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Rai: il ‘contratto di servizio’ 2023-2028 vicino alla meta. Ma resta fumoso

Secondo il calendario dei lavori parlamentari, quella odierna (martedì 26 settembre 2023) doveva essere una giornata nodale, nei lavori della Commissione bicamerale di Vigilanza sulla Rai, in relazione all’approvazione del mitico “contratto di servizio” che regola (dovrebbe regolare) i rapporti della concessionaria con lo Stato, ovvero con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (il Mimit ex Mise alias Ministero per lo Sviluppo Economico) che è il contraente per conto del Governo.

La dipartita del Presidente Giorgio Napolitano ed i correlati riti funebri hanno determinato che oggi i lavori parlamentari fossero sospesi, e quindi la questione verrà ripresa domani, mercoledì 27, con una duplice convocazione, alle ore 8:30 ed alle 20. E già questi orari di calendarizzazione confermano la volontà della Presidente Barbara Floridia (M5s) di accelerare la tempistica di approvazione del parere consultivo – obbligatorio ma non vincolante – da parte della Commissione.

Giovedì 14 settembre, la Commissione aveva deciso che il termine per la presentazione degli emendamenti sarebbe stato spostato a mercoledì 20 settembre alle ore 10,00. Sempre il 20 settembre, alle 20,00 – era stato deciso – veniva fissata la prima riunione per il dibattito e l’illustrazione degli emendamenti, che doveva proseguire la mattina successiva, il 21 settembre, alle 8:30. Il termine per l’invio del parere al Ministero delle Imprese e del Made in Italy era stato fissato per il 27 settembre…

Chi segue la rubrica “ilprincipenudo” che IsICult cura da molti anni per il quotidiano online “Key4biz” si sarà domandato perché – nei giorni scorsi – non abbiamo dedicato particolare attenzione alla dinamica in atto, ed una risposta è doverosa.

La gestazione del “contratto di servizio” Rai pecca di almeno 3 deficit:

  1. carenza di trasparenza amministrativa e di volontà contrattuale precisa, con un sinallagma sfuggente;
  2. non adeguato coinvolgimento dialogico della società civile, del terzo settore, degli stakeholder;
  3. tempistiche irragionevoli: dilazioni per mesi e mesi, testo secretato, ed improvvisa accelerazione.

Alcune criticità – per così dire – “metodologiche”: dopo lunghi mesi in cui era stato oggetto di occulte elaborazioni (come se si trattasse di un… segreto di Stato), la bozza di contratto è stata trasmessa dal Ministero guidato da Adolfo Urso alla Commissione bicamerale soltanto l’11 luglio 2023… non è mai stato reso pubblico un calendario delle audizioni su questo testo, né i criteri secondo i quali è stato chiamato dalla Commissione ad esprimersi il soggetto Alfa piuttosto che Beta… soltanto il 7 settembre 2023 la Commissione ha proposto un proprio parere, su iniziativa dei due co-relatori Maurizio Lupi (Noi Moderati alias Nm, anzi i servizi parlamentari precisano “Nm [N-C-U-I]-M” e confessiamo che capire meglio di qual partito si tratti qui non ci appassiona…), per la maggioranza, ed Antonio Nicita (Partito Democratico – Pd), per la minoranza… il termine per la presentazione di emendamenti è stato dapprima fissato al 13 settembre, per essere poi spostato al 21 settembre…

I parlamentari membri della Commissione hanno presentato oltre 400 emendamenti, ed anche soltanto sfogliare le oltre 80 pagine di questo documento provoca una sensazione di profondo sconforto, perché la quasi totalità delle proposte verte su questioni minori e marginali, formali e testuali.

Senza che venga affrontato il vero problema: la perdurante assenza di una precisa definizione delle “prestazioni” e (quindi) delle “controprestazioni”… Così come è “nuovamente” impostato, questo testo non è un vero contratto, ma un mero documento di auspici, un simpatico accordo di massima, insomma una stretta di mano tra galantuomini… Se non addirittura – come ha evocato qualcuno (e finanche l’ex Presidente della Rai Roberto Zaccaria, nella veste di “audito” dalla Commissione) – una sorta di “libro di sogni”.

Cui prodest, questa vaghezza strutturale del documento?!

Alla Rai, anzitutto, che sa che questo testo, alla fin fine, non serve proprio a niente… Non è strutturato in modo preciso e puntuale, come avviene in Francia, Paese nel quale anche il numero delle ore di un certo genere televisivo è ben quantificato, ed a fronte di ciò lo Stato assegna uno specifico corrispettivo economico (prestazione / controprestazione, appunto: chiamasi sinallagma).

Al Ministero che, così “firmando” un simile testo, non s’assume obblighi precisi in termini di “controprestazioni” (danaro): cosa può pretendere Rai, se essa stessa non focalizza e non precisa le “prestazioni”?!

Diverte osservare la condivisibile osservazione critica manifestata il 7 settembre 2023 dal co-relatore (di maggioranza) Maurizio Lupi (Nm): “il contratto di servizio non può essere considerato alla stregua di un trattato filosofico, dovendo attenersi alla indicazione di princìpi, impegni e obiettivi rivolti all’Azienda, che necessariamente devono essere tradotti in modo sintetico e non eccessivamente verboso ed articolato”. Bene… peccato che quel che si s’è concretizzato nei giorni successivi – ed in verità lo stesso parere elaborato da Lupi e Nicita – contraddica questi saggi intendimenti.

Il dibattito non è fuoriuscito dalle ovattate stanze parlamentari

Un qualche (raro) dispaccio di agenzia stampa ed un qualche giornalista di quotidiani ha cercato di trovare qualcosa di “curioso” negli emendamenti.

Un florilegio?!

Lo ha proposto l’agenzia stampa Adnkronos in un dispaccio di giovedì sera 21 settembre…

La Rai si impegna a dare “una rappresentazione positiva dei legami familiari secondo il modello di famiglia indicato dall’articolo 29 della Costituzione”, prevede uno degli emendamenti di maggioranza (il 5.29, a firma degli esponenti di Forza Italia Roberto Rosso, Maurizio Gasparri, Rita Dalla Chiesa, Andrea Orsini) al nuovo contratto di servizio della Rai all’esame della Vigilanza.

Alla maggioranza, che invoca il rispetto della famiglia basata sul matrimonio (l’articolo 29 della Costituzione) risponde l’opposizione: nell’emendamento 2.36 (firmato dagli esponenti Pd Stefano Graziano, Ouidad  Bakkali, Annamaria Furlan, Antonio Nicita, Vinicio Peluffo, Nicola Stumpo, Francesco Verducci) si chiede in genere il “rispetto verso la diversità”. Gli stessi firmatari (al 5-bis.8) chiedono poi il “rispetto della diversità di genere e di orientamento sessuale” e (al 5.32) “il rispetto dell’identità di genere nonché il contrasto ad ogni forma di omo-bi-lesbo-transfobia”. Il M5s, nell’emendamento 5.22 (Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico, Dario Carotenuto, Riccardo Ricciardi) introduce il concetto di “educazione sentimentale e sessuale”. Maria Stella Gelmini (Azione) nel suo 2.41 invoca l’impegno per “il contrasto alla violenza di genere, di tipo fisico, psicologico e sessuale”.

Si tratta di un tema che risulta trasversale a molte delle proposte di modifica alla bozza ministeriale del Contratto di servizio presentate da tutti i partiti.

Un altro argomento più volte toccato, anche nel dibattito in Vigilanza, è quello della lotta alle “fake news”. Ne parla ancora Maria Stella Gelmini, nel suo 4.1 in cui chiede di inserire nel “contratto” l’esplicito riferimento all’“occultamento di notizie relative a fatti rilevanti per la formazione di un’opinione libera e informata, sia nel senso dell’alterazione o distorsione deliberata nella rappresentazione dei fatti, a fini deliberatamente propagandistici”. Lo stesso fanno il Pd e il M5s: nel 4.3 si cita il “contrasto al fenomeno della disinformazione” e le iniziative per “sensibilizzare il pubblico nei confronti dei rischi derivanti dalla diffusione di notizie false”. Di un “rigoroso rispetto della deontologia professionale da parte dei giornalisti e degli operatori del servizio pubblico” tratta l’emendamento 4.6 di Fratelli d’Italia (firmato da Francesco Filini, Augusta Montaruli) e Lega (Giorgio Maria Bergesio), che specifica “fermo restando il contrasto alla disinformazione”.

