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Peter Thiel, “il re della sorveglianza di massa”, atteso a Roma nei prossimi giorni. Il PD: “Incontrerà la Premier?”

Berlin, Germany, March 19, 2014. Hy! Summit - Image by Dan Taylor. www.heisenbergmedia.com

Il Corriere della Sera, nell’approfondimento di Milena Gabanelli in Dataroom, lo definisce il “re della sorveglianza di massa”. E secondo quanto riportato da La Stampa, l’imprenditore statunitense Peter Thiel sarebbe atteso a Roma tra il 15 e il 18 marzo 2026 per una serie di incontri riservati.

Peter Thiel, chi è?

Peter Thiel è un imprenditore e investitore tra i più influenti nel settore tecnologico globale, tra i promotori della società Palantir Technologies, azienda specializzata nello sviluppo di piattaforme avanzate per l’integrazione e l’analisi di grandi quantità di dati.

La potenza della tecnologia di Palantir

Queste tecnologie consentono di integrare dati provenienti da molteplici fonti, tra cui dati amministrativi, fiscali, sanitari, di localizzazione e di traffico telefonico, e sono utilizzate da governi, agenzie di sicurezza e grandi imprese in diversi Paesi.

Secondo fonti pubbliche, piattaforme sviluppate da Palantir sono utilizzate da agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono, la Cia, l’Fbi e la Nsa nonché da strutture militari e di intelligence di Paesi alleati, per attività di analisi strategica, sicurezza e operazioni militari.

Le ambizioni di Palantir? Creare software di sorveglianza sempre più potenti

L’azienda fornisce anche all’ICE – United States Immigration and Customs Enforcement – strumenti per tracciare e deportare migranti e contribuire alla repressione del dissenso. La filosofia politica di Thiel, che esalta il potere assoluto e minimizza il valore della democrazia, si riflette nelle ambizioni di Palantir di creare software di sorveglianza sempre più potenti.

L’attuale scenario internazionale è caratterizzato da una crescente competizione geopolitica e tecnologica tra grandi potenze, con particolare riferimento ai settori dell’intelligenza artificiale, dei dati, delle infrastrutture digitali e delle tecnologie dual use. In questo contesto, la gestione e l’elaborazione di grandi quantità di dati rappresentano un ambito strategico che incide direttamente sulla sicurezza nazionale, sulla protezione dei dati personali dei cittadini e sull’autonomia tecnologica degli Stati.

Diversi Paesi europei hanno avviato un dibattito pubblico e istituzionale sull’utilizzo di piattaforme di analisi dei dati e di intelligenza artificiale sviluppate da grandi aziende private extraeuropee, soprattutto quando questi strumenti possono essere utilizzati in ambiti sensibili quali difesa, sicurezza, sanità, trasporti, infrastrutture critiche e pubblica amministrazione.

L’interrogazione parlamentare del PD al Governo

“La possibile presenza in Italia di uno dei principali promotori e investitori globali di tali tecnologie, in concomitanza con incontri riservati, rende opportuno garantire la massima trasparenza circa eventuali interlocuzioni istituzionali e rapporti economici con soggetti pubblici italiani”, si legge nell’interrogazione presentata dal deputato del Partito Democratico Andrea Casu al Governo.

Il deputato dem rivolge 4 domande precise alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai ministeri guidati da Crosetto, Tajani, Urso e Zangrillo:

L’allarme di Amnesty International su Palantir

Nel 2020, Amnesty International ha lanciato il seguente l’allarme su Palantir: “Potremmo chiudere gli occhi e fingere che, contrariamente a tutte le prove, Palantir sia un’azienda che rispetta i diritti. Oppure possiamo chiamare la vicenda con il suo vero nome: un’altra azienda che antepone il profitto alle persone, indipendentemente dal costo umano”. Bloomberg segnala che il nuovo software AI di Palantir richiede un modello linguistico di grandi dimensioni. In ambienti governativi classificati, Palantir combina i suoi poteri con OpenAI.
È evidente come l’uso di tali tool per la sorveglianza accresca il rischio di abusi.

Il Pentagono può sorvegliare gli americani tramite l’intelligenza artificiale?

La battaglia tra il Dipartimento della Guerra e l’azienda di intelligenza artificiale Anthropic (finita ora in Tribunale, perché la società contesta alla Casa Bianca l’inserimento della lista nera nella catena di forniture) ha sollevato una domanda profonda e ancora senza risposta: la legge consente davvero al governo degli Stati Uniti di condurre una sorveglianza di massa sugli americani? Sorprendentemente, la risposta non è semplice. 

C’è un’enorme quantità di informazioni che il governo può raccogliere sugli americani che non è regolamentata né dalla Costituzione, ovvero dal Quarto Emendamento, né da leggi specifiche”, ha spiegato Alan Rozenshtein, professore di diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Minnesota. E non ci sono limiti significativi a ciò che il governo può fare con tutti questi dati. 

Il Quarto Emendamento, che protegge da perquisizioni e sequestri irragionevoli, è nato quando raccogliere informazioni significava entrare nelle case delle persone. 

Leggi successive, come il Foreign Intelligence Surveillance Act del 1978 o l’Electronic Communications Privacy Act del 1986, furono approvate quando la sorveglianza prevedeva intercettazioni telefoniche e intercettazioni di e-mail. La maggior parte delle leggi che regolavano la sorveglianza era già in vigore prima del decollo di Internet. Non generavamo vaste tracce di dati online e il governo non disponeva di strumenti sofisticati per analizzarli. 

Ora sì, e l’intelligenza artificiale potenzia il tipo di sorveglianza che può essere effettuata. “Quello che l’intelligenza artificiale può fare è acquisire una grande quantità di informazioni, nessuna delle quali è di per sé sensibile, e quindi nessuna di per sé regolamentata, e può conferire al governo molti poteri che prima non aveva”, ha continuato il prof. Rozenshtein. 

L’intelligenza artificiale può aggregare singole informazioni per individuare schemi ricorrenti, trarre inferenze e costruire profili dettagliati delle persone, su larga scala. E finché il governo raccoglie le informazioni in modo legale, può farne ciò che vuole, incluso fornirle ai sistemi di intelligenza artificiale. “La legge non è al passo con la realtà tecnologica”, ha concluso Rozenshtein.  Il senatore Ron Wyden dell’Oregon ha iniziato a cercare il sostegno bipartisan per una legge che affronti la sorveglianza di massa. 

Il Peter Thiel’s Switch, analizzato da Michele Mezza

A scrivere, tra i primi in Italia, di Peter Thiel è stato Michele Mezza con cui abbiamo approfondito il profilo del padre di Palantir Technologies nel suo ultimo libro “Guerre in Codice“.

Ecco il passaggio della nostra intervista all’autore.
Key4Biz. Oggi nel nuovo testo il baricentro del ragionamento dell’autore non è un teatro di combattimento ma quello che viene definito il Peter Thiel’s Switch, di cosa si tratta?
Michele Mezza. Uso giornalisticamente questa espressione per sintetizzare quello che io ritengo una vera nuova strategia politica, prima che tecnologica, che vede l’intera Silicon Valley ora rivelarsi come un apparato di controllo e presidio della sicurezza nazionale americana.

Peter Thiel con quell’allarmante senso di impunità lo scriveva nel suo saggio Momento Straussiano già più di 20 anni fa, in cui sosteneva che la libertà è solo sicurezza e la sicurezza è assicurata da un uso centralizzato e monopolistico della tecnologia che non può escludere la leva della violenza. Altro che ragazzini nei garage, come la retorica per decenni ci ha raccontato le origini dei grandi proprietari digitali. In questi giorni vediamo concretamente cosa intendesse Thiel che per farsi chiaramente comprendere da tutti mentre scriveva saggi fondava società come Palantir, diventata la principale impresa di data minig a scopi militari del mondo. Con questa esperienza Thiel oggi ci dice, ed è questo lo Switch di cui parlo nel libro che “la tecnologia deve governare direttamente e la politica, cioè le istituzioni, deve solo comunicare”. Un salto non da poco.

Per saperne di più, l‘approfondimento di Milena Gabanelli su Peter Thiel.

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