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Pisani (Polizia di Stato): “Importare tecnologie sviluppate altrove è un rischio per sicurezza e controllo dei dati”

La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale (AI) e delle tecnologie digitali sta aprendo nuove opportunità, ma anche nuovi fronti di rischio per la sicurezza nazionale. È questo il messaggio portato da Vittorio Pisani, Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, nel suo intervento alla quinta edizione della Conferenza Internazionale “CyberSEC – Cybercrime e Cyberwar: Norme, Geopolitica e Cybersecurity per una Difesa Comune”, promossa e organizzata da Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, in corso a Roma il 4 e 5 marzo 2026 presso la Superiore di Polizia, che ha sottolineato “la necessità di affrontare le trasformazioni tecnologiche con una visione politica e strategica”.

Crittografia

Uno dei temi più delicati riguarda la crittografia, definita un ambito “sensibile” che richiede un confronto politico a livello europeo: “Le autorità di law enforcement del continente hanno già sollecitato un dibattito su come gestire l’equilibrio tra tutela della privacy e necessità investigative, in un contesto in cui le tecnologie digitali rendono sempre più complessa l’attività di contrasto alla criminalità.
Al centro delle preoccupazioni vi è anche l’intelligenza artificiale, una tecnologia che – secondo Pisani– sta invadendo ogni aspetto della vita quotidiana, modificando abitudini sociali e modalità di lavoro. Un cambiamento affascinante ma che pone interrogativi profondi in termini di sicurezza, sia fisica sia digitale.
In particolare, lo Stato è chiamato a riflettere sulle nuove fragilità generate dall’innovazione, soprattutto sul fronte dell’identità digitale. Il sistema della sicurezza nazionale deve acquisire competenze adeguate per tutelare l’identità digitale dei cittadini 
– è stato sottolineato da Pisani – evidenziando anche la necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza collettiva sui rischi di esposizione a possibili aggressioni informatiche”.

Competizione geopolitica

Il progresso tecnologico, inoltre, incide direttamente sugli equilibri della competizione geopolitica. Strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale possono diventare armi nel cyberspazio, soprattutto se utilizzati da Paesi considerati ostili. Tra i principali attori citati figurano Cina e Russia, indicati come potenziali responsabili di operazioni di attacco informatico capaci di mettere in pericolo le infrastrutture critiche nazionali.
In questo scenario 
– ha aggiunto il capo della Polizia – il rischio di esfiltrazione di dati sensibili è considerato concreto. Per questo motivo, è stata evidenziata la necessità di prestare particolare attenzione alla partecipazione di soggetti stranieri in progetti tecnologici nazionali, soprattutto quando questi possono avere implicazioni per la sicurezza del Paese. Il tema riguarda non solo la protezione dei singoli cittadini, ma anche la tutela dei processi democratici e della formazione del consenso”.

Regolamentazione dell’AI

Un passaggio importante del dibattito riguarda anche la regolamentazione dell’intelligenza artificiale: “L’Unione europea ha scelto un approccio fortemente regolatorio, con l’obiettivo di creare un quadro di fiducia nell’uso delle tecnologie AI. Tuttavia, questo modello si distingue nettamente da quello di altre grandi potenze”.

Negli Stati Uniti prevale un approccio orientato al mercato e alla commercializzazione della ricerca, mentre in Cina il controllo della tecnologia è fortemente centralizzato nelle mani dello Stato. L’Europa, invece, ha scelto la strada delle regole, ma questo – è stato osservato da Pisani – rischia di limitare la competitività scientifica e industriale se la regolamentazione interviene troppo precocemente nel ciclo dell’innovazione”.

Rischio è che l’Europa diventi un semplice importatore di tecnologie

Secondo Pisani, “il rischio è che l’Europa finisca per diventare semplicemente importatrice di tecnologie sviluppate altrove, con conseguenze anche sul controllo dei dati e sui costi di utilizzo. In alcuni casi, è stato ricordato, anche il sistema giudiziario italiano si trova a utilizzare strumenti tecnologici prodotti fuori dall’Europa e concessi tramite servizi onerosiLe difficoltà colpiscono soprattutto PMI e startup europee, che spesso non dispongono delle risorse necessarie per sostenere i costi della conformità normativa rispetto ai grandi operatori internazionali.
Per affrontare queste sfide, è stato ribadito il valore della collaborazione tra Stato, imprese e università. In questa direzione sono stati avviati laboratori formativi che consentono agli studenti di applicare concretamente le conoscenze accademiche nel campo della sicurezza, favorendo il trasferimento tecnologico verso le istituzioni
”.

Sviluppo tecnologia più rapido di regolamentazione

Resta tuttavia un nodo cruciale, ha precisato Piani: “la velocità dello sviluppo tecnologico supera spesso quella della regolamentazione. Normare troppo o troppo presto può rallentare l’innovazione, soprattutto perché il processo democratico richiede tempi inevitabilmente più lunghi rispetto all’evoluzione rapidissima delle tecnologie digitali.
Secondo l’intervento, l’Europa deve quindi rafforzare le proprie capacità di ricerca e sviluppo, integrandole con una solida base industriale e con una regolamentazione capace di tenere il passo con il progresso scientifico. Solo partecipando attivamente alla produzione tecnologica sarà possibile, infatti, definire regole efficaci che garantiscano allo stesso tempo sicurezza, diritti e libertà fondamentali
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