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‘Con la PA digitale basta file agli sportelli’. Intervista a Maria Pia Giovannini (AgID)

Maria Pia Giovannini

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è ormai partita a pieno ritmo. L’Anagrafe Unica, il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), la fatturazione elettronica sono alcuni dei progetti avviati che impegnano nel passaggio alla fornitura dei servizi online per traghettare i cittadini italiani in una realtà sociale completamente innovata al passo con le nuove tecnologie.

Ne abbiamo parlato con Maria Pia Giovannini, responsabile dell’area PA dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), ente che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e nato per garantire la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale e contribuire alla diffusione dell’ICT.

Key4biz.  Cosa cambierà per i cittadini italiani con una PA completamente digitalizzata?

 

Giovannini. Intanto si faranno meno file agli sportelli. I cittadini perderanno meno tempo per andare a chiedere documenti alle amministrazioni o per reperire informazioni; eviteranno anche di chiedere permessi (in ufficio) per disbrigare una serie di pratiche e avranno maggiore chiarezza sulle procedure da seguire.

Sarà, quindi, sempre più possibile interagire con gli uffici pubblici attraverso gli strumenti elettronici.

I documenti potranno essere inviati dalle amministrazioni tramite pc o attraverso le app messe a disposizioni dall’ente pubblico.

Già tante amministrazioni lo fanno ma, a differenza del passato, oggi la stesura e la consegna di questi documenti risponderà a delle regole precise che assicureranno validità giuridica agli atti.

Al momento i servizi digitali sono diffusi a macchia di leopardo e gli utenti non hanno certezza sull’erogazione dei servizi online. In futuro tutte le PA saranno allo stesso livello e tutto questo sarà possibile ovunque. Inoltre stiamo già lavorando affinché questi servizi possano essere erogati anche sul telefono.

Key4biz.  Entro il prossimo aprile partirà il Sistema pubblico di identità digitale, a che punto sono i lavori e quali cambiamenti ci saranno?

 

Giovannini. Tutte le regole tecniche sono state fatte. Adesso aspettiamo ulteriori informazioni sulle specifiche.

Il sistema vede la compartecipazione di attori privati che potranno erogare questo servizio.

La funzione dello Stato è, quindi, di regolazione, controllo e vigilanza di tutti coloro che a vario titolo potranno dare queste chiavi di abilitazione all’utilizzo di servizi.

Il cittadino potrà scegliere tra queste varie forme di chiavi quella più adatta alle proprie esigenze e sceglierà anche il diverso livello di sicurezza di cui ha bisogno in base ai servizi ai quali deve accedere.

Le faccio un esempio pratico: alcuni servizi non richiedono elevati sistemi di sicurezza ma se il cittadino deve fare pagamenti o trattamento di informazioni riservate avrà bisogno di maggiori tutele, questa disciplina gli garantisce di usare ‘chiavi più robuste’ per stare al sicuro. Il sistema assicura, infatti, flessibilità e il cittadino si troverà di fronte diversi soggetti che potranno offrire queste diverse prestazioni.

Key4biz.  Furto di identità digitale, se ne sente parlare sempre più spesso, i cittadini saranno al sicuro?

 

Giovannini. Assolutamente sì. Questo sistema è stato creato adottando una serie di controlli, di regole e di utilizzo di tecnologie con lo scopo di non poter permettere facilmente l’accesso agli strumenti informatici e in modo da continuare a garantire una certezza del diritto e delle identità.

Tutto questo si lega parallelamente all’Anagrafe nazionale della popolazione residente.

Key4biz.  Cosa cambierà per gli Enti con l’Anagrafe Unica?

Giovannini. Oggi l’Anagrafe risiede presso i singoli Comuni, quindi le informazioni sono distribuite su tutto il territorio. E’ vero che c’è circolarità dei dati ma non è la stessa cosa di quello che stiamo mettendo in campo con l’Anagrafe unica che sarà centralizzata e sotto il diretto controllo del Ministero dell’Interno e che ovviamente offrirà ben altre strumentazioni e garantirà potenzialità di uso molto più ampie.

Key4biz.  Nell’Anagrafe nazionale sarà inserito anche il “domicilio digitale“, ma la scelta è facoltativa per i cittadini. Avete considerato che potrebbero essere tanti quelli che decideranno di non usare la PEC?

