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Rai, consultazione riservata solo a chi ha internet. E gli altri?

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La consultazione pubblica della Rai procede e resterà aperta fino alla fine di giugno, permettendo agli italiani di dire la loro sul servizio pubblico radiotelevisivo in vista della nuova Convenzione tra lo Stato e la Rai, che dovrebbe essere approvata a ottobre (Questionario).

Anche Key4biz si è attivata e ha lanciato uno speciale ‘La Rai che vorrei’ al quale esperti, osservatori, giornalisti e semplici telespettatori stanno contribuendo con loro articoli per indicare quali sono i cambiamenti necessari per ammodernare la Tv pubblica.

E così, mentre sul canone è iniziata la campagna sconti con Edison che ha dato il calcio d’avvio proponendo il rimborso ai nuovi clienti, si attende ancora che la Rai metta in atto il piano industriale.

Il governo segue tutto con occhio attento e nei giorni scorsi non ha mancato di esternare qualche critica, per bocca del Sottosegretario Antonello Giacomelli, sostenendo che “un vero piano industriale ancora non c’è“.

Noi – ha detto Giacomelli – continuiamo a sollecitare un percorso di trasformazione, una trasformazione profonda, non cosmetica, dell’azienda”.

Il Cda Rai ha prontamente risposto: ‘L’implementazione’ del piano industriale “è inevitabilmente legata alla garanzia delle risorse economiche a disposizione dell’azienda”: in base alle previsioni, 1,8 miliardi dal canone e 6-700 mila euro dalla pubblicità, un perimetro da salvaguardare “per garantire qualità e valore del servizio pubblico”.

Grazie alle nuove disposizioni, la Rai stima che l’evasione del canone scenderà dal 27 all’8% mentre le famiglie paganti saliranno a 23 milioni.

Intanto l’Associazione Rai Bene Comune – IndigneRAI lanciato pesanti critiche su questa consultazione pubblica.

Il governo, sottolinea IndigneRAI, ha detto che “la consultazione è aperta a tutti. Siamo sicuri? Com’è possibile, ad esempio, arrivare a tutti i cittadini se si diffonde il questionario solo su internet? E quelli non raggiunti da connessione che si informano solo tramite TV? Gli anziani che hanno difficoltà ad accedere ad un pc? E i portatori di handicap molto citati nelle domande del questionario? A questo punto potevano organizzare un sondaggio sfruttando qualche social network come piace al giovin signore Renzi”.

 

Basta ricordare che secondo gli ultimi dati il 30% della popolazione italiana non ha accesso al web.

E ancora, IndigneRAI denuncia che “anche all’interno del perimetro aziendale della RAI in merito alla consultazione non si sa niente, il portale intranet che di solito tempesta i dipendenti di corsi sulla sicurezza e finti job posting se ne guarda bene dall’invitare i lavoratori a compilare il questionario che certamente non salverà la RAI dai soliti “addetti ai lavori” ma forse potrebbe costituire un bel segnale per sollecitare a fare anche solo un decimo di quello che, in pessimo italiano, è chiesto sul questionario frettolosamente compilato dall’ISTAT”.

“Siamo lontani – conclude l’associazione – da quanto svolto in Inghilterra dove il questionario è stato prodotto dopo mesi e mesi di lavoro serio e concertato tra BBC, ministero della cultura e sport e dal TRUST. E’ arrivato a tutti ma proprio a tutti sudditi della Regina, sono persino circolati questionari in Braille per gli ipovedenti. altrove i media sono cose serie”.

 

Usigrai ha sollecitato fortemente il governo su un altro versante: il terzo settore sia coinvolto nella consultazione pubblica avviata in vista del rinnovo della concessione del servizio pubblico radiotelevisivo.

“Il nuovo patto con i cittadini su cui si fonda il Servizio Pubblico deve essere siglato anche rafforzando il legame con tutte le realtà sociali e associative che operano sul territorio per costruire reti, ponti, per favorire l’inclusione. Per questo, in vista del rinnovo della Concessione di Servizio Pubblico, una tappa della positiva Consultazione pubblica deve esser fatta insieme alla rete del terzo settore“, ha proposto il Segretario Usigrai Vittorio Di Trapani, di intesa con la Fnsi, in occasione del X seminario nazionale della Uisp a Roma.

“Da questa realtà – ha concluso – possono arrivare idee, progetti, spunti di grande importanza per definire la nuova missione del Servizio Pubblico, fondato sulla creazione di coesione sociale, condivisione, utilità all’intero sistema Paese”.

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