l'analisi

Perché gli americani odiano i data center?

di |

Negli Stati Uniti cresce rapidamente l’opposizione alle infrastrutture che alimentano l’AI. Secondo un sondaggio citato da The Information, il 75% degli americani si dichiara contrario ai data center, contro il 42% di un anno fa.

Negli Stati Uniti i data center stanno diventando uno dei simboli più visibili e contestati dell’intelligenza artificiale.

Secondo un’analisi pubblicata da The Information, l’opposizione a queste infrastrutture non riguarda più soltanto ambientalisti o comitati locali, ma attraversa ormai quasi tutto lo spettro politico americano. Il dato più netto arriva da un sondaggio di Embold Research e HeatMap Pro: il 75% degli americani oggi si dichiara contrario ai data center, in forte aumento rispetto al 42% di un anno fa.

Un cambiamento molto rapido, tanto che Mike Greenfield, cofondatore di Embold Research, lo ha definito un’eccezione rispetto alla normale stabilità delle opinioni pubbliche.

I casi del Texas e della Pennsylvania

In Texas, il governatore repubblicano Greg Abbott ha fermato la costruzione di circa 1.800 data center per le preoccupazioni legate al consumo di energia e acqua.

In Pennsylvania, il governatore democratico Josh Shapiro ha invece firmato un ordine esecutivo che impone forti restrizioni all’espansione di queste infrastrutture.

Il dato politicamente più rilevante è che la contrarietà supera le divisioni tradizionali. Secondo Embold Research, gli oppositori superano i favorevoli di 43 punti percentuali tra i Repubblicani, di 65 punti tra gli indipendenti e di 75 punti tra i Democratici.

Energia e acqua al centro delle critiche

A preoccupare sono soprattutto le risorse necessarie per alimentare e raffreddare i data center. La crescita dell’AI generativa ha aumentato enormemente la domanda di potenza di calcolo, spingendo le Big Tech a programmare nuovi impianti in diverse aree degli Stati Uniti.

Ma la presenza fisica dei data center rende molto più concreti i costi dell’intelligenza artificiale: consumo di elettricità, uso di acqua per il raffreddamento e maggiore pressione sulle infrastrutture locali.

In Usa il 45% dei consumi energetici è dei data center

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, i data center hanno consumato nel 2024 circa 415 TWh di elettricità, pari all’1,5% della domanda mondiale, ma il loro fabbisogno cresce del 12% l’anno e potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, raggiungendo 945 TWh, poco più dell’attuale consumo elettrico del Giappone.

Gli Stati Uniti concentrano il 45% dei consumi globali e, entro fine decennio, i data center potrebbero rappresentare quasi la metà dell’aumento della domanda elettrica americana. Il vero limite alla crescita, però, potrebbe essere la rete: circa il 20% dei progetti pianificati rischia ritardi per problemi di connessione, mentre tempi di costruzione delle linee e disponibilità di trasformatori si allungano.

Metà della nuova domanda sarà coperta da rinnovabili, con contributi rilevanti anche da gas e nucleare, mentre le emissioni potrebbero salire da 180 a 300 milioni di tonnellate entro il 2035. Cresce infine la dipendenza dal gallio, materia prima critica per i chip avanzati, la cui raffinazione è controllata quasi interamente dalla Cina.

Il problema per Silicon Valley

Per l’industria tecnologica il tema è particolarmente delicato, perché i data center sono l’infrastruttura di base su cui poggia la crescita dell’AI.

Limitare la costruzione di nuovi impianti significa ridurre la capacità di calcolo disponibile per addestrare e far funzionare modelli sempre più potenti. Secondo The Information, parte del problema è anche comunicativo: la Silicon Valley non sarebbe riuscita a spiegare con sufficiente efficacia perché i cittadini dovrebbero accettare l’impatto ambientale e infrastrutturale di queste strutture.

Anche il paragone, spesso utilizzato dal settore, tra data center e fabbriche della rivoluzione industriale potrebbe essersi rivelato controproducente. Quelle fabbriche furono centrali per la modernizzazione, ma sono ricordate anche per le loro pesanti conseguenze sociali e ambientali.


Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui

Aggiungi Key4Biz tra le tue fonti preferite

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz