Finestra sul mondo

Il procuratore generale del Missouri contro Google, Crisi Catalana, Brexit, Lufthansa vuole comprare Alitalia

Poteri, economia, finanza e geopolitica nelle ultime 24 ore

di Neosperience Team |

Finestra sul mondo è una rubrica quotidiana con le notizie internazionali di Agenzia Nova pubblicate in collaborazione con Key4biz. Poteri, economia, finanza, lette in chiave di interdipendenza con un occhio alla geopolitica. Per consultare i numeri precedenti, clicca qui.

Usa, il procuratore generale del Missouri ha avviato un’inchiesta contro Google

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – Il procuratore generale dello Stato Usa del Missouri, Josh Hawley, ha avviato un’inchiesta nei confronti dei giganti che operano su internet sulle possibili violazioni delle tutele dei consumatori e delle regole antitrust. E’ quanto riporta il quotidiano statunitense “Wall Street Journal”. Hawley ha inviato un mandato di comparizione alla compagnia Google per investigare la raccolta di dati, l’uso che ne fa sul suo portale e la presunta manipolazione dei risultati di ricerca tesa a favorire i suoi servizi. Finora la compagnia era riuscita ad evitare che accadesse negli Stati Uniti quanto e’ successo in Europa, dove le autorita’ hanno comminato a Google una multa, lo scorso giugno, pari a 2,7 miliardi di dollari (2,31 miliardi di euro) per aver favorito le sue pubblicita’ commerciali nei risultati del motore di ricerca. La compagnia in una nota ha affermato di non aver ancora ricevuto il mandato di comparizione e ha offerto rassicurazioni circa la protezione della privacy dei propri utenti. A livello nazionale, la Commissione per il commercio federale a conclusione della sua indagine antitrust di quasi due anni all’inizio del 2013, ha ottenuto che Google introducesse modifiche nel suo modo di operare per un periodo di cinque anni che scade a breve. Hawley ritiene che la Commissione non sia stata sufficientemente severa, cosi’ come pensa che il governo federale non si dia abbastanza da fare. Il procuratore generale, un avvocato di 37 anni repubblicano, ha intenzione di presentarsi alle elezioni di mid-term del 2018 per il seggio del Missouri in Senato.

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Brasile, presidente Temer si e’ quasi dimesso lo scorso maggio

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – Il presidente del Brasile, Michel Temer, sarebbe stato ad un passo dal presentare le sue dimissioni lo scorso maggio, poco dopo l’inizio di uno scandalo provocato dalle testimonianze rese da un imprenditore delle carni. Un caso di corruzione e ostruzione alla giustizia in cui il capo dello Stato brasiliano e’ rimasto coinvolto. E’ quanto riporta oggi il quotidiano brasiliano “O Estado de S.Paulo”, che pubblica parti di una registrazione riservata di una seduta della Commissione parlamentare di inchiesta (Cpi) sui presunti reati compiuti dalla Jbs, e dall’ex presidente Joesley Batista. “Non rinuncero’. Ripeto: non rinuncero’. So cosa ho fatto, e so che le mie azioni sono corrette”, aveva dichiarato Temer in un discorso alla nazione lo scorso 18 maggio. Tuttavia, secondo il deputato federale Carlos Marum, uno dei principali alleati di Temer al parlamento, la fine anticipata del suo governo era stata seriamente discussa nelle ore di tensione seguite alla rivelazione che il presidente era stato registrato mentre pronunciava frasi compromettenti nella sua residenza ufficiale. La dichiarazione di Marum e’ stata realizzata durante la seduta della Cpi della Jbs, mentre ricostruiva l’evoluzione del caso. Collaboratori di Temer hanno confermato in via ufficiosa che una lettera con le dimissioni e’ stata effettivamente redatta, ma che il testo non e’ mai stato reso noto: ufficialmente, non e’ mai esistita. Rispondendo ad una richiesta formale da parte di giornalisti di “Estado”, la presidenza della Repubblica ha smentito: “tutto cio’ non e’ mai avvenuto”, hanno risposto. L’audio della Cpi ottenuto dall’Estado e’ della seduta segreta realizzatasi lo scorso 18 ottobre, quando e’ stata ascoltata la testimonianza dell’avvocato della Jbs e collaboratore di giustizia, Francisco de Assis e Silva. Attualmente, Joesley Batista e’ in stato d’arresto, accusato di aver omesso informazioni durante la sua collaborazione con la giustizia brasiliana, cosi’ come quasi tutti gli ex manager della Jbs. Secondo la Procura Generale della Repubblica (Prg), nell’audio registrato da Batista e consegnato alle autorita’ giudiziarie brasiliane, Temer raccomandava di “continuare” a pagare tangenti all’ex presidente della Camera dei Deputati, Eduardo Cunha, anche lui in carcere, in modo che quest’ultimo non decidesse di collaborare con la giustizia. La divulgazione di questi audio ha provocato un vero e proprio terremoto politico a Brasilia, con l’uscita di alcuni partiti dalla base alleata del governo al Congresso e la presentazione di ben due denunce da parte della Pgr contro Temer, primo passo per l’instaurazione di un processo di impeachment. Entrambe le denunce, tuttavia, sono state votate e respinte dal Congresso Nazionale brasiliano.

