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Quanto guadagna un amministratore delegato

Gli amministratori delle aziende quotate guadagnano in media 236mila euro lordi. Sono questi i dati resi disponibili dall’ultimo report di Assonime, l’associazione che riunisce le società per azioni italiane. Lo studio riguarda 220 società quotate in Borsa e si riferisce al 2020. La cifra riportata riguarda la retribuzione totale, e comprende quindi anche eventuali bonus, benefit e le indennità una tantum. Non considera invece la parte di retribuzione legata all’andamento delle azioni, quota che spesso rappresenta una parte rilevante del compenso. Se si raffronta questo numero con lo stipendio medio di un dipendente (29.235 euro, dati del 2019) si scopre che un manager guadagna 8 volte tanto, come si vede dal grafico in alto. Nel campione rientrano 536 amministratori esecutivi, di cui 245 sono identificati come amministratori delegati. Ecco: quanto guadagna un amministratore delegato?

Quanto guadagna un amministratore delegato

Nel 2020, i compensi degli amministratori delegati (Ceo) sono stati pari in media a 1,052 milioni di euro e sono calati del 4% rispetto al 2019. Come spiegato nel report, la riduzione è dovuta alla diminuzione della parte variabile dello stipendio, in particolare a quella legata alle azioni (-30%). Va sottolineato come sia la composizione che l’ammontare delle retribuzioni sia influenzata dalla dimensione dell’impresa, dalla struttura proprietaria e dal settore economico. I presidenti esecutivi, invece, ottengono una retribuzione di 597mila euro, pari al 58% di quelle degli ad, mentre i consiglieri esecutivi 385mila euro.

Stipendio dell’amministratore delegato: le differenze

Come mostrato nel grafico sotto, lo stipendio dei ruoli apicali varia considerevolmente in base alle dimensioni aziendali. Per le società del FTSE MIB (le 40 imprese con maggiore capitalizzazione, flottante e liquidità) la retribuzione media, escludendo sempre la componente azionaria, è pari a 2,2 milioni. Nelle aziende di media dimensione (Mid Cap), ovvero le successive 60 aziende più grosse per quotazione di mercato, si scende a 1,5 milioni di euro. Infine, nelle compagnie di piccole dimensioni (Small Cap), e cioè in tutte quelle imprese che non fanno parte delle prime 100, ma che hanno un valore azionario superiore ai 40 milioni di euro, gli amministratori prendono 542mila euro. Rispetto al 2019, come accennato sopra, le retribuzioni medie degli ad sono diminuite del 4%. Nello specifico, il calo più vistoso ha riguardato le grandi imprese (-15%), seguite dalle Small Cap (-7%), mentre le Mid Cap hanno visto un aumento del 7%.

Quanto guadagna un amministratore delegato: la parte fissa

Per quanto riguarda la composizione delle retribuzioni a livello aggregato, considerando dunque tutte le imprese del campione, quasi la metà dello stipendio di un amministratore delegato è costituita da un fisso. Il 30% deriva invece dai bonus e da una quota sui profitti, il 20% dalla porzione costituita da azioni, il 3% da benefit e altro. Anche il rapporto tra parte variabile e parte fissa della retribuzione è influenzato dalle dimensioni aziendali. Questo può infatti variare dal 40% fisso – 60% variabile nelle grandi imprese, al 50-50 in quelle di medie dimensioni, all’80-20 nelle piccole. Infine, per quanto riguarda i premi in azioni, che costituiscono una parte cospicua dell’intera retribuzione, si segnala un trend decrescente. Infatti, i compensi equity percepiti dagli amministratori sono stati pari l’anno scorso a 432 mila euro, contro gli 840 mila del 2019, e a 599 mila euro per gli ad, contro i 958 mila del 2019.

Le imprese finanziarie pagano di più

Le remunerazioni sono generalmente più elevate nel settore finanziario, anche a causa della maggior dimensione media delle aziende: la differenza è particolarmente marcata per gli amministratori delegati, per quelli non esecutivi e indipendenti. Questi professionisti, infatti, nelle società finanziarie percepiscono compensi superiori, rispettivamente, del 96, del 53 e addirittura del 151% rispetto ai loro omologhi nelle non finanziarie. Anche la struttura proprietaria influenza le retribuzioni. Come scrivono i ricercatori di Assonime, la remunerazione totale dei Ceo è in media più alta in aziende caratterizzate da un labile controllo da parte degli azionisti. In questi casi, è soprattutto la parte variabile del salario a essere più alta, un mezzo utile per incentivare la produttività dei manager.

Quanto guadagna un amministratore delegato donna

Un altro aspetto interessante dello studio riguarda le retribuzioni dei manager donne. Come scrivono i ricercatori, “non abbiamo trovato alcuna evidenza di una differenza di genere negli stipendi, né per gli amministratori delegati né per quelli indipendenti”. Sebbene a livello aggregato le retribuzioni femminili siano tendenzialmente più basse del 25%, questo è dovuto al fatto che le donne occupano ruoli dirigenziali in aziende più piccole, caratterizzate da salari più bassi. Infatti, sul totale del campione studiato, risulta che soltanto il 5% dei Ceo è donna. Tuttavia, come detto, queste ultime occupano ruoli dirigenziali solamente nelle piccole-medie imprese non finanziarie, con una capitalizzazione inferiore ai 5 miliardi. Limitando l’analisi a queste realtà, la differenza di genere non è osservabile: le retribuzioni complessive degli amministratori delegati donne è pari a quello degli uomini.

