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Più tempo online che a dormire: ecco come i media digitali hanno cambiato le nostre abitudini

Più tempo online che passato a dormire, ma scarsa propensione a pagare per contenuti premium esclusivi o didattici.

Sono questi alcuni dei dati emersi da uno studio presentato oggi al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, condotto su oltre 5 mila utenti digitali di Brasile, Cina, Germania, Sud Africa e Stati Uniti.

Dallo studio emerge che oltre il 50% delle persone intervistate ritiene che l’uso dei media digitali abbia migliorato la vita, ma sono poco più di 3 su 10 quelli disposti a pagare per contenuti premium. Sette su 10, invece, le persone che pretendono che le società media e di entertainment online proteggano i loro dati personali.

Si evince poi gli utenti passano più tempo online che a dormire, usano più dispositivi per lavoro e per svago e vanno online per informarsi e per i contenuti di intrattenimento.

Ma in che modo i media digitali hanno contribuito a modificare la qualità della vita?

Di seguito alcuni bullet sui risultati della ricerca.

Per Sarita Nayyar, direttore del World Economic Forum USA, “…le implicazioni della tecnologia digitale nella nostra vita quotidiana e l’impatto che avrà sulle imprese, la società e i governi non sono ancora state comprese fino in fondo. Solo quando si avrà una migliore comprensione, si potrà iniziare a lavorare su norme e valori condivisi, a vantaggio di tutti gli utenti digitali”.

Quanto al rapporto tra tecnologie digitali e lavoro, Ravin Jesuthasan, Managing Director di Willis Towers Watson, ha spiegato che “…la digitalizzazione dei contenuti e dei dati, così come le nuove tecnologie di comunicazione digitale, hanno aperto nuove opportunità sul dove, quando, come e da chi il lavoro viene svolto. Questo sta cambiando anche la natura stessa del rapporto di lavoro”.

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