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Piano ultrabroadband, Giacomelli: ‘In gioco grandi interessi’ (video)

Giacomelli

Relazione breve ma dettagliata quella presentata oggi in Commissione Trasporti della Camera dal Sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli.

Diversi i punti sui quali si è soffermato, alcuni anche spinosi, senza risparmiare opinioni personali che vanno al di là della posizione del Governo.

Dal Piano Nazionale per la Banda Ultralarga alla revisione dello spettro e dei canoni per le frequenze tv, senza tralasciare la riforma Rai e la posizione sempre più preoccupante degli Over-The-Top sul fronte delle tasse e non solo, Giacomelli ha messo in luce il programma, l’attività dell’esecutivo e anche i nodi di ogni progetto di intervento.

Con il Sottosegretario si è chiuso oggi il ciclo di audizioni previste dalla Commissione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici.

A che punto siamo con la risoluzione dei problemi interferenziali?

Quando comincerà la realizzazione pratica del Piano ultrabroadband?

Fibra o rame?

Qual è il modello per Metroweb?

Verrà sistemata la questione dei canoni per l’uso delle frequenze del digitale terrestre?

Quali gli interventi per arginare lo strapotere delle web company e costringerle a non eludere il fisco?

“Si tratta del primo Piano nazionale che, come ci chiedeva Bruxelles, supera la logica dei POR per dotare il Paese di una strategia”.

Il punto di partenza, indica, è che “l’accesso adeguato alla rete deve essere un diritto e servizio universale”.

Un Piano ambizioso, ribadisce, che punta dunque a superare gli obiettivi europei arrivando all’85% della popolazione coperta con 100 mbps entro il 2020.

Giacomelli parla anche delle polemiche su fibra ottica e rame o su cabinet e building. “Capisco che ci sono in gioco grandi interessi. Ma dobbiamo superare il limite della carenza di domanda e traguardare il punto più avanzato”.

“Nel mondo – precisa – si discute ormai in termini di giga, in Europa di 100 mbps mentre in Italia si parla ancora di superamento del rame”.

Giacomelli si lascia poi andare a una considerazione del tutto personale: “Io privatizzerei la società della rete, ma le magie le fa solo Harry Potter”.

Riguardo a possibili accordi o fusioni tra operatori, il Sottosegretario ritiene che si tratti di aree su cui “il Governo non dovrebbe intervenire”.

Gli strumenti dell’esecutivo, precisa, “sono quelli della programmazione e dello stanziamento delle risorse secondo i parametri fissati di concerto con la Ue. Si può poi procedere favorendo la semplificazione normativa e con tutto quello che può aiutare per agire in tempi rapidi, ma l’azione del Governo si ferma qui”.

E ancora: “Opereremo nella 94 mila micro-aree in cui è suddiviso il Piano, proponendo gare e intervenendo con incentivi”.

Bisogna pensare alla costruzione di “un’infrastruttura moderna. Capisco che il Piano del Governo ha messo in moto un meccanismo per cui ciascun soggetto cerca di calibrare il proprio business model, ma su questo non dovrebbero esserci norme né tanto meno azione da parte dell’esecutivo se non quella di creare un mercato aperto, competitivo, trasparente e interessante per gli operatori”.

Tenendo bene a mente però, avverte Giacomelli, che “l’obiettivo deve essere quello dell’interesse nazionale”.

Per il 31 maggio si potranno mettere in cantiere i progetti per i cluster A e B, assicura Giacomelli, perché “per quella data sarà pronto lo Sblocca Italia e i decreti che daranno certezza anche sulle modalità di uso degli incentivi”.

Spettro: riportare l’Italia nella legalità

Giacomelli parte anche dalla complicata situazione dello spettro, ricordando che quando il Governo si è insediato ha trovato un Paese in ‘grave ritardo’ dal punto di vista della tecnologia, sotto procedura di infrazione per aver favorito nella tv ‘il duopolio degli incumbent’, dove la gestione dello spettro per l’emittenza locale presentava ‘vulnus molto seri’ al punto che l’Italia, insieme all’Iran, era considerata dall’International Telecommunication Union un ‘sorvegliato speciale’.

Negli anni, indica Giacomelli, “abbiamo saturato lo spettro, utilizzando frequenze non assegnate a noi o dei Paesi confinanti”.

“Non abbiamo rispettato gli accordi internazionali e la Convenzione di Ginevra”. La riforma dello spettro è quindi necessaria per “riportare l’Italia nella legalità” e “superare un sistema che creava imbarazzo”.  

Giacomelli ricorda che il nostro Paese “è inadempiente nei confronti degli accordi sottoscritti” e che “ci sono rapporti tesi con gli Stati confinanti”.

Per questo il riordino è “uno dei punti della riforma dell’emittenza locale” accompagnato dalla “chiusura delle frequenze interferenti con la messa in campo di quelle non assegnate per essere affidate e gestite da operatori selezionati regione per regione, in modo che vengano trasportati i migliori fornitori di contenuti”.

Sui contributi agli operatori locali, Giacomelli è chiaro: “Seguiranno precisi criteri. Basta anarchia e basta approfittarsi di sistemi a pioggia senza investire”.

Canoni frequenze tv e ruolo di Agcom

Per quanto riguarda i criteri di calcolo dei canoni per l’uso delle frequenze televisive, al momento affidati dalla legge alla competenza dell’Agcom, Giacomelli parla di ‘anomalia’.

La situazione si è infatti arenata sulla competenza di fissare questi canoni che il decreto legge affida all’Agcom. Una competenza che però secondo Giacomelli è ‘anomala’ in quanto “la determinazione dei canoni rappresenta una scelta di politica industriale e non un’azione di controllo quale è quella che spetta all’Autorità che dovrebbe invece – secondo il Sottosegretario – vigilare perché in questo settore non si determinino privilegi a favore di qualcuno e a danno di altri”.

“E’ una norma (quella di Passera, ndr) che non capisco – sottolinea Giacomelli – che prevede un trasferimento di competenze inaccettabile”.

“La normativa in questione – spiega – non ha compitamente preso atto del passaggio dall’analgico al digitale e questo crea anche l’incomprensione dialettica all’interno del nostro Governo”.

 

Trasformazione della Rai in media company

La Rai, con la riforma allo studio del governo, “deve trasformarsi da broadcaster a media company“. Il servizio pubblico, continua Giacomelli, deve essere al passo con i tempi e svolgere una funzione “di traino per l’intero Paese“, ad esempio attraverso una maggiore esportazione di fiction e film.

“È intenzione del governo chiudere la procedura d’infrazione Ue sulle tv dopo 10 anni”.

OTT: alcuni Paesi remano contro armonizzazione fiscale

Passaggio anche sugli OTT che Giacomelli definisce “i nuovi protagonisti, i giganti della rete con cui l’Italia si trova a dover fare i conti” nella raccolta pubblicitaria, nei diritti d’autore, nei contenuti, ma soprattutto nel pagamento delle tasse per via “dell’assenza di relazione con i stati nazionali in ordine ai normali oneri che broadcaster ed editori pagano”.

“Occorre un confronto con gli OTT per stabilire con editori e broadcaster un level playing field”, ma Giacomelli aggiunge anche che la sua personale opinione è che “se aspettiamo che lo strumento sia l’armonizzazione fiscale a livello europeo, possiamo passare il compito alle prossime generazioni perché ci sono Paesi che traggono benefici e non saranno mai disponibili”.

Piano BUL, in gioco grandi interessi

Con il Piano per la banda ultralarga, indica Giacomelli, si è registrata “un’efficace azione del Governo per recuperare il gap tecnologico”. Uno dei temi centrali, indica, se non il principale per lo sviluppo del Paese, per questa ragione, spiega, “il coordinamento del Piano fa capo a Palazzo Chigi”.

“Si tratta del primo Piano nazionale che, come ci chiedeva Bruxelles, supera la logica dei POR per dotare il Paese di una strategia”.

Il punto di partenza, indica, è che “l’accesso adeguato alla rete deve essere un diritto e servizio universale”.

Un Piano ambizioso, ribadisce, che punta dunque a superare gli obiettivi europei arrivando all’85% della popolazione coperta con 100 mbps entro il 2020.

Giacomelli parla anche delle polemiche su fibra ottica e rame o su cabinet e building. “Capisco che ci sono in gioco grandi interessi. Ma dobbiamo superare il limite della carenza di domanda e traguardare il punto più avanzato”.

“Nel mondo – precisa – si discute ormai in termini di giga, in Europa di 100 mbps mentre in Italia si parla ancora di superamento del rame”.

Giacomelli si lascia poi andare a una considerazione del tutto personale: “Si può pensare sia stato un errore privatizzare Telecom, ma non si può tornare indietro: le magie le fa solo Harry Potter”.

Riguardo a possibili accordi o fusioni tra operatori, il Sottosegretario ritiene che si tratti di aree su cui “il Governo non dovrebbe intervenire”.

Gli strumenti dell’esecutivo, precisa, “sono quelli della programmazione e dello stanziamento delle risorse secondo i parametri fissati di concerto con la Ue. Si può poi procedere favorendo la semplificazione normativa e con tutto quello che può aiutare per agire in tempi rapidi, ma l’azione del Governo si ferma qui”.

E ancora: “Opereremo nella 94 mila micro-aree in cui è suddiviso il Piano, proponendo gare e intervenendo con incentivi”.

