il caso

Questo video AI di Brad Pitt e Tom Cruise sta mandando nel panico Hollywood

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Il video di 15 secondi è stato generato con sole due righe di testo dal regista Ruairi Robinson con Seedance 2.0, modello sviluppato da ByteDance, la casa madre di TikTok. La Motion Picture Association ha accusato ByteDance di violazioni do copyright.

Un video di 15 secondi sta mettendo in allarme in tutto il settore cinematografico. Una clip iperrealistica generata con Seedance 2.0 mostra Tom Cruise e Brad Pitt impegnati in un combattimento dall’estetica hollywoodiana. Non è una scena rubata a un set né un esperimento di deepfake amatoriale: è il risultato di un prompt di due righe inserito dal regista Ruairi Robinson nel modello sviluppato da ByteDance, la casa madre di TikTok.

Una scena girata con sole due righe di testo

La qualità delle immagini, la coerenza dei movimenti, la resa dei volti e delle espressioni hanno colpito addetti ai lavori e osservatori. Ma a preoccupare non è solo il salto tecnico. Il punto critico è che il sistema ha utilizzato sembianze e riferimenti a opere protette senza autorizzazione, aprendo un fronte diretto sul tema del diritto d’autore e dello sfruttamento dell’identità digitale degli attori.

Rhett Reese, sceneggiatore di successi come Deadpool, ha parlato apertamente di una professione creativa che rischia di essere travolta dall’avanzata tecnologica. Per Reese, il video rappresenta un segnale concreto: se un singolo individuo può generare con pochi comandi una scena indistinguibile da una produzione ad alto budget, l’intero equilibrio dell’industria potrebbe essere messo in discussione.

MPA e l’accusa di violazione grave di copyright

La reazione delle associazioni di categoria è stata immediata. La Motion Picture Association ha accusato ByteDance di violazioni su larga scala, chiedendo l’immediata interruzione delle attività ritenute lesive del copyright. Al centro delle critiche c’è l’uso non autorizzato di volti, opere e stili riconducibili a produzioni tutelate, un terreno già oggetto di scontro legale in diversi Paesi.

Anche il sindacato SAG-AFTRA ha preso posizione, denunciando l’utilizzo non consensuale di voci e sembianze degli artisti. Per l’organizzazione, la pratica rappresenta una minaccia diretta alla sostenibilità del lavoro umano nell’intrattenimento. Il tema non è solo economico, ma identitario: chi controlla l’immagine di un attore nell’era dei modelli generativi? E chi decide quando e come può essere replicata?

Il caso riapre una questione più ampia. Hollywood ha sempre funzionato come un sistema di gatekeeping, in cui l’accesso alle risorse produttive, ai set, agli effetti speciali e alla distribuzione era riservato a pochi. Se strumenti come Seedance 2.0 consentono a creator indipendenti di produrre contenuti visivamente comparabili a quelli degli studios, la barriera d’ingresso potrebbe ridursi drasticamente. Nuove generazioni di autori potrebbero aggirare i canali tradizionali e costruire opere ad alto livello con costi marginali.

Osservatori del settore tecnologico parlano di una soglia critica: l’AI sta iniziando a superare competenze considerate fino a poco tempo fa esclusivamente umane, come la regia visiva, la direzione degli attori virtuali, la costruzione di scene complesse. E l’impatto potrebbe estendersi ben oltre il cinema, coinvolgendo pubblicità, videogiochi, televisione e produzione di contenuti digitali.

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