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Usa, scandalo Moore, quinta donna accusa il candidato repubblicano di molestie

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – Beverly Young Nelson e’ la quinta donna che accusa di molestie sessuali il candidato repubblicano alle elezioni per un seggio senatoriale in Alabama, Roy Moore. La donna ai tempi sarebbe stata un’adolescente di 16 anni e Moore era gia’ procuratore nella contea di Etowah in Alabama. Le accuse di oggi si aggiungono a quelle di altre quattro donne tutte minorenni ai tempi delle molestie, 40 anni fa. E’ quanto riferisce il quotidiano statunitense “New York Times”. A poche ore dalla posizione assunta da Mitch McConnell, leader della maggioranza del Partito repubblicano statunitense (Gop) al Senato che ha chiesto formalmente a Moore, di ritirarsi dalla corsa elettorale, si aggiunge anche la proposta senatore repubblicano Cory Gardner. Gardner, in quanto presidente della commissione nazionale dei Senatori repubblicani, ha sostenuto che se Moore dovesse vincere il 12 dicembre prossimo dovrebbe essere espulso dalla Camera Alta, poiche’ “non possiede i requisiti etici e morali del Senato degli Stati Uniti”. Quanto a McConnell, abbandonando la cautela adottata quando e’ esploso lo scandalo di presunte relazioni sessuali di Moore, ha sostenuto oggi di credere alle testimonianze delle donne abusate, ritenendo quindi opportuno che Moore si faccia “da parte”. Roy Moore, ex giudice, si presenta alle elezioni suppletive del 12 dicembre prossimo per il seggio senatoriale che si e’ liberato dopo che Jeff Sessions e’ diventato procuratore generale del dipartimento della Giustizia statunitense. Si tratta di elezioni importanti per mantenere la gia’ fragile maggioranza del Gop in Senato. Se lo scandalo che investe Moore facesse perdere le elezioni al Partito, gli equilibri alla Camera Alta sarebbero piu’ incerti per il Gop con soli 51 seggi contro i 49 del Partito democratico. I tempi sono stretti per presentare un altro candidato, ma McConnell non esclude, con una sorta di “ripescaggio” (“write-in campaign”) di candidare lo sconfitto alle primarie, Luther Strange. Moore, intanto, contrattacca invitando McConnell a “farsi da parte” per aver deluso i conservatori.

