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Perché Donald Trump vuole prendersi la Groenlandia

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La Groenlandia “ci serve” ed è una “necessità assoluta” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, così ha detto il Presidente Donald Trump. Vediamo tutti i numeri in gioco.

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Nell’isola l’8% dell’acqua dolce globale e 43 minerali critici per la sicurezza Usa

Dopo il Venezuela, la Groenlandia. Le parole di Donald Trump non lasciano spazio alle interpretazioni: l’isola “ci serve” ed è una “necessità assoluta” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, così ha detto il Presidente degli Stati Uniti. Un messaggio esplicito che ha spinto l’Europa a reagire. E la risposta è arrivata con una dichiarazione congiunta firmata da Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca, che ribadisce come la sicurezza dell’Artico sia una priorità condivisa, da garantire nel quadro dell’Alleanza Atlantica e nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale. Il passaggio più netto è stato poi  l’ultimo: la Groenlandia appartiene al suo popolo e solo Danimarca e Groenlandia possono decidere sul suo futuro. Basterà con Trump?

Groenlandia, l’interesse storico degli Stati Uniti

Le mire degli Stati Uniti sulla Groenlandia non sono una novità: a cambiare è il linguaggio, oggi più diretto e aggressivo. La priorità resta esplicita ed è sempre la stessa: sicurezza nazionale e controllo militare. Durante il suo primo mandato, nell’agosto 2019Donald Trump espresse pubblicamente interesse per l’acquisto dell’isola, definendolo strategico per risorse naturaliposizione artica e sicurezza nazionale, senza però indicare alcuna cifra. L’idea fu respinta dal governo della Danimarca come “assurda” e portò Trump ad annullare una visita ufficiale a Copenaghen. Tentativi simili erano già emersi nel 1867, nel 1910, nel 1946 (il Presidente Truman offrì 100 milioni di dollari) e nel 1955.

Dal 1951 Washington ha trasformato questa attenzione in presenza permanente grazie a un accordo di difesa con la Danimarca, inserito nel quadro dell’Alleanza Atlantica. Il perno resta la Pituffik Space Base, operativa dallo stesso anno e oggi sotto il controllo della Forza Spaziale degli Stati Uniti, con circa 200 soldati. È da qui che passa una parte decisiva della sorveglianza e della difesa dell’Atlantico settentrionale e dell’Artico.

Groenlandia, perché Trump insiste

Dal punto di vista degli Stati Uniti, la Groenlandia concentra in uno spazio solo una serie di vantaggi che altrove sarebbero difficili da replicare. L’isola si estende su 2.166.000 chilometri quadrati, conta 57.000 abitanti e si colloca lungo la rotta più breve tra Nord America ed Europa e tra Stati Uniti e Russia. Una posizione che vale quanto un’infrastruttura strategica, perché consente di controllare movimenti militari, traffici e comunicazioni in un’area sempre più centrale. Da qui operano sistemi di allerta missilistica, difesa antimissile e sorveglianza spaziale, con satelliti in orbita polare utilizzati per comunicazioni, osservazione e intelligence.

Su questo stesso spazio insistono anche risorse naturali ed energetiche ancora in gran parte inutilizzate, che aumentano il peso strategico dell’isola. È in questa combinazione di geografia, sicurezza e potenziale economico che si annida una parte decisiva della risposta alla domanda: perché Washington guarda alla Groenlandia non come a un’isola remota, ma come a un moltiplicatore di potenza.

Minerali critici e sicurezza nazionale

Per capire perché la Groenlandia pesi così tanto negli equilibri globali basta partire dai numeri. La sua calotta glaciale copre circa 1,7 milioni di chilometri quadrati e contiene circa 2,9 milioni di chilometri cubi di ghiaccio, pari a circa l’8% dell’acqua dolce globale. È una massa accumulata nel corso di centinaia di migliaia di anni e, se si sciogliesse completamente, corrisponderebbe a 7,4 metri di innalzamento del livello dei mari. In un mondo segnato da un fabbisogno idrico crescente, anche negli Stati Uniti, questa riserva va oltre la dimensione ambientale e tocca la sicurezza di lungo periodo. L’acqua sta diventando una variabile strategica al pari dell’energia e delle materie prime.

Sotto quel ghiaccio c’è un secondo dato che spiega l’interesse di Washington. Secondo analisi statunitensi, nel sottosuolo della Groenlandia sono presenti 43 dei 50 minerali considerati critici per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, tra cui grafite, litio e terre rare. Come si vede dal grafico, la Groenlandia dispone di 1,5 milioni di tonnellate di riserve note di ossidi di terre rare: decisamente meno dei 44 milioni della Cina, che guida la classifica mondiale, ma quasi quanto gli Stati Uniti, fermi a 1,9 milioni di tonnellate. È questo confronto a rendere l’isola strategica: ridurre la dipendenza da Pechino in filiere decisive per industria militare, tecnologie avanzate e transizione energetica.

