I redditi incassati da Bankitalia e Bce. Nel suo patrimonio anche 10 case e 6 terreni
Al Meeting di Rimini 2025 Mario Draghi ha sottolineato come l’Unione Europea non possa più illudersi di contare solo sul proprio peso economico. L’elezione di Trump, con dazi e pressioni militari, ha segnato per lui il punto di svolta: l’Europa è rimasta ai margini nei conflitti in Ucraina, Medio Oriente e Iran, ridotta a spettatrice. Da qui l’appello a un’integrazione più forte, anche con strumenti come il debito comune, per trasformarsi da comprimaria a protagonista sulla scena globale.
Un intervento che conferma come la voce di Mario Draghi resti tra le più ascoltate in Europa e nel mondo. Ma quando parla di economia e di futuro del continente, la domanda che sorge spontanea in molti è un’altra: quanto ha guadagnato in carriera uno degli italiani più influenti sulla scena internazionale? Il totale fa impressione: 7.655.700 euro lordi guadagnati tra Banca d’Italia e Bce.
Gli anni d’oro di Mario Draghi alla Banca d’Italia
Prima di diventare presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi aveva già alle spalle incarichi di massimo livello. Negli anni Novanta, da direttore generale del Tesoro, fu tra i protagonisti delle grandi privatizzazioni e liberalizzazioni, firmando anche la “legge Draghi” sulla trasparenza delle società quotate e sulle offerte pubbliche d’acquisto. Per quel ruolo non esistono dati ufficiali sui compensi, mentre dal 2002 al 2005, come vicepresidente europeo di Goldman Sachs, le cifre restano riservate: incarichi di quel livello, però, sono noti per garantire retribuzioni non certo comuni.
È in Banca d’Italia che gli stipendi di Draghi toccano livelli record. Dal 2006 al novembre 2011, Draghi ha percepito 758.000 euro lordi all’anno, con un totale di 4.548.000 euro lordi in poco meno di sei anni. Solo nell’ottobre 2011, a ridosso della sua uscita, lo stipendio fu ridotto a 450.000 euro lordi, segnando l’inizio di un ridimensionamento che avrebbe riguardato però solo i suoi successori.
Quanto guadagna Mario Draghi: lo stipendio della Bce
Dal punto di vista del portafoglio, il passaggio alla Bce non fu un salto di reddito ma, anzi, una riduzione significativa: da 758.000 euro lordi l’anno a Bankitalia a compensi più bassi a Francoforte. A bilanciare quella scelta, però, c’era il peso politico dell’incarico: anni in cui ogni decisione valeva miliardi e la crisi del debito sovrano metteva in discussione la sopravvivenza stessa dell’euro.
Come si vede anche nel grafico, nei primi due mesi da presidente Draghi incassò 61.858 euro, ma dal 2012 gli stipendi si assestarono su un altro livello, decisamente più alto: 374.124 euro il primo anno pieno, 378.240 nel 2013, 379.608 nel 2014, 385.860 nel 2015 e 389.760 nel 2016. Gli ultimi tre anni confermano l’andamento: 396.900 euro nel 2017, 401.400 nel 2018 e 339.950 nel 2019.
In totale, Draghi ha guadagnato 3.107.700 euro lordi nei suoi otto anni alla guida della Bce, una somma che lo colloca ai livelli delle grandi multinazionali private. Dietro il famoso “whatever it takes”, la promessa con cui Draghi garantì che avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro, c’era solo la forza delle parole e di chi li pronunciava. Parole, comunque, pagate a peso d’oro.
Lo stipendio mancato di Draghi da premier
Quando nel 2021 Mario Draghi diventa presidente del Consiglio sceglie di rinunciare allo stipendio da premier, che normalmente si aggira intorno agli 80.000 euro netti all’anno, circa 6.700 euro al mese. Una decisione che fece il giro delle cronache come gesto di sobrietà, ma che va letta dentro un quadro più realistico: Draghi non era un politico che viveva di quell’assegno istituzionale. Alle spalle aveva già costruito una carriera internazionale da cui aveva ricavato redditi ben più consistenti, tali da rendere quella rinuncia molto più sostenibile di quanto potesse sembrare.
I documenti ufficiali lo confermano. Nel 2020, relativo al periodo d’imposta 2019, dichiarò un reddito complessivo di 583.470 euro. Nella dichiarazione successiva, depositata nel 2021 e riferita all’anno d’imposta 2020, la cifra si attestava a 527.319 euro. Numeri che spiegano meglio di qualsiasi dichiarazione politica perché Draghi potesse permettersi il bel gesto (tutt’altro che scontato) di dire no a 80.000 euro annui.
Case, terreni e società: il patrimonio immobiliare di Draghi
Le informazioni sul patrimonio di Mario Draghi non arrivano da indiscrezioni, ma da fonti ufficiali. Come previsto dalla legge sulla trasparenza, i presidenti del Consiglio devono depositare la dichiarazione della situazione patrimoniale all’inizio del loro incarico. Si tratta di un documento pubblico, consultabile online, che riporta nel dettaglio fabbricati, terreni e partecipazioni. Nel caso di Draghi, la dichiarazione rivelava un insieme di beni immobiliari distribuiti tra diverse città italiane e non solo.
Dai moduli emerge che Draghi possiede 10 fabbricati: due ad Anzio (un appartamento e un garage), tre a Roma (un appartamento e due garage), tre a Stra, in provincia di Venezia (due ville e un annesso a una villa in ristrutturazione), una proprietà a Città della Pieve (PG) e un appartamento a Londra. Compaiono inoltre sei terreni, tutti situati a Stra, e una partecipazione di 10.000 euro nella società semplice “Serena”. Non tutti i beni sono al 100% di sua proprietà: alcune unità sono in comproprietà al 50% o al 33,34%.
Draghi, consulente Ue gratis ma pensionato d’oro
Dopo Palazzo Chigi, per Draghi è arrivato un incarico europeo di peso: Ursula von der Leyen gli ha chiesto di redigere una relazione sulla competitività dell’Unione. Un lavoro che ha riportato l’ex premier al centro della scena politica internazionale, ma senza alcun ritorno economico. L’attività, infatti, è stata svolta a titolo gratuito, a dimostrazione che la credibilità di Draghi resta una risorsa che l’Europa può spendere senza aprire il portafogli.
Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, Mario Draghi è in pensione dal 2006, quando lasciò il lavoro a 59 anni dopo 40 anni di contributi. Da allora riceve ogni mese un assegno da ex dirigente pubblico pari a 14.843 euro lordi, ovvero 8.614 euro netti. L’erogazione arriva dall’ex Inpdap, l’ente che gestiva le pensioni dei dipendenti pubblici prima di essere incorporato nell’Inps. Una cifra che lo inserisce di diritto tra i cosiddetti “pensionati d’oro” italiani.
Fonte: Banca d’Italia, BCE