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Crisi catalana, l’Ue destinera’ piu’ risorse al contrasto della “propaganda” russa

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – L’episodio delle interferenze russe nella crisi tra la Catalogna e il governo spagnolo ha suscitato la preoccupazione dell’Unione europea per la facilita’ con cui a suo dire Mosca avrebbe manipolato l’opinione pubblica. I ministri degli Esteri europei hanno discusso ieri sulla pianificazione di una strategia per far fronte a queste interferenze. Il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, ha aggiornato i colleghi europei sui tentativi di destabilizzare la Spagna in un momento politicamente molto delicato. “Le potenze mondiali si stanno preparando alla guerra in Europa. I movimenti indipendentisti sono una bomba a orologeria contro uno Stato che non ascolta” ha dichiarato Dastis. Il governo spagnolo ha messo sul tavolo del Consiglio dei ministri europei gli elementi prodotti dai ministeri degli Esteri e della Difesa che dimostrerebbero l’intervento di elementi sovversivi che mirano a destabilizzare l’Ue approfittando di eventi come la crisi costituzionale in Catalogna. “Quello che sappiano e’ che molti attacchi sono arrivati dal territorio russo, non sappiamo se dal governo russo, e alcuni sono stati replicati dal territorio venezuelano” ha detto il ministro spagnolo della Difesa Maria Dolores de Cospedal. La notizia e’ stata ripresa dai principali quotidiani spagnoli, da “El Pais” a “La Vanguradia” passando per “Abc” che sottolineano anche il ruolo dell’Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, che ha riconosciuto l’importanza di rafforzare la politica comunitaria contro gli interventi esterni. “Ho chiesto di aumentare le risorse di questo gruppo di lavoro. Tutti i ministri degli esteri si sono impegnati, vedremo se quelli delle Finanze seguiranno le loro indicazioni”, ha dichiarato l’Alto rappresentante. Oltre alla riunione con ufficiale con i rappresentanti dei 28 Paesi membri dell’Ue, Dastis ha tenuto colloqui privati con gli omologhi francese, belga, irlandese e con Mogherini. Non si e’ fatta attendere la risposta della Russia attraverso le parole dell’ambasciatore russo in Spagna, Yuri Korchagin, che ha definito “aberrante” il tentativo della Spagna di addossare le colpe della crisi alla Russia. “Tale approccio cerca di ingannare l’opinione pubblica e i politici. Il tratto piu’ caratteristico di qualsiasi populista e’ quello di proporre una soluzione semplice, a volte primitiva, a un problema difficile”, ha concluso Korchagin.

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Brexit, le aziende europee chiedono a Theresa May “piani concreti” per sbloccare i negoziati

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – I leader del mondo industriale e finanziario europeo hanno espresso chiaramente al primo ministro britannico Theresa May la loro preoccupazione per la lentezza con cui stanno procedendo i negoziati con l’Unione Europea sulla Brexit e per l’incertezza che ancora domina il futuro dei rapporti economici e commerciali tra la Gran Bretagna e l’Ue dopo il divorzio: lo scrive il quotidiano “The Financial Times” riferendo del contenuto dell’incontro avvenuto ieri lunedi’ 13 novembre. Al No. 10 di Downing Street sono stati invitati i rappresentanti delle organizzazioni confindustriali della Germania (BDI), della Francia (Medef), dell’Olanda (VNO-NCW) e quella britannica CBI; all’incontro, oltre alla premier May, erano presenti il ministro alla Brexit, David Davis, ed il sottosegretario all’Industria, Greg Clark. L’obbiettivo del gabinetto britannico era discutere delle “opportunita’” offerte dal divorzio della Gran Bretagna dall’Ue; ma nella riunione, riferisce il “Financial Times”, le speranze della May sono state “gelate” dall’italiana Emma Marcegaglia, presidentessa di BusinessEurope, l’associazione che riunisce tutte le organizzazioni imprenditoriali europee. Al termine dell’incontro infatti la Marcegaglia ha raccontato di aver spiegato al governo britannico che entro le prossime due settimane esso deve presentarsi con proposte “chiare e concrete” per sbloccare i negoziati sulla Brexit: “Noi siamo molto preoccupati per la mancanza di progressi nelle trattative su alcuni punti-chiave”, ha detto la presidentessa di BusinessEurope, “e riteniamo che le prossime due settimane siano assolutamente cruciali” ha aggiunto, riferendosi al vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea che si terra’ agli inizia di dicembre; secondo la Marcegaglia infatti, “le aziende europee temono che non ci sara’ alcun accordo il mese prossimo e stanno elaborando piani di emergenza per prepararsi allo scenario peggiore”. Sia l’esponente industriale italiana che altri europei presenti all’incontro inoltre hanno detto alla premier May che a loro parere un accordo con l’Ue sul periodo di transizione post-Brexit e’ “imperativo” e che due anni anni non saranno sufficienti.

