Il commento

Solo il vaccino ci salverà dal Covid-19

di Giuliana Perrotta, già Prefetto della Repubblica, docente a contratto di Unitelma Sapienza |

Con la fine del lookdown, con l’aumento delle temperature e con l’approssimarsi delle vacanze, la strategia del distanziamento sociale per cercare di arginare il contagio da Covid-19 é diventata solo una pia illusione.

Bisogna dirlo in tutta sincerità: con la fine del lookdown, con l’aumento delle temperature e con l’approssimarsi delle vacanze, la strategia del distanziamento sociale per cercare di arginare il contagio da Covid 19 é diventata solo una pia illusione.

Certo il sistema economico italiano agonizzante non consentiva una protrazione del blocco di tutte le attività, e bisognava rimettere in moto i settori produttivi, ma, dal momento della riapertura, è stato uno sbracamento progressivo ed inesorabile.

E non sono sufficienti le reprimende dei sindaci ad arginare il desiderio degli italiani di riprendere a vivere.

Anche gli spot che raccomandano il rispetto delle distanze hanno perso ogni efficacia.

Sembra che le decine di migliaia di decessi causati dal virus siano stati archiviati definitivamente dalla memoria collettiva e che la percezione di un oscuro pericolo, che ci sovrastava appena qualche settimana fa, sia un lontano ricordo, come quello di un brutto sogno.

Ora si parla di riaprire le discoteche ed anche lì sono pronti lunghi elenchi di prescrizioni su come dovrà essere garantito il distanziamento, secondo il dominante atteggiamento ipocrita della italica burocrazia. Chi impone tali prescrizioni evidentemente non ha mai frequentato una discoteca: richiedere che i ragazzi che ballano sulla pista stiano lontani un metro l’uno dall’altro e magari anche con le mascherine sul volto, è semplicemente ridicolo.


Ma erano rimaste solo le discoteche ad essere chiuse, alcune hanno provato a riconvertirsi, le altre hanno rivendicato il loro diritto alla riapertura.  Ed è quello che avverrà.

Ma, per favore, che non si parli di mantenere le distanze!

Basta farsi un giro per le città, o ancora di più per spiagge italiane per costatare come sia inascoltata qualsiasi raccomandazione in tal senso.

Ad oggi 17 giugno mancano ancora, almeno nelle località che ho visitato, i regolamenti dei Comuni sulle spiagge libere. Ed anche in quei Municipi più attivi e tempestivi che li avessero adottati e pubblicati, come riusciranno a farli rispettare e ad organizzare i controlli lungo le sterminate bellissime spiagge visto che, generalmente, a stento riescono a garantire il controllo della viabilità con i loro servizi di polizia municipale ridotti all’osso?

Bisogna riconoscere, invece, che al contrario la maggior parte degli imprenditori balneari sono stati molto attenti e si sono organizzati.

Qualcuno ha inteso uniformarsi a tal punto alle prescrizioni sulle distanze da creare delle sorte di isole a prova di Covid, come in questa spiaggia di Salve in Salento, dove anche il cibo, ordinato on line, ti arriva in spiaggia in asettici contenitori, consegnati da ragazzi muniti di regolare mascherina.

Certo tanta sicurezza avrà un costo.

Ma, come disse il Presidente del Consiglio quando annunciò il lookdown, “la salute prima di tutto”.

Sulla gran parte delle spiagge libere, invece, é una completa anarchia: crocchi di persone che parlano sulla battigia a distanza ravvicinata e senza mascherina gruppi di giovani che chiacchierano sotto lo stesso ombrellone, ragazzini che si divertono a spingersi sulla spiaggia o nell’acqua e gli ambulanti, privi di mascherina, che girano tranquillamente tra gli ombrelloni soffermandosi ad offrire alle signore sdraiate al sole le loro mercanzie.

E siamo solo a giugno!

Mi direte che sono tutte cose normali da fare in spiaggia.

Certamente, speriamo solo di non pagare tanta voglia di normalità ad un prezzo troppo alto.

Ma, soprattutto, speriamo di avere pronto per l’autunno il vaccino per tutti.