Bisogna pensare alla costruzione di “un’infrastruttura moderna. Capisco che il Piano del Governo ha messo in moto un meccanismo per cui ciascun soggetto cerca di calibrare il proprio business model, ma su questo non dovrebbero esserci norme né tanto meno azione da parte dell’esecutivo se non quella di creare un mercato aperto, competitivo, trasparente e interessante per gli operatori”.

Tenendo bene a mente però, avverte Giacomelli, che “l’obiettivo deve essere quello dell’interesse nazionale”.

Per il 31 maggio si potranno mettere in cantiere i progetti per i cluster A e B, assicura Giacomelli, perché “per quella data sarà pronto lo Sblocca Italia e i decreti che daranno certezza anche sulle modalità di uso degli incentivi”.

Spettro: riportare l’Italia nella legalità

Giacomelli parte anche dalla complicata situazione dello spettro, ricordando che quando il Governo si è insediato ha trovato un Paese in ‘grave ritardo’ dal punto di vista della tecnologia, sotto procedura di infrazione per aver favorito nella tv ‘il duopolio degli incumbent’, dove la gestione dello spettro per l’emittenza locale presentava ‘vulnus molto seri’ al punto che l’Italia, insieme all’Iran, era considerata dall’International Telecommunication Union un ‘sorvegliato speciale’.

Negli anni, indica Giacomelli, “abbiamo saturato lo spettro, utilizzando frequenze non assegnate a noi o dei Paesi confinanti”.

“Non abbiamo rispettato gli accordi internazionali e la Convenzione di Ginevra”. La riforma dello spettro è quindi necessaria per “riportare l’Italia nella legalità” e “superare un sistema che creava imbarazzo”.  

Giacomelli ricorda che il nostro Paese “è inadempiente nei confronti degli accordi sottoscritti” e che “ci sono rapporti tesi con gli Stati confinanti”.

Per questo il riordino è “uno dei punti della riforma dell’emittenza locale” accompagnato dalla “chiusura delle frequenze interferenti con la messa in campo di quelle non assegnate per essere affidate e gestite da operatori selezionati regione per regione, in modo che vengano trasportati i migliori fornitori di contenuti”.

Sui contributi agli operatori locali, Giacomelli è chiaro: “Seguiranno precisi criteri. Basta anarchia e basta approfittarsi di sistemi a pioggia senza investire”.

Canoni frequenze tv e ruolo di Agcom

Per quanto riguarda i criteri di calcolo dei canoni per l’uso delle frequenze televisive, al momento affidati dalla legge alla competenza dell’Agcom, Giacomelli parla di ‘anomalia’.

La situazione si è infatti arenata sulla competenza di fissare questi canoni che il decreto legge affida all’Agcom. Una competenza che però secondo Giacomelli è ‘anomala’ in quanto “la determinazione dei canoni rappresenta una scelta di politica industriale e non un’azione di controllo quale è quella che spetta all’Autorità che dovrebbe invece – secondo il Sottosegretario – vigilare perché in questo settore non si determinino privilegi a favore di qualcuno e a danno di altri”.

“E’ una norma (quella di Passera, ndr) che non capisco – sottolinea Giacomelli – che prevede un trasferimento di competenze inaccettabile”.

“La normativa in questione – spiega – non ha compitamente preso atto del passaggio dall’analgico al digitale e questo crea anche l’incomprensione dialettica all’interno del nostro Governo”.

 

Trasformazione della Rai in media company

La Rai, con la riforma allo studio del governo, “deve trasformarsi da broadcaster a media company“. Il servizio pubblico, continua Giacomelli, deve essere al passo con i tempi e svolgere una funzione “di traino per l’intero Paese“, ad esempio attraverso una maggiore esportazione di fiction e film.

“È intenzione del governo chiudere la procedura d’infrazione Ue sulle tv dopo 10 anni”.

OTT: alcuni Paesi remano contro armonizzazione fiscale

Passaggio anche sugli OTT che Giacomelli definisce “i nuovi protagonisti, i giganti della rete con cui l’Italia si trova a dover fare i conti” nella raccolta pubblicitaria, nei diritti d’autore, nei contenuti, ma soprattutto nel pagamento delle tasse per via “dell’assenza di relazione con i stati nazionali in ordine ai normali oneri che broadcaster ed editori pagano”.

“Occorre un confronto con gli OTT per stabilire con editori e broadcaster un level playing field”, ma Giacomelli aggiunge anche che la sua personale opinione è che “se aspettiamo che lo strumento sia l’armonizzazione fiscale a livello europeo, possiamo passare il compito alle prossime generazioni perché ci sono Paesi che traggono benefici e non saranno mai disponibili”.

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