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Gran Bretagna, desta preoccupazione l’utilizzo di un sofware russo da parte della polizia

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – Le forze di polizia britanniche utilizzano dei controversi programmi software russi che potrebbero dare accesso ai loro computer da parte delle spie del Cremlino: lo afferma il quotidiano “The Times” in un’inchiesta pubblicata oggi martedi’ 14 novembre; secondo il giornale, ad essere sotto accusa e’ il programma antivirus elaborato dalla societa’ russa Kaspersky Lab, che in Gran Bretagna viene utilizzato da almeno quattro forze di polizia regionali. All’inizio di quest’anno il governo degli Stati Uniti ha vietato alle agenzie federali di utilizzare qualsiasi software prodotto da quella societa’ russa: l’intelligence statunitense e quella di Israele avrebbero infatti raccolto numerosi indizi secondo cui i programmi Kaspersky in diverse occasioni sarebbero stati usati come una “porta di accesso” da parte dei servizi segreti della Russia, l’FSB (controspionaggio) e l’SVR (spionaggio estero). Secondo l’inchiesta del quotidiano, le forze di polizia britanniche che utilizzano i programmi della Kaspersky Lab potrebbero essere molte di piu’, perche’ altri 23 comandi territoriali di polizia hanno rifiutato di rispondere alle domande degli autori dell’inchiesta citando “ragioni di sicurezza nazionale”. Fra queste ultime a destare particolare preoccupazione, scrive il “Times”, e’ la polizia della City di Londra, che almeno fino al 2015 ha utilizzato i software della Kaspersky Lab per addestrare i suoi poliziotti e gli impiegati di alcune grandi aziende ai metodi di lotta contro la cyber criminalita’: da questa forza di polizia infatti dipende il National Fraud Intelligence Bureau (l’ufficio nazionale di indagini sulle piu’ gravi attivita’ fraudolente, ndr), che analizza una enorme massa di dati provenienti dal governo, dalle imprese private e dal settore finanziario per scovare i reati dei “colletti bianchi”; dunque un obbiettivo ideale per le spie di una potenza straniera. L’inchiesta del “Times” e’ partita dalle preoccupazioni suscitate nel controspionaggio britannico dall’iniziativa della grande banca Barclays, che ha offerto gratuitamente il software di Kaspersky Lab ad oltre due milioni di suoi correntisti. La societa’ russa e’ stata fondata dal 52enne Eugene Kaspersky, che si e’ laureato alla Facolta’ tecnologica della scuola di formazione dell’ex KGB e che da giovane e’ stato agente dei servizi segreti militari sovietici; attualmente ha circa 400 milioni di utenti in tutto il mondo, tra cui 240 mila aziende. Contattato dal “Times”, un portavoce di Kaspersky Lab ha dichiarato che la societa’ “Non ha mai aiutato, ne’ mai lo fara’ in futuro, alcun governo, neppure quello della Russia, nelle sue operazioni di cyber spionaggio o in qualsiasi altra attivita’ cibernetica”.

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Francia, il presidente Macron svela il suo piano politico per le citta’

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – Il presidente Emmanuel Macron ha cominciato ieri una serie di visite nei quartieri piu’ difficili per mostrare l’impegno del governo nella rivalutazione delle zone piu’ sensibili. Lo riportano i principali quotidiani francesi, ricordando che l’annuncio della sua candidature alle presidenziali avvenne proprio a Bobigny, comune della banlieue parigina. Oggi il capo dell’Eliseo svelera’ in un discorso pronunciato a Tourcoing i punti chiave delle politiche urbane, come il piano salute o il piano poverta’. Secondo “Les Echos”, “emancipazione” sara’ a parola chiave per un progetto che implichera’ in prima persona le collettivita’ locali e il tessuto associativo dei centri urbani. Un progetto che “provochera’ tensioni in merito alle questioni riguardanti il finanziamento”. “Le Figaro” afferma che il presidente “mette un po’ di sociale nella sua politica”, dopo un inizio all’insegna di riforme liberali. Macron cerca di “correggere la sua immagine da presidente dei ricchi affibbiatagli dall’opposizione”. “Libe’ration”, invece, si chiede se il presidente riuscira’ a convincere i rappresentanti locali, che ultimamente hanno espresso diffidenza nei suoi confronti. Secondo “Le Monde” il governo sta mettendo in evidenza le misure gia’ annunciate come la creazione di una polizia di quartiere o i dispositivi di accesso ai servizi pubblici e la lotta alle discriminazioni.

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Francia, il 65 per cento dei francesi si sente perdente dopo le riforme del presidente Macron

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – In merito alle riforme attuate da governo del presidente Macron, il 65 per cento dei francesi si considera “perdente”. Questo il risultato di un sondaggio condotto per “Libe’ration”, secondo il quale “due francesi su tre hanno il sentimento di non approfittare della presidenza Macron”. Per il capo dell’Eliseo, pero’, ci son anche notizie positive. Per la prima volta da giugno e’ riuscito a fermare la caduta della sua popolarita’, arrivata al 40 per cento, due punti in piu’ rispetto a settembre. Lo stesso tasso registrato per il primo ministro, Edouard Phlippe, che resta stabile nelle opinioni dei francesi. Tra i sostenitori di Macron, il 27 per cento proviene da sinistra, mentre il 46 per cento e’ di destra. Secondo il campione di persone interpellate, la giustizia sociale resta un argomento fondamentale, con il 61 per cento che considera il modello di ridistribuzione sempre piu’ ingiusto e il 66 per cento pensa che le persone con i redditi piu’ alti dovrebbero pagare piu’ tasse. Dal canto suo, il governo punta sul fatto che i cittadini ancora non hanno constatato il miglioramento del potere di acquisto derivato dalle riforme in atto.

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Nuova offerta per Alitalia da parte di Lufthansa

