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Pa digitale, Coppola (Pd): ‘Al Ministero dell’Interno il responsabile del digitale non esiste’

Il Ministero dell’Interno non ha un responsabile per la trasformazione digitale. Sembra incredibile, ma è così, il Viminale non rispetta la legge in materia di riorganizzazione digitale della sua struttura interna e nonostante la titolarità di progetti centrali per il piano di crescita digitale, come ad esempio l’Anagrafe nazionale della popolazione residente ferma al palo da anni.

E’ quanto emerge dall’audizione odierna con Antonio Colaianni, Direttore centrale per le risorse finanziarie e strumentali del Ministero dell’Interno, presso la Commissione d’Inchiesta sulla digitalizzazione della PA, presieduta dall’onorevole Paolo Coppola del Pd: “Il responsabile della trasformazione digitale del Ministero dell’interno non esiste, nonostante lo preveda l’articolo 17 del Codice delle amministrazioni digitali. Quindi il Ministero non rispetta la legge – ha detto Coppola –  Per questo motivo ho intenzione di convocare il Capo di gabinetto del ministro e, qualora non ci fosse una risposta, convocheremo il Ministro Minniti. Inoltre, verificheremo che negli altri ministeri la situazione non sia la stessa”.
“A parole – ha aggiunto Coppola –  tutti sostengono l’importanza del digitale: quando però, in concreto, si parla della necessità di competenze per evitare lo spreco di denaro pubblico e l’inefficienza di un’amministrazione, accade che uno dei ministeri più importanti, dal 2001, non riorganizzi la sua struttura e, dal 2011, non rispetti quanto previsto dal Codice riguardo all’organizzazione degli uffici. Non credo che questa situazione sia accettabile”.

In audizione è emerso che in seguito a un processo di razionalizzazione del Ministero l’Ufficio Sistemi Informativi automatizzati è stato inglobato dal Dipartimento delle politiche del personale senza però nominare un responsabile esperto di Ict, come previsto dall’articolo 17 Cad, che peraltro già dal 2011 prevede una figura dirigenziale responsabile della digitalizzazione, incarico peraltro ricoperto da Colaianni in mancanza di una nomina che dipende direttamente dal Gabinetto del Ministro Minniti.

Insomma, l’incarico è vacante dal 2011, a fronte di investimenti del Ministero che nel 2016 sono aumentati del 300% rispetto al 2015. Un fenomeno che secondo Colaianni è dovuto anche alla complessità del ministero stesso, formato da diverse anime difficili da coordinare dal punto di vista organizzativo-informatico: Polizia di Stato, Vigili del Fuoco e Dipartimento Immigrazione.

Sta di fatto che il mancato rispetto della legge da parte del Viminale “è inaccettabile per la Commissione”, ha ribadito Coppola.

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