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Poste Italiane, Caio: corrispondenza tracciabile entro l’anno e logica ‘Amazon-like’

Francesco Caio

Poste Italiane renderà tutta la corrispondenza tracciabile attraverso un importante programma di investimento informatico che farà in modo che chiunque possa controllare in tempo reale dove si trova il pacco o la busta che ha spedito.

È quanto ha anticipato in un’intervista al Corriere della Sera l’Ad di Poste italiane, Francesco Caio, presentando il piano industriale al 2020 e confermando  l’obiettivo di collocare una quota di minoranza entro l’anno, nell’ambito di un progetto che prevede per lo Stato la conservazione della maggioranza.

Quello appena iniziato, dunque, sarà un ulteriore quinquennio di trasformazione del gruppo, che negli ultimi anni ha dovuto affrontare i massicci cambiamenti innescati dalle tecnologie digitali sulle abitudini degli italiani (per dire, chi si ricorda quando ha spedito/ricevuto l’ultima cartolina?). Cambiamenti che hanno ridotto, ad esempio, la spesa media mensile per la corrispondenza da 6 a 2 euro in dieci anni, mentre si è affermata sempre più la predisposizione degli utenti a pagare di più per un servizio di consegna certo e rapido, come quello offerto da multinazionali dell’eCommerce.

“Si tratta di applicare la stessa logica che gli italiani hanno sperimentato e apprezzato con Amazon, dove se vogliono ricevere il pacco in tempi più rapidi pagano di più”, ha detto Caio.

Da qui al 2020, dunque, la sfida sarà quella dell’innovazione e della sostenibilità, per far sì che l’azienda sia strumento chiave del passaggio del paese dall’analogico al digitale.

E il digitale, Caio lo conosce fin troppo bene, essendo stato Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale e curatore, per conto del governo Letta del rapporto “Raggiungere gli obbiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide“.

Una riqualificazione del servizio che andrà di pari passo con quella del personale. Caio ha infatti confermato che non ci saranno licenziamenti ma “è chiaro – ha detto – che dovremo riqualificare e spostare su nuovi settori una parte dei nostri dipendenti”.

Allo studio poi l’offerta di prodotti finanziari “leggermente più rischiosi” di quelli offerti finora e “anche a un diverso impiego del risparmio privato”, con il possibile graduale ingresso nel portafogli di impiego, con percentuali molto piccole, di fondi infrastrutturali e fondi di credito di impresa.

Obiettivo: finanziare le imprese, Un po’ come la CDP ma con la differenza che, ha concluso “Cassa depositi e prestiti entra nel merito dei progetti, noi no”.

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