World Economic Outlook

Pil globale crescerà del 3,4% nel 2027. L’AI compensa gli effetti negativi della guerra

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Guerra, energia, inflazione e nuove tecnologie ridefiniscono gli equilibri dell'economia mondiale e i rischi per il prossimo biennio. L'analisi del Fondo monetario internazionale.

Secondo l’Fmi il Pil globale crescerà meno del previsto, ma l’AI è leva per la ripresa

La guerra in Medio Oriente continua a rappresentare il principale fattore di instabilità dell’economia globale, ma non è più l’unica forza che determina le prospettive di crescita. Nell’aggiornamento di luglio 2026 del World Economic Outlook, il Fondo monetario internazionale individua infatti due dinamiche di segno opposto che stanno ridefinendo il quadro macroeconomico internazionale: da un lato lo shock energetico provocato dal conflitto, dall’altro il ciclo di investimenti alimentato dall’intelligenza artificiale (AI) e dalla trasformazione tecnologica.

Il risultato è un’economia mondiale che rallenta meno del previsto e che presenta una geografia della crescita sempre più differenziata. Il Fondo stima infatti un’espansione del Pil globale del 3% nel 2026, in lieve calo rispetto alle precedenti previsioni e inferiore al 3,5% registrato sia nel 2024 sia nel 2025.

Per il 2027, invece, la crescita è attesa accelerare al 3,4%, delineando una ripresa a “V”: un rallentamento concentrato nell’anno in corso, seguito da un recupero quando gli effetti della crisi energetica si attenueranno.

La revisione delle stime riflette proprio l’interazione tra questi due fenomeni. Lo shock provocato dalla guerra ha inciso soprattutto attraverso il rincaro dell’energia e l’aumento dell’incertezza geopolitica, mentre il boom degli investimenti nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale ha sostenuto la domanda globale, attenuando l’impatto negativo del conflitto. Secondo il Fondo, il bilancio finale dipende però dalla posizione occupata da ciascun Paese all’interno delle nuove catene globali del valore.

Le disuguaglianze economiche globali riflettono ormai il grado di partecipazione di ogni Paese all’ecosistema AI

Si tratta di un cambiamento strutturale rispetto ai tradizionali cicli economici. Oggi non è sufficiente distinguere tra Paesi esportatori e importatori di energia: conta sempre di più la capacità di partecipare all’ecosistema dell’intelligenza artificiale, dalla produzione di semiconduttori ai data center, dalle infrastrutture digitali allo sviluppo di software avanzati. Le economie che sono riuscite a inserirsi in questa filiera stanno beneficiando di un nuovo ciclo di investimenti privati che sostiene produzione, occupazione e consumi anche in presenza di costi energetici più elevati.

Al contrario, i Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni di energia e con una limitata presenza nella catena del valore tecnologica risultano i più vulnerabili. È una condizione che riguarda numerose economie emergenti e a basso reddito, le quali subiscono contemporaneamente il peso dell’aumento dei costi energetici senza beneficiare dell’effetto espansivo degli investimenti nell’AI.

Secondo l’analisi del Fondo monetario, proprio l’intelligenza artificiale rappresenta oggi il principale elemento di discontinuità rispetto agli shock geopolitici del passato. Gli investimenti stanno crescendo lungo tutta la filiera, alimentando domanda di infrastrutture digitali, capacità di calcolo, componentistica elettronica e servizi avanzati.

Questo processo ha contribuito a sostenere la crescita mondiale in una fase che, in assenza del ciclo tecnologico, avrebbe probabilmente registrato un rallentamento molto più marcato.

Capacità di attrarre investimenti vs reali incrementi di produttività

Il Fondo invita tuttavia a distinguere tra la forte spinta degli investimenti e gli effetti sulla produttività. Nello scenario centrale utilizzato per le nuove previsioni non viene infatti incorporato un incremento significativo della produttività derivante dall’adozione dell’intelligenza artificiale. In altre parole, il contributo dell’AI alla crescita osservato oggi deriva soprattutto dall’espansione degli investimenti necessari per sviluppare la nuova infrastruttura tecnologica globale, mentre i benefici strutturali sull’efficienza delle imprese e del lavoro vengono considerati ancora limitati e destinati a manifestarsi gradualmente.

Questa impostazione rende evidente anche uno dei principali rischi individuati dagli economisti del Fondo. Se il mercato dovesse rivedere al ribasso le aspettative sui profitti futuri del settore tecnologico, l’attuale ciclo di investimenti potrebbe interrompersi rapidamente, con ripercussioni sui mercati finanziari e sull’economia reale. Allo stesso tempo, uno scenario opposto, caratterizzato da una diffusione dell’intelligenza artificiale più rapida del previsto e da un’accelerazione degli incrementi di produttività, rappresenterebbe uno dei principali fattori di crescita aggiuntiva per l’economia mondiale nei prossimi anni.

Resilienza e competitività grazie a rinnovabili e AI: il ruolo chiave della doppia transizione

Secondo il Fondo, la capacità dell’economia globale di assorbire lo shock energetico è stata superiore alle attese. Il rincaro del petrolio è stato contenuto grazie all’utilizzo delle scorte strategiche, all’aumento della produzione nei Paesi esportatori esterni all’area del Golfo e a misure che hanno contribuito a ridurre la domanda di greggio. Un ruolo importante è stato svolto anche dalla crescente diffusione delle fonti rinnovabili e dalla riduzione dell’intensità energetica delle economie avanzate, elementi che hanno reso il sistema produttivo meno vulnerabile rispetto alle precedenti crisi petrolifere.

Il messaggio di fondo dell’aggiornamento di luglio è che il baricentro della crescita mondiale si sta progressivamente spostando. Se negli ultimi anni il ciclo economico era dominato principalmente da shock geopolitici e monetari, oggi la capacità di attrarre investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie digitali diventa uno dei principali fattori che determinano competitività, resilienza e prospettive di sviluppo. La guerra continua a rappresentare il principale elemento di instabilità, ma il nuovo discrimine tra economie vincitrici e perdenti passa sempre più dalla posizione occupata nella rivoluzione tecnologica in corso. Si torna alla centralità della doppia transizione, digitale ed energetica (in chiave green) di cui proprio l’Europa si era fatta portavoce anni fa e che oggi appare colpevolmente un po’ offuscata.

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