Qualcosa di concreto emerge dalla proposta Fratelli d’Italia, nel 9.14 (prima firma Francesco Filini) chiede di sottotitolare “almeno l’85 % della programmazione delle reti generaliste tra le ore 6 e le ore 24”, ma evidentemente deve essere sfuggito ai presentatori che il contratto in bozza – versione 11 luglio – già prevede ciò (si veda l’art. 9 comma 2 lettera a.). Mentre Forza Italia, al 14.7 (prima firma Roberto Rosso) introduce l’impegno per la Rai a “realizzare internamente almeno il 60 per cento della propria offerta”.

Si tratta di questioni essenziali? No.

Ed è normale che parte del dibattito sia stato influenzato dal caso del programma dell’ex Presidente Marcello Foa che ha coinvolto un medico no-vax in una sua trasmissione radiofonica?! In effetti, in molti interventi, da Stefano Graziano (Pd) a Maria Stella Gelmini (Azione) per arrivare a Maria Elena Boschi (Iv), tra gli altri, hanno citato il caso dell’intervista dell’ex presidente di Viale Mazzini su RadioUno ad un medico negazionista sul Covid come “esempio” di ciò che il servizio pubblico non deve fare ma anche, ove accada, sanzionare con fermezza… Trattasi di questione epocale?! Non la riteniamo tale. Non ci sembra né normale, né sano, ma piuttosto sintomatico di una distrazione determinata da attenzione per eventi marginali, a fronte dell’assenza di una significativa ossatura del “contratto”.

Tanta attenzione alle pagliuzze, non vedendo la trave: trasformare un “contratto” in una “dichiarazione di intenti”, anzi in una stretta di mano tra galantuomini… Annacquare oltre il già annacquato?

Si dedica tempo ed attenzione ad una “pagliuzza”, anzi a tante pagliuzze… Ovvero a decine e decine di limature “testuali” marginali: auspicio di maggiore sensibilità verso gli stranieri ovvero gli immigrati oppure il terzo settore o l’ecologia, o la diversità culturale, o le minoranze linguistiche e finanche i minori, o, ancora, il pluralismo… eccetera eccetera eccetera: tutte graziose indicazioni generiche che lasciano il tempo che trovano.

Senza rendersi conto della… “trave”, ovvero della complessiva evanescenza di tutto questo testo.

Rebus sic stantibus, sarebbe opportuno un emendamento onesto, che cambiasse la titolazione del documento: non “contratto” (di servizio) ma “dichiarazione” (di intenti).

Soltanto alcuni dei parlamentari che hanno presentato proposte di emendamenti hanno centrato una questione essenziale: come è stato denunciato da più parti (per primo e in modo ben argomentato dal migliore osservatorio critico sulle politiche Rai qual è il blog denominato “BloggoRai”, che purtroppo resta anonimo nella identità dei suoi redattori), la parte del contratto che definisce gli obblighi specifici della tv pubblica è stata… derubricata: da “contratto” ad “allegato”.

Può sembrare un dettaglio giuridico formalistico, ma tale non è: ciò determina infatti che questa parte del contratto non venga pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e quindi questa eventuale decisione andrebbe ad annacquare ulteriormente la valenza contrattuale di un testo già geneticamente annacquato.

Ovvero – come abbiamo dimostrato tante volte anche su queste colonne – di un testo scritto non sulla sabbia, ma giustappunto sull’acqua.

Ci si augura che almeno questa correzione delicata ad un “errore” così grave e marchiano venga messa in atto nella imminente votazione degli emendamenti.

Chi ha interesse a derubricare gli obblighi della Rai da un “contratto” ad un “allegato” dello stesso? La solita logica del “facite ammuina” (tanto, poi, comunque nessuno controlla niente)

Il relatore di minoranza, il “demAntonio Nicita (che pure ben conosce queste materie, sia per passione accademica sia per esperienza come già consigliere Agcom), ha giustamente segnalato la questione fin dal suo intervento del 7 settembre, evidenziando come il nuovo contratto di servizio presenti delle “discontinuità” rispetto ai precedenti testi: “questo aspetto se, da una parte, può anche essere meritevole di apprezzamento, alla luce di un testo maggiormente semplificato e quindi più facilmente divulgabile, dall’altra comporta alcune problematiche poiché alcuni profili essenziali non sembrano essere sufficientemente trattati, come ad esempio i contenuti ora relegati nell’Allegato 1, peraltro escluso dalla pubblicazione in ‘Gazzetta Ufficiale’”.

