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Pirateria sportiva, la Lega Serie A punta i piedi: mancato fatturato per un miliardo di euro

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La pirateria audiovisiva non uccide solo il cinema e le serie tv, ma anche lo sport, tra cui il calcio ovviamente. La Lega Serie A ha preso posizione e ha annunciato nuove azioni contro i gruppi criminali che operano in rete e violano i diritti di proprietà intellettuale.
Obiettivi principali di queste azioni sono le IPTV illegali, il cui contrasto è possibile in diversi modi: dalla velocizzazione dei tempi di blocco delle IPTV da parte degli ISP e Hosting all’avvio di una campagna di sensibilizzazione sul tema diretta ai tifosi e cittadini, passando attraverso una richiesta alle autorità di prevedere pene più severe a chi arreca un danno non solo alla nostra industria, ma all’intera economia italiana.

La Lega Serie A è in prima linea per affrontare la piaga della pirateria, dobbiamo difendere il calcio da questo attacco criminale e far capire a chi utilizza i decoder illegali che sta compiendo un reato vero e proprio. Il problema è globale e danneggia il calcio a tutti i livelli, stiamo rafforzando gli strumenti per individuare e contrastare in tempo reale gli atti di pirateria, ma è fondamentale fare sistema tutti insieme con l’aiuto del Governo e delle Telco”, ha affermato Gaetano Miccichè, Presidente Lega Serie A.

Sono quasi 5 milioni gli italiani che nel corso del 2018 hanno dichiarato di aver visto illegalmente contenuti sportivi live, in streaming sui propri device (computer, tablet, smartphone, smart TV) o presso amici e familiari, si legge nell’ultimo Report FAPAV/Ipsos pubblicato a luglio 2019. Nell’ultimo anno si stimano oltre 22 milioni di atti di pirateria sportiva, soprattutto di eventi calcistici, seguiti da Formula 1 e MotoGP, e circa 5,3 milioni di fruizioni perse.

Tra le modalità di accesso ai contenuti pirata, l’IPTV si conferma un fenomeno di rilievo nel panorama della pirateria audiovisiva in Italia: la sua incidenza è di circa un quarto sul totale dei pirati cioè oltre 5 milioni di individui; il fenomeno desta particolare preoccupazione e risulta in crescita rispetto alla precedente rilevazione (quasi 1 milione di persone in più).
Non possiamo assolutamente abbassare la guardia – ha precisato a proposito il Segretario Generale Fapav, Bagnoli Rossi – sviluppo tecnologico e pirateria vanno di pari passo: nuove modalità di fruizione illecita dei contenuti (come ad esempio le IPVT illegali e la condivisione delle opere nei gruppi delle App di messaggistica istantanea) emergono e si affermano tra gli utenti con rapidità”.
È di 1.080 milioni di euro il mancato fatturato da tutti i settori economici italiani a causa della pirateria, 455 milioni                il danno stimato sull’economia italiana in termini di PIL e 203 milioni la stima del mancato introito fiscale.
Ma c’è dell’altro, perchà a causa della pirateria sportiva sono a rischio circa 5.900 posti di lavoro.

Per questi motivi, la Lega Serie A ha lanciato la campagna #Stopiracy.
La pirateria audiovisiva è un atto criminale ed è, purtroppo, una piaga in aumento negli ultimi anni, in tutto il mondo ed in particolare in Italia. Considerando che la principale forma di pirateria è quella digitale, che ha luogo in varie modalità sul web, e calcolando solo gli users abituali di internet, l’incidenza della pirateria tra gli adulti nel nostro Paese supera il 60%”, si legge nel testo del messaggio.

Sul fronte internazionale, si legge ancora nel comunicato, “la Lega è impegnata attivamente, insieme alle più importanti federazioni internazionali e ai maggiori campionati europei, nella battaglia contro beoutQ, piattaforma illegale che pirata contenuti sportivi e di intrattenimento.
Nelle prime due giornate della Serie A TIM 2019/2020 in tutti gli stadi saranno esposti sul terreno di gioco striscioni a sostegno della campagna contro la pirateria con l’hashtag #stopiracy”.
BeoutQ è una piattaforma che dal 2017 trasmette illegalmente, via satellite e in streaming, contenuti sportivi e di intrattenimento piratando diritti per un valore di miliardi di dollari.
Sull’argomento BeoutQ, BBC e Sky lo scorso autunno hanno chiamato in causa anche la Commissione europea, inviando una lettera ufficiale a Cecilia Malmström, ex Commissario europeo per il commercio nella Commissione Juncker (2014-2019), in cui in cui si sollecitava un intervento deciso delle istituzioni europee.

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