Lo stipendio dell’amministratore delegato non esecutivo

Per gli altri profili manageriali considerati, i ricercatori sottolineano come gli amministratori non esecutivi abbiano una retribuzione più bassa ma più stabile, che differisce a seconda del ruolo ricoperto. Nello specifico, un presidente di consiglio di amministrazione non esecutivo guadagna in media 276mila euro, mentre un vice-presidente 223mila. Molto più bassi i compensi di un amministratore indipendente 61mila e di uno non esecutivo 71mila.

Gli stipendi dei membri indipendenti

Per quanto riguarda i membri indipendenti, le loro retribuzioni dipendono in modo consistente dalla dimensione dell’azienda: si va dal minimo di 34mila euro nelle Small Cap, ai 63mila nelle Mid Cap, ai 112mila nelle società più grandi. Inoltre anche la struttura proprietaria e il settore di attività influenzano le remunerazioni di questi professionisti. In aziende finanziarie, infatti, i membri indipendenti arrivano a guadagnare anche il doppio dei loro equivalenti in imprese non finanziarie, mentre in società ad azionariato diffuso la retribuzione è maggiore del 40%. Tuttavia, se nel primo caso la differenza è giustificabile sulla base degli oneri che gravano su tale settore (si pensi alla stringente regolamentazione di banche e assicurazioni), nel secondo la ragione di tale discrepanza appare meno evidente.

E’ aumentato il compenso degli amministratori indipendenti

Una possibile spiegazione, secondo i ricercatori di Assonime, può essere legata al fatto che nelle aziende in cui vi è un maggiore controllo degli azionisti, i membri indipendenti si limitino a funzioni di supervisione e monitoraggio, mentre nelle altre siano coinvolti anche nell’elaborazione della strategia imprenditoriale. Forti differenze sono riscontrabili anche a livello settoriale: la remunerazione dei membri indipendenti è pari mediamente a 124mila euro nel settore finanziario (contro 50 mila euro negli altri segmenti di attività).Va sottolineato infine che le retribuzioni dei consiglieri indipendenti sono aumentate del 14% sul 2018.

Gli stipendi dei sindaci delle società

L’ultima parte del report di Assonime è dedicata agli stipendi dei revisori legali, anche detti sindaci. Nel rapporto si legge come questi soggetti ricevano una retribuzione di 47mila euro, rimasta stabile nel tempo, nonostante l’aumento di responsabilità e di impegno richiesto a tali figure. Anche in questo caso il compenso varia a seconda delle dimensioni delle imprese (89mila euro nelle Blue chip, circa 2,8 volte quanto percepito nelle Small Cap) e del tipo di settore (100mila euro nel segmento finanziario contro 41mila in quello non finanziario).

Che cosa fa il sindaco di una società quotata

Quella del sindaco di una società quotata è una figura che pochi conoscono ma che, invece, è di grandissima importanza all’interno dell’organigramma societario, tantopiù di quello0 di una società quotata in Borsa. Il sindaco, infatti, rappresenta la società nei rapporti con gli azionisti, con le autorità di vigilanza e con le altre parti interessate.  Le principali  responsabilità  del sindaco sono quelle di vigilare affinché l‘azienda  rispetti  tutte  le  leggi e le normative vigenti, vigilare sulla corretta amministrazione della società e sull‘appropriatezza delle decisioni prese, promuovere l‘integrità e la trasparenza nei processi decisionali, assicurare la corretta rappresentazione del bilancio e dei conti della società, ed esaminare le eventuali conflitti di interesse.

Può partecipare anche alle riunioni del Cda

Inoltre, il sindaco è responsabile della verifica della correttezza dei documenti contabili , dell‘esame dei  bilanci e delle relazioni periodiche, e della supervisione dell‘attività degli amministratori. Il sindaco deve anche presiedere le assemblee degli azionisti e gestire le comunicazioni con gli stessi. Inoltre, i sindaci devono assicurare che la società sia conforme alle leggi e alle normative, e che il bilancio sia rappresentativo della situazione finanziaria della società. Inoltre, il sindaco deve mantenere una relazione di fiducia con il Consiglio di Amministrazione, partecipando alle riunioni.

Chi nomina il sindaco di una società quotata

Il sindaco di una società quotata viene nominato dall’assemblea degli azionisti su proposta del  Consiglio di Amministrazione. Il sindaco deve essere un professionista esperto nella gestione di imprese di capitali. Può essere un consulente esterno o anche un membro dello stesso Consiglio di Amministrazione ma in genere è un commercialista o un avvocato specializzato in materia societaria esterno all’azienda. La nomina del sindaco deve  essere approvata dalla Consob, che deve essere informata della nomina entro 30 giorni dall‘approvazione da parte dell‘assemblea degli azionisti.

I dati si riferiscono al: 2020
Fonte: Assonime, Istat

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