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – Lufthansa ha presentato a sorpresa una nuova e dettagliata offerta di acquisto di Alitalia. Oltre ai tedeschi sono interessati all’ex compagnia di Stato italiana Easyjet, Delta e forse Etihad, che fino a maggio era proprietaria di minoranza con il 49 per cento, ma soprattutto il fondo d’investimento statunitense Cerberus. Ryanair, invece, ha abbandonato la partita. L’amministratore delegato di Lufthansa, Carsten Spohr, ha presentato un piano di 40 pagine ai commissari di Alitalia, guidati da Luigi Gubitosi, scrive il quotidiano romano “Il Messaggero”. L’offerta: 250 milioni di euro di investimenti che potrebbero essere raddoppiati, l’acquisizione di piloti e personale di bordo, 90-100 aeromobili dei 123 attualmente in servizio e la conservazione del marchio. L’aeroporto di Roma-Fiumicino diventerebbe il quinto hub di Lufthansa, mentre i due aeroporti milanesi di Linate e Malpensa sono destinati ad essere un hub per Eurowings. Lufthansa non sarebbe invece interessata al personale di terra, con 3.100 dipendenti. Degli 8.000 dipendenti, 6.000 verrebbero riassunti dalla compagnia tedesca, mentre 2.000 no, soprattutto nell’amministrazione. Nessun commento in merito da parte di entrambe le compagnie aeree. Il governo da parte sua temporeggia in vista della campagna elettorale. La perdita di posti di lavoro non renderebbe di certo contenti i dipendenti e i sindacati. Il governo del premier italiano Paolo Gentiloni ha esteso la fine del processo di offerta dal novembre 2017 fino alla fine di aprile 2018. Il prestito a ponte approvato a maggio, pari a 600 milioni di euro, sara’ esteso fino alla fine di settembre 2018 e sara’ aumentato di 300 milioni di euro. Il lavoro dei commissari e’ lodato all’unanimita’. Nessuno in Italia ha fretta. “Dopo tutto, siamo un partner interessante nel settore dell’aviazione”, afferma l’esperto d’aviazione Cesare Pozzi, che insegna economia industriale all’Universita’ romana Luiss. Pozzi spera di una soluzione politica: “Sarebbe importante sviluppare una strategia di mobilita’ per l’Italia”, secondo il docente.

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Germania, nessuno spazio al compiacimento nell’ambito della conferenza mondiale sul clima

14 nov 11:01 – (Agenzia Nova) – Stando agli studi condotti dalla rete globale di ricerca “Global Carbon Project” (Gcp, costituita da 76 scienziati provenienti da 57 istituti di ricerca in 15 paesi), quest’anno le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) dovute alla combustione fossile aumenteranno del 2 per cento, portando le emissioni globali a circa 41 gigatonnellate. Tale aumento si e’ verificato nonostante la crescita delle energie rinnovabili di ben il 14 per cento all’anno nell’ultimo quinquennio. L’aumento di anidride non e’ dovuto tanto al carbone, quanto alla combustione del petrolio e del gas. In particolare le maggiori emissioni si sono registrate in Cina (piu’ 3,5 per cento) e India (piu’ 2 per cento), e invece un calo si e’ registrato negli Usa e in Europa (rispettivamente -0,4 e -0,2 per cento). Mentre nel 1990, riporta il rapporto, i paesi sviluppati erano causa del 60 per cento delle emissioni globali, oggi lo sono solo per un terzo, al contrario quelli in via di sviluppo nel 2030 saranno i responsabili di circa i tre quarti delle emissioni globali. La Cina gia’ oggi emette per il 28 per cento del totale globale. Le stime formulate dagli esperti della Banca mondiale prevedono un aumento dell’anidride carbonica a livello globale del 2,9 per cento, mentre quelle del Fondo monetario sono ancora piu’ alte. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e’ atteso mercoledi’ pomeriggio a Bonn e ci si aspetta l’annuncio del ritiro della Germania dal carbone entro il 2030. Il cancelliere ha gia’ annunciato in un podcast che l’obiettivo prefissato di limitare l’aumento della temperatura globale a soli 2 gradi e’ gia’ fallito. “L’urgenza di limitare i disastri naturali che noi tutti constatiamo e’ grande”, ha sottolineato. Il compito difficile della Germania e degli altri paesi industrializzati e’ quello di sviluppare l’industria in modo eco-compatibile, senza pero’ perdere posti di lavoro. La Germania, fra il 1990 e il 2010, ha ridotto le emissioni di gas serra del 20 per cento. Un’analisi presentata sabato scorso a Berlino dal think tank “Agora Energiewende” dimostra che la Germania potrebbe chiudere a breve termine le 20 centrali elettriche a lignite piu’ vecchie senza compromettere la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Questo e’ un tema controverso nei colloqui esplorativi della futura coalizione i governo, che vede i Verdi favorevoli alla chiusura e i Liberali (Fdp) sostanzialmente contrari.

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