, il partito di Silvio Berlusconi non ha un “proprio” esponente) e dai conflitti radicali che sta attraversando il Movimento Cinque Stelle (“chi” sceglie, alla fin fine? Beppe Grillo o Giuseppe Conte?!): queste due dinamiche potrebbero “consigliare” la partitocrazia a rimandare l’elezione del 7 luglio.

Qualche “bookmaker” accetta scommesse per una proroga a settembre: ipotesi che abbiamo intercettato anche nelle parole – forse un lapsus… – dell’attuale Amminiistratore Delegato Fabrizio Salini qualche giorno fa (vedi “Key4biz” di martedì 22 giugno 2021, “La Rai presenta i palinsesti. Salini in prorogatio fino a settembre?”).

Per quanto riguarda il centro-destra, la situazione può essere così simpaticamente descritta: “2 poltrone per 3”, ovvero… 2 consiglieri di amministrazione in quota di… 3 partiti. Il compromesso non sarà facile.

Fratelli d’Italia dovrebbe confermare – come accennato – Giampaolo Rossi, che gode della fiducia della leader Giorgia Meloni, e la Lega pare voglia confermare per un altro mandato triennale Igor De Biasio.

Se così fosse, sarà curioso osservare che 3 dei 7 membri del Cda saranno gli stessi dell’attuale Consiglio, dato che il consigliere dei dipendenti Rai è stato e resta Riccardo Laganà (eletto ormai un mese fa, il 7 giugno). Prevarrà continuità, paradossalmente?!

E c’è chi ipotizza uno “scambio merce” tra Forza Italia e Fratelli d’Italia: l’Amministratore Delegato della Rai potrebbe essere un professionista gradito a Silvio Berlusconi e Gianni Letta, ed “in cambio” Forza Italia potrebbe sacrificare la presidenza della Vigilanza Rai, consentendo uno “switch” tra Alberto Barachini e Daniela Santanchè

Vuoto cosmico sulla Rai futura

Quel che è sicuro, quel che si conferma evidente è che nessuno dei partiti ha prospettato una pur minima idea – di strategia e di sistema – su quale “Rai futura” vorrebbe: questa idea di Rai non emerge certamente dalle proposte di legge presentate, che affrontano tasselli del mosaico del servizio pubblico radiotelevisivo. Vuoto cosmico, veramente.

La Commissione di Vigilanza appare poi un po’ intorbidita da sonnolenza da caldo torrido: non risulta convocata e gli ultimi interventi sono stati l’audizione del Direttore Canone e Beni Artistici della Rai Nicola Sinisi (sulla vicenda di presunti furti denunciata da “Striscia la notizia”) martedì 22 giugno, e la settimana prima, martedì 15 giugno, l’audizione del Vice Direttore Generale della Siae Sergio Maria Fasano nell’economia della “indagine conoscitiva sui modelli di governance e sul ruolo del Servizio pubblico radiotelevisivo, anche con riferimento al quadro europeo e agli scenari del mercato audiovisivo” (indagine che pure procede, anch’essa, ad andamento lento). 

Dal “fronte Rai”, notizie positive almeno per quanto riguarda l’avvio, questa mattina a Spoleto (nell’economia dello storico Festival dei Due Mondi, quest’anno affidato alla direzione di Monique Veaute), della prima edizione sperimentale del “Festival Rai per il Sociale”, organizzato dal servizio pubblico – ovvero dalla Direzione Rai per il Sociale guidata da Giovanni Parapini – in collaborazione con ASviS (l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile). A fare da filo conduttore degli incontri in programma fino a domenica, c’è il tema della “sostenibilità”.

È questa una delle “visioni” del servizio pubblico radiotelevisivo che dovrebbero essere sviluppate al meglio, perché certamente contribuiscono ad un preciso profilo identitario. E non è casuale che mercoledì 30 giugno il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), la testata giornalistica italiana oggettivamente più sensibile rispetto a queste tematiche, abbia dedicato alle attività di Giovanni Parapini una lunga intervista curata da Angela Calvini, richiamata anche in prima pagina, in un articolo di intitolato “La Rai, una tv sociale che parla coi fatti”.

Elezione Cda Rai: “tutto finirà con un messaggino telefonico dei capigruppo?!”

Rispetto ai 194 italiani che si sono candidati al Cda Rai, va segnalato che questa volta non ci sono nemmeno stati esercizi di analisi: per esempio, la Fondazione Openpolis si è limitata ad una scheda dedicata a “Come vengono nominati i vertici Rai”, il 10 maggio 2021…

Nessuno ha pensato di elaborare una qualche forma di comparazione tecnica, a partire da una lettura critica dei curricula dei consiglieri di amministrazione…

Ed abbiamo già segnalato come sia purtroppo fallito il tentativo promosso dall’Usigrai: a partire dal 28 maggio, soltanto 7 dei 194 candidati hanno accolto l’appello a pubblicare una video-presentazione della propria candidatura sul canale YouTube del sindacato dei giornalisti Rai. Crediamo che meritino essere almeno citati (li riportiamo qui di seguito in ordine alfabetico, indicando tra parentesi le visualizzazioni che risultano ad oggi): Roberto Amen (118 visualizzazioni), Tullio Camiglieri (82), Remigio del Grosso (108), Mihaela Gavrila (45), Mario Marazziti (36), Stefano Menichini (146), Daniela Tagliafico (20)… Sarebbe bello che queste visualizzazioni potessero in qualche modo corrispondere ai voti che i nostri parlamentari andranno ad esprimere a Montecitorio e Palazzo Madama: almeno avremmo l’impressione che deputati e senatori hanno letto (sfogliato?) i curricula e magari ascoltano alcune idee sulla Rai… Perché la gran parte degli altri candidati non ha accolto l’invito? Come dire?! Verosimilmente la gran parte dei candidati ritiene che la “elezione” sia tale soltanto in apparenza, e che si tratta in verità di una discrezionale cooptazione partitocratica, che certo non deriva da un serio e pubblico confronto tecnico su competenze ed esperienze (e, magari, anche “idea di Rai futura”)…

Conclusivamente, come scriveva il “grande saggio” Vincenzo Vita su “il Manifesto” di ormai quasi un mese fa (9 giugno): “Neppure si è accettata l’ipotesi di dedicare qualche spazio di discussione alle candidature, presentate magari attraversi i canali diffusivi di Camera e Senato”.

E si domandava, con condivisibile amarezza: “tutto finirà in un’indicazione dell’ultimo minuto dei capigruppo, con un messaggino telefonico?”.

Temiamo che questa pessimistica previsione sia quella che si concretizzerà il 7 luglio (se la convocazione dell’elezione non verrà rimandata…).

Con buona pace della trasparenza. E della democrazia.

Clicca qui, per il programma del 1° Festival Rai per il Sociale (Spoleto, 2-4 luglio 2021), promosso dalla Direzione Rai per il Sociale

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