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Pa digitale, se anche il modello Estonia s’inchina agli hacker

La minaccia degli hacker spaventa anche il Paese più digitale d’Europa. Il Governo dell’Estonia ha bloccato, dalla mezzanotte del 3 novembre, le carte d’identità elettroniche della metà della popolazione, precisamente le identità digitali di 760mila cittadini.  “Secondo la polizia estone, la guardia di frontiera e l’autorità del sistema informatico c’è un reale rischio del furto dell’identità elettronica, soprattutto dei dati sanitari, per i cittadini (anche stranieri) che hanno ottenuto l’ID card dal 16 ottobre 2014 al 25 ottobre 2017”, ha annunciato il primo ministro Jüri Ratas, che ha spiegato “per questo motivo il Governo ha deciso di bloccare la validità di queste identità digitali”. Così ora questi 760mila cittadini sono costretti a recarsi di persona presso gli uffici di Polizia e della Guardia di Frontiera