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Porno e minori, in vigore l’obbligo di verifica dell’età anche per i gestori europei

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Se Agcom accerta un’inadempienza, l’Autorità contesta la violazione e diffida il soggetto a conformarsi entro 20 giorni: si rischia l'oscuramento del sito.

Dal 1° febbraio 2026 sono diventati pienamente operativi gli obblighi di verifica dell’età degli utenti anche per i gestori di siti e piattaforme che diffondono contenuti pornografici online e che sono stabiliti in un Paese membro dell’Unione europea diverso dall’Italia.

Lo chiarisce Agcom in un comunicato stampa che segna un passaggio importante nell’attuazione del cosiddetto decreto Caivano.

Cosa cambia

Per i gestori di siti web e per le piattaforme di condivisione video stabiliti in Italia, così come per quelli con sede fuori dall’Unione europea, l’obbligo di adeguamento è già scattato il 12 novembre 2025.

Per i soggetti stabiliti in altri Stati membri dell’Unione europea, invece, il termine fissato è il 1° febbraio 2026, data dalla quale la verifica dell’età degli utenti diventa obbligatoria anche per queste piattaforme.

Agcom monitora l’attività

Parallelamente all’entrata in vigore degli obblighi, Agcom ha avviato le attività di vigilanza e monitoraggio per verificare la corretta adozione dei sistemi di controllo dell’età. Le verifiche riguardano il rispetto dei requisiti indicati nella delibera 96/25/CONS e sono svolte d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali. In particolare, l’Autorità valuta che i sistemi adottati rispettino i principi di proporzionalità, minimizzazione del dato, sicurezza e precisione.

Le attività di controllo sono partite già dal mese di novembre 2025 per i gestori stabiliti in Italia e per quelli con sede fuori dall’Unione europea. Dal 1° febbraio 2026, invece, il monitoraggio è stato esteso anche ai soggetti stabiliti negli altri Paesi membri dell’UE, completando così il perimetro di applicazione della norma.

Le sanzioni

Il comunicato chiarisce anche il meccanismo sanzionatorio previsto in caso di mancato rispetto degli obblighi. Se Agcom accerta un’inadempienza, l’Autorità contesta la violazione e diffida il soggetto a conformarsi entro 20 giorni. In caso di inottemperanza alla diffida, Agcom può disporre l’oscuramento del sito o della piattaforma fino all’avvenuto adeguamento alle prescrizioni di legge.

Contestualmente, può essere avviato il procedimento istruttorio previsto dall’articolo 1, comma 31, del decreto legislativo n. 249 del 31 luglio 1997, finalizzato all’irrogazione di sanzioni pecuniarie per la mancata ottemperanza. Per i soggetti stabiliti in altri Paesi membri, il procedimento si svolge anche nel rispetto delle regole previste dalla Direttiva e-commerce.

Con l’estensione degli obblighi ai gestori europei, Agcom punta a rafforzare in modo uniforme la tutela dei minori online, superando le differenze legate al Paese di stabilimento delle piattaforme e chiudendo uno dei principali canali di elusione delle regole finora esistenti.

Codacons: “Il divieto rischia di essere facilmente aggirato”

Bene la stretta ai siti porno con l’obbligo di verifica dell’età degli utenti che accedono alle piattaforme, un divieto che tuttavia rischia di essere facilmente aggirato e che potrebbe non produrre gli effetti sperati. Lo afferma il Codacons, commentando i nuovi obblighi in vigore dall’1 febbraio 2026 in capo a gestori di siti web e piattaforme di condivisione di video stabiliti in un Paese dell’Unione europea diverso dall’Italia.

“Oggi video e immagini a sfondo sessuale vengono divulgati anche attraverso social network o app di messaggistica come Telegram, piattaforme alle quali i minori possono accedere facilmente e senza alcuna restrizione – denuncia il Codacons. “Va poi considerato che il divieto è facilmente aggirabile tramite la moderna tecnologia: utilizzando un VPN (Virtual Private Network), ad esempio, è possibile connettersi a un server remoto che assegna un indirizzo IP di un Paese extra-Ue, e accedere così liberamente ai siti a carattere pornografico”, ha concluso l’associazione.

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