Trattasi di “errore” peraltro certamente voluto dai redattori della bozza pervenuta dal Mimit: si conferma l’interesse, paradossalmente comune e convergente, delle due parti a rendere questo documento – ribadiamo – poco più che una simpatica dichiarazione di intenti.

Il Redattore Anonimo di BloggoRai rintracciava domenica scorsa 24 settembre le origini di questa gestazione: “questo Contratto NON è un contratto perché non contiene al suo interno l’oggetto stesso che ne costituisce il suo perno centrale cioè le obbligazioni: io ti do tanto e tu mi dai tanto. Semplicissimo: se l’oggetto del contratto diventa un allegato senza obbligo di attuazione (e di pubblicazione in Gu) non è un contratto, semmai potrà essere un accordo. Allora è successo che questo famigerato Allegato1 presente nella bozza formale in discussione in Vigilanza, nasce, si forma e si sviluppa in un contesto Rai e Mise (ora Mimit) ben precedente al governo Meloni. Nasce sotto il coordinamento della presidente Marinella Soldiche poi ha chiamato a collaborare una dirigente esterna, Cinzia Squadrone, che anzitutto mettono tutto sotto silenzio con il tacito assenso di chi invece avrebbe dovuto battersi per la pubblicità del dibattito. Il filo conduttore, la sua anima essenziale, la sua architettura, è tutta ispirata ad una “missione” o un modello di Rai che sente forte il timbro di mercato e privato, a partire dalla storia dei ‘Kpi’ (Key Performance Indicators), del ‘Digital Media Company’ e per concludersi in modo clamoroso con la volontà di espellere totalmente dal Contratto gli “obblighi specifici” previsti dall’art. 25 del precedente Contratto.  Già, ma perché? A chi giova alleggerire la Rai dall’adempiere ad “obblighi specifici” e dettagliati?”.

Rispetto alla specifica questione – Contratto / Allegato – “BloggoRai” propone anche una raffinata analisi, apprezzando che sia il Movimento 5 Stelle sia il Partito Democratico abbiano proposto di “rielevare” al rango di contratto il famigerato “Allegato”, ma con un curioso distinguo: “tra i 400 emendamenti presentati, sul tema Allegato 1 ne emergono due rilevanti. Il primo è stato presentato dal gruppo M5s e si legge “…Inserire il seguente: “25-bis. Offerta di servizio pubblico” e riprodurre di seguito il contenuto dell’Allegato I. conseguentemente, ogni qual volta ricorra nel documento la parola allegato 1, sostituirla con “articolo 25-bis” conseguentemente, sopprimere l’Allegato I.” (emendamento 25.0.1 prima firma Carotenuto), mentre in quello presentato dal gruppo Pd (emendamento 25.0.2 prima firma Graziano), si legge “Dopo articolo 25 aggiungere il seguente 25-bis (previsioni allegato 1) 1. Le disposizioni contenute nell’allegato 1 del presente contratto costituiscono parte integrante del contratto stesso e sono pubblicate in Gazzetta Ufficiale”. Sembrano emendamenti simili e sono accumunati dallo stesso proposito di “migliorare” le aberrazioni del testo iniziale (anche prevendendo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), in sostanza però non sono per niente simili: con il primo il termine “allegato” viene soppresso radicalmente e si ritorna ad articolo da reinserire con tutta la sua forza cogente all’interno del Contratto. Con il secondo emendamento Pd, invece, l’Allegato rimane in quanto tale, seppure le “disposizioni” si ritengono parte integrante la logica e il disegno sotteso rimane inalterato. È tutta altra cosa. Perché tanta ostinazione a mantenere aperto questo spiraglio sugli obblighi non obbligatori?”.

Rispondiamo alla domanda retorica del Redattore Anonimo di “BloggoRai”: “giova” a Rai, anzitutto, in un’ottica sopravvivenziale di breve periodo, e comunque deficitaria di forte profilo identitario; e “giova” al Ministero (e quindi al Governo), che, in assenza di definizione di obblighi ben identificati, ben descritti, ben delimitati, ben budgetizzati, può simpaticamente ignorare le richieste della concessionaria di budget adeguati…

Insomma, ancora una volta prevale la solita logica del “facite ammuina”.

