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Più tempo online che a dormire: ecco come i media digitali hanno cambiato le nostre abitudini

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Presentato oggi al World Economic Forum di Davos un studio sugli effetti dell’iperconnessione.

Più tempo online che passato a dormire, ma scarsa propensione a pagare per contenuti premium esclusivi o didattici.

Sono questi alcuni dei dati emersi da uno studio presentato oggi al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, condotto su oltre 5 mila utenti digitali di Brasile, Cina, Germania, Sud Africa e Stati Uniti.

Dallo studio emerge che oltre il 50% delle persone intervistate ritiene che l’uso dei media digitali abbia migliorato la vita, ma sono poco più di 3 su 10 quelli disposti a pagare per contenuti premium. Sette su 10, invece, le persone che pretendono che le società media e di entertainment online proteggano i loro dati personali.

Si evince poi gli utenti passano più tempo online che a dormire, usano più dispositivi per lavoro e per svago e vanno online per informarsi e per i contenuti di intrattenimento.

Ma in che modo i media digitali hanno contribuito a modificare la qualità della vita?

Di seguito alcuni bullet sui risultati della ricerca.

  • Un utente su sei crede che gli strumenti digitali abbiano un effetto positivo nelle relazioni di amicizia.

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  • Due terzi ritengono che siano un aiuto importante per il lavoro (per stabilire, ad esempio, relazioni proficue con contatti professionali, collaborare coi colleghi, imparare e perfezionarsi).

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  • Metà dei partecipanti allo studio hanno riferito di aver riscontrato effetti sull’impegno civico e la propensione a impegnarsi per la comunità.

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  • Il 41% viene influenzato, nella scelta dei media digitali, dalla famiglia o dagli amici. Solo il 5% risente dell’influsso della pubblicità.

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  • Molto bassa la propensione a pagare per i contenuti digitali: solo il 34% degli intervistati si dice disposto a pagare per contenuti premium di intrattenimento. Ancora più bassa (21%) la percentuale di chi sarebbe disposto a pagare per contenuti esclusivi o didattici.

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  • Un terzo degli utenti dice di utilizzare i software di adblocking (che permettono di non caricare i contenuti pubblicitari nelle pagine che si visitano) e i controlli di privacy per bloccare trackers e cookies.

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Per Sarita Nayyar, direttore del World Economic Forum USA, “…le implicazioni della tecnologia digitale nella nostra vita quotidiana e l’impatto che avrà sulle imprese, la società e i governi non sono ancora state comprese fino in fondo. Solo quando si avrà una migliore comprensione, si potrà iniziare a lavorare su norme e valori condivisi, a vantaggio di tutti gli utenti digitali”.

Quanto al rapporto tra tecnologie digitali e lavoro, Ravin Jesuthasan, Managing Director di Willis Towers Watson, ha spiegato che “…la digitalizzazione dei contenuti e dei dati, così come le nuove tecnologie di comunicazione digitale, hanno aperto nuove opportunità sul dove, quando, come e da chi il lavoro viene svolto. Questo sta cambiando anche la natura stessa del rapporto di lavoro”.

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