I ghiacci si sciolgono, si aprono nuove rotte

Lo scioglimento dei ghiacci non fa emergere solo preziose risorse energetiche, ma sta cambiando la geografia strategica dell’Artico. Dal 1978 l’estensione dei ghiacci marini artici diminuisce di oltre il 12% ogni dieci anni e tra 1979 e 2018 il ghiaccio pluriennale con più di cinque anni si è ridotto di circa il 90% con la prospettiva di un primo giorno artico senza ghiaccio prima del 2030. Questo processo rende progressivamente accessibili nuove aree del sottosuolo e apre rotte marittime prima impraticabili, con effetti diretti su navigazione, logistica e sfruttamento delle risorse.

In questo scenario la Groenlandia occupa una posizione chiave lungo il corridoio marittimo tra Nord America ed Europa che passa tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito. Un passaggio centrale per il monitoraggio dei movimenti navali, il controllo dei sottomarini e il rapido dispiegamento di forze transatlantiche. È l’intreccio tra dati climatici, nuove rotte e accesso alle risorse a spiegare perché l’isola sia entrata stabilmente nelle priorità strategiche degli Stati Uniti.

La Groenlandia è della Danimarca (in un certo senso)

Sul piano giuridico, la Groenlandia resta parte del Regno danese, pur con ampi spazi di autogoverno. Dopo l’uscita dalla Comunità Economica Europea il 1 gennaio 1985, l’isola è oggi un Territorio d’Oltremare associato tramite Copenaghen e tutti i groenlandesi restano cittadini danesi e quindi cittadini dell’Unione Europea. Dal 2009 il governo locale gestisce la maggior parte delle politiche interne, mentre difesa e politica estera restano competenze esclusive dello Stato danese.

Accanto alla cornice istituzionale, il legame tra Danimarca e Groenlandia si misura soprattutto nei numeri dell’economia reale. Ogni anno Copenaghen trasferisce all’isola 1 miliardo di dollari, pari a 17.500 dollari per abitante, una cifra che sostiene servizi pubblici, welfare e funzionamento dello Stato in un territorio con un’economia dipendente per il 95% dalle esportazioni di pesca. Nel 2024 la Danimarca ha assorbito l’86 per cento delle esportazioni groenlandesi ed è stata l’origine del 62% delle importazioni.

Il rapporto tra Groenlandia e Unione Europea

Attenta alle risorse quanto Washington, anche l’Unione Europea – facendo sponda con Copenaghen – guarda con crescente interesse alla Groenlandia. Nel campo delle materie prime strategiche, il rapporto ha preso una forma più strutturata nel novembre 2023, con la firma di un Memorandum di cooperazione dedicato allo sviluppo di catene del valore sostenibili. Il punto di partenza sono i numeri: nel sottosuolo groenlandese si trovano 25 dei 34 minerali critici individuati dall’Unione Europea, tra cui grafite, litio e terre rare, materiali centrali per l’industria, la difesa e la transizione energetica. L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei, diversificando le fonti di approvvigionamento e rafforzando la propria autonomia strategica in un contesto di competizione globale sempre più intensa.

Anche l’Unione Europea finanzia la Groenlandia

Che l’Unione Europea punti molto sul rapporto con la Groenlandia lo si capisce anche da come sceglie di spendere soldi in investimenti diretti sul benessere e sulla stabilità dell’isola. Nel periodo 2021–2027, Bruxelles ha stanziato 225 milioni di euro per la Groenlandia, una delle cifre più alte in rapporto alla popolazione tra tutti i Territori d’Oltremare. Per il ciclo successivo, 2028–2034, la Commissione europea ha proposto di raddoppiare l’importo.

Nel periodo 2021–2027, Bruxelles ha stanziato 202,5 milioni di euro per l’istruzione, pari al 90 per cento dei fondi complessivi destinati all’isola. L’obiettivo è rafforzare un sistema educativo messo alla prova da dispersione territoriale, bassa densità abitativa e carenza di personale qualificato, intervenendo su qualità dell’offerta, equità nell’accesso ed efficienza organizzativa. Il restante 10 per cento delle risorse europee, 22,5 milioni di euro, è invece rivolto alla crescita verde e alla sostenibilità, con investimenti in energie rinnovabili, produzione di idrogeno, tutela della biodiversità e turismo sostenibile.

Quanto paga l’Europa per pescare in Groenlandia

Accanto ai capitoli su istruzione e sostenibilità, il rapporto tra Unione Europea e Groenlandia si misura soprattutto su un terreno molto concreto: la pesca. Bruxelles versa 17,29 milioni di euro all’anno alla Groenlandia in cambio del permesso a una parte della flotta europea di pescare nella Zona Economica Esclusiva groenlandese, secondo quote e specie stabilite dagli accordi. Il protocollo 2025–2030, approvato nel dicembre 2024, definisce nel dettaglio la ripartizione delle risorse. 14,09 milioni di euro sono destinati all’accesso alle acque. 3,2 milioni di euro finanziano direttamente la politica ittica locale. Un meccanismo che lega in modo diretto risorse europee e sfruttamento regolato delle acque artiche.

Fonte: European Parliamentary Research Service, Greenland: Caught in the Arctic geopolitical contest – United States Geological Survey
I dati sono aggiornati al 2025

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