Nella confusione e nella genericità, regna la discrezionalità e l’ambiguità.

Da segnalare che anche l’Alleanza Verdi Sinistra (Avs) propone saggiamente di re-innestare gli obblighi specifici dell’Allegato nel Contratto, con l’emendamento 2.0.1, a firma del senatore Peppe De Cristofaro.

Ancora una volta, poi… Il dibattito con la società civile?! Zero. Il confronto con i portatori di interesse?! Zero.

Da una presidente di commissione parlamentare qual è Barbara Floridia, attivista di un partito – qual è il Movimento 5 Stelle – che storicamente si batte per la massima trasparenza amministrativa e per il massimo dibattito pubblico, ci si poteva attendere di più.

Basti pensare che non risultano accessibili le memorie di coloro che sono stati auditi – con quale logica selettiva non è dato sapere – nel corso delle audizioni, ovvero la “documentazione” pervenuta e consegnata alla Commissione.

Ed è stato l’Istituto italiano per l’Industria CulturaleIsICult e questa testata giornalistica a decidere di pubblicare un paio di questi testi, quello del Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – Agcom e delle rappresentanti delle associazioni Donne In Quota e Rete per la Parità nell’edizione del 6 settembre di questa rubrica “ilprincipenudo”: vedi “Key4biz” del 6 settembre 2023, “Rai, nebbia sul contratto di servizio. Interviene anche l’Agcom. Documento in esclusiva”. E ciò basti… a proposito di disseminazione della documentazione e di stimolazione al dibattito critico!

Emerge da alcuni interventi ed emendamenti anche l’esigenza di “indicatori” che possano consentire la “misurazione” del livello di servizio pubblico, ma comunque tutto è auspicato in modo generico, senza alcun adeguato tecnicismo, rendendo l’apprezzabile intendimento – ancora una volta – un mero pio auspicio: il deputato leghista Stefano Candiani ha richiamato l’attenzione “sulla natura pragmatica che dovrebbe avere il contenuto del contratto di servizio in modo che, tramite precisi indicatori e parametri, si possa verificare il raggiungimento da parte della società concessionaria degli impegni e degli obiettivi cui è tenuta”.

Quali sarebbero gli “indicatori” ed i “parametri” che vengono proposti, ancor più se “precisi”?! Non è dato sapere. Semmai questa previsione venisse innestata nel contratto, essa sarebbe priva di significatività, in assenza di ulteriori precisazioni tecniche e metodologiche, se il pio auspicio venisse lasciato alla discrezionalità dei contraenti (Mimit e Rai).

Come si può ben auspicare la “misurabilità degli obiettivi”, se… gli “obiettivi” stessi vengono descritti in modo assolutamente generico?! Una contraddizione in termini? No, una presa in giro.

Ci si domanda se i nostri parlamentari – come s’usa dire a Roma – “ce fanno o ce sono?!”. Possibile che nessuno dei consiglieri parlamentari e dei consulenti di fiducia dei deputati e senatori dell’eletta schiera della Commissione bicamerale di Vigilanza sulla Rai abbia avuto la capacità (tecnica) ed il coraggio (politico) di proporre emendamenti che rendano questa “bozza”… un vero contratto?!

Così continuando, si rinnova la solita noiosa sceneggiata degli anni scorsi, in un rinnovato teatrino della politica non esattamente commendevole.

E qualcuno, fuori da Viale Mazzini e da San Macuto, sorride, apprezzando la prevedibile rinnovata deriva del servizio pubblico radiotelevisivo italiano per il quinquennio 2023-2028…

Clicca qui, per la bozza di “contratto di servizio” Rai 2022-2028 trasmessa l’11 luglio 2023 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) alla Commissione per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei servizi radiotelevisivi

Clicca qui, per la bozza di parere allo schema di parere parlamentare sul “contratto di servizio” Mimit-Rai, Commissione di Vigilanza 7 settembre 2023, proposto dai relatori (Maurizio Lupi e Antonio Nicita)

Clicca qui per il fascicolo degli emendamenti al “parere allo schema di contratto nazionale di servizio tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italye la Rai – Radiotelevisione Italiana S.p.a. per il periodo 2023 – 2028”, presentati entro il termine del 21 settembre 2023.

[ Nota: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

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