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Parte lo Spid, ma manca il business model per gli Identity Provider

SPID

Lo Spid (Sistema pubblico di identità digitale) entra nella fase operativa, ma resta ancora aperto il tema del modello di business per i gestori accreditati a gestirlo. Un tema attuale, quello della remunerazione degli Identity Provider da poco accreditati all’Agid, che da gennaio partiranno con la fase di distribuzione dell’identità digitale.

InfoCertPoste Italiane e Telecom Italia Trust Technologies sono le prime tre aziende accreditate come gestori di identità digitali Spid, il pin unico’ che nel progetto di digitalizzazione della PA consentirà ai cittadini di accedere a tutti i servizi online entro la fine del 2017. Le convenzioni, terminate le prove tecniche, partiranno a fine gennaio.

L’Agid ha reso noto che con l’avvio dell’attività dei gestori di identità digitale, saranno oltre 300 i servizi online della PA accessibili tramite Spid. Cominceranno, sottolinea l’Agid, “sei Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia), Agenzia delle Entrate, Inps, Inail e il Comune di Firenze, dando il via ad un percorso che entro 24 mesi porterà tutta la pubblica amministrazione a permettere l’accesso ai propri servizi digitali tramite credenziali uniche Spid.

Su alcuni temi di carattere economico, però, ci sono ancora attività in corso, per mettere a punto aspetti che consentano agli Identity Provider di mettere a punto un modello di business sostenibile. Un’operazione che per il momento sembra a lungo termine.

Modello di business difficile da prevedere, finché non partiranno i servizi e non si verificherà l’adozione – che non è obbligatoria – dell’identità digitale da parte di cittadini e imprese.

Tanto più che non è ancora chiaro se per le ‘persone giuridiche’ lo Spid sarà o meno a pagamento da subito, con canone annuale.

C’è da dire che lo Spid di primo livello (ID e password generata dall’utente) e quello di secondo livello (one time password inviata all’utente) saranno erogati gratuitamente ai cittadini per i primi due anni. Il terzo livello dell’identità digitale (password + smart card) sarà invece a pagamento.

Quindi, la remunerazione degli Identity Provider e di conseguenza la sostenibilità del loro modello di business, dipenderà in buona sostanza dal livello di sicurezza che sceglieranno i Service Provider, come Inail, Inps e Agenzia delle Entrate.

Cosa faranno Inail, Inps e Agenzia delle Entrate?

Adotteranno i primi due livelli dello Spid (gratuiti) oppure opteranno per il terzo livello (a pagamento)?

Per ora non si sa, le indicazioni in questo senso sono ancora generiche.

Ad esempio, se nel 2016 l’Agenzia delle Entrate dovesse scegliere lo Spid di terzo livello per la compilazione del 730 online, le cose cambierebbero per gli Identity Provider.

Dal punto di vista pratico, i cittadini potranno richiedere lo Spid online oppure entrare ad esempio nei negozi Tim o all’ufficio postale e richiederlo di persona.

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