 

Giovannini. Sì, lo abbiamo considerato, ma bisogna procedere in modo graduale con questo tipo di strumenti. Non potevamo predisporre da un subito un obbligo per il rispetto del digital divide. Sappiamo bene che ci sono persone che non hanno queste capacità quindi un obbligo tout court non sarebbe stato gestibile.

E’ però chiaro che tutto questo sarà accompagnato da un processo di formazione, cultura e diffusione di tutto quello che è necessario per mettere nella condizione il Paese di progredire e, me lo lasci dire, diventare più civile.

Oggi siamo purtroppo uno dei Paesi con il più basso tasso di utilizzo di internet. Abbiamo oltre venti milioni di cittadini che non hanno mai usato il web e la percentuale di crescita è la metà di quello degli altri Paesi più civilizzati.

Questo gap sta crescendo e rischiamo di diventare un Paese sempre più emarginato.

La potenzialità che offre internet per creare investimento e conoscenza è fondamentale, per questo credo che sia importante proseguire su questa strada.

Key4biz.  Avete pensato a come coadiuvare le PA di quelle regioni dove l’analfabetismo digitale è ancora molto forte?

 

Giovannini. Abbiamo un rapporto costante e diretto tutti i giorni con le amministrazioni regionali e con l’ente di coordinamento con il quale lavoriamo a stretto gomito.

C’è il piano di crescita digitale che accompagna i piani delle regioni per poter dare garanzia che il Paese vada nella giusta direzione e bisogna lavorare in maniera coordinata e armonica tra Stato centrale e autonomie locali.

Le regioni rappresentano una cinghia di trasmissioni e il loro ruolo dovrebbe essere sempre più quello di un aggregatore sul territorio.

 

Key4biz.  Entro il 31 marzo le Pubbliche amministrazioni dovranno convertirsi alla fatturazione elettronica. Secondo lei tutte le PA sono pronte o si corre ancora il rischio che dirigenti ancorati a vecchi e tradizionali modelli possano ostacolare il lavoro?

Giovannini. No, non possono farlo perché il meccanismo è tale che andrà avanti lo stesso. Certo ovviamente un conto è che tutti si attrezzino e siano tempestivamente pronti a sfruttare al meglio questa tecnologia e un conto è che non lo siano.

Compito della gestione di Italia digitale è proprio quello che abbiamo creato strumenti e iniziative per far partecipare le amministrazioni e generare la capacità di queste a reagire correttamente attrezzandosi per tempo.

A Natale per esempio insieme all’Anci, con la quale lavoriamo in modo armonico, abbiamo inviato agli ottomila sindaci di Italia una lettera di sollecito e informativa per avere chiari i piani di lavoro e certezza che questi possano procedere al meglio.

Qualche problema c’è da parte delle imprese che sono restie ma anche in questo caso abbiamo lavorato con le associazioni di categoria per presidiare, dare informazioni e anche strumenti tecnologici, in alcuni casi gratuiti.

Bisogna, quindi, affrontare la scadenza con la consapevolezza che all’inizio ci saranno dei problemi ma che saranno fisiologici perché abbiamo lavorato moltissimo e non si può certo dire che non c’è stata informazione.

La fattura richiederà di intervenire in modo rigoroso ed è chiaro che questo farà emergere situazioni borderline rispetto al funzionamento di prassi. Situazioni che adesso devono essere messe in ordine con quella trasparenza e tempestività che sono l’obiettivo di questa operazione.

Key4biz.  infine in questi ultimi giorni è circolata voce che alla Presidenza del Consiglio si starebbe valutando il progetto di creare un ufficio per il digitale con spostamento di alcune competenze all’Antitrust e a Poste. Se così fosse, come si concilierebbe con il lavoro dell’Agid?

 

Giovannini. Non sono a conoscenza di programmi di riorganizzazione della nostra struttura. Sarebbe però logico avere una struttura snella che porta al raggiungimento degli obiettivi e poi casomai mettere a regime delle altre strutture deputate alla gestione, al presidio e alla vigilanza. Spetta in ogni caso al Governo dover eventualmente ragionare su queste possibili questioni.

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