Scenari

Perché le telco potrebbero presto vendere anche elettricità

L’allargamento del business delle Tlc al mondo dell’energia è un’ipotesi sempre più plausibile. Il caso Australia.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

L’allargamento del business delle Tlc al mondo dell’energia è un’ipotesi sempre più plausibile. Un esempio per tutti è l’Australia, dove alcuni dei maggiori carrier nazionali – soprattutto Telstra – potrebbero presto vagliare l’opportunità di aggiungere ai tradizionali pacchetti di telefonia, broadband e Pay Tv anche la fornitura di energia elettrica.

Questo il suggerimento che arriva dagli analisti di Morgan Stanley, secondo cui per le grandi telco hanno maggiori possibilità di entrare nel mercato Energy rispetto ai grandi player della rete come Amazon, Google e Facebook.

Perché?

Perché hanno già un rapporto diretto con i clienti grazie ai contratti Tlc e Internet già in essere.

 

Il potere del bundle

Sono molte le telco, questo il ragionamento di Morgan Stanley, che già offrono pacchetti “bundle” di servizi mobili, banda larga e pay Tv. Aggiungere un ingrediente in più al mix, ovvero l’energia, non sarebbe poi così difficile.

Alcuni player minori lo hanno già fatto, come ad esempio TrustPower in Nuova Zelanda, che al contempo è un Isp e il quinto produttore del paese e il quarto rivenditore retail di energia.

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In Australia, Vocus e Amaysim si stanno muovendo per diventare a loro volta rivenditori di energia, per vendere ai loro clienti mobili e a banda larga e viceversa.

Uno dei vantaggi dei servizi offerti in bundle è che i clienti sono più fedeli.

 

Bolletta unica

Tutte operazioni di cross selling che consentono di fidelizzare e ottimizzare i ricavi medi per singolo cliente, attratto dalla possibilità di ricevere una bolletta unica per tutti i servizi (telefono, internet, pay tv, energia elettrica e perché no anche gas) forniti da un provider unico (magari con uno sconto).

Secondo Morgan Stanley, il passo ulteriore per le telco sarebbe quello di entrare nel business della produzione diretta di energia. Telstra ha già acquisito alcuni asset energetici nel solare e nell’eolico, anche se per il momento servono soltanto per coprire il fabbisogno interno dell’azienda.

 

Attenzione all’effetto boomerang

Certo, l’ingresso in un nuovo mercato regolato come quello energetico non sarebbe una passeggiata per gli operatori Tlc. Tanto più che i clienti troverebbero curioso il fatto di parlare contemporaneamente del loro piano tariffario dello smartphone e di quello per l’elettricità con lo stesso interlocutore. Difficile anche trovare venditori che conoscono allo stesso modo i due mercati. Però le potenziali sinergie e contiguità esistono, anche se la dinamica dei prezzi delle Tlc è più statica rispetto ai più rapidi aumenti del conto energetico. Il che potrebbe in qualche modo urtare i clienti.

Per questo, secondo altre campane, mettere nella stessa bolletta il conto del bundle telefonico e quello dell’elettricità potrebbe rivelarsi un boomerang.

Ma con i dovuti accorgimenti, rivendere energia per conto terzi o decidere di investire forte sul mercato energetico (un settore dove i ritorni ci sono, soprattutto nel medio lungo termine) è un’ipotesi che per le telco può certamente valere la pena vagliare. Tanto più che la concorrenza nel mercato del tech e del digitale è sempre più serrata.

Dopo la convergenza fra media, tlc e internet la prossima frontiera potrebbe essere quella fra tlc (a caccia di nuovi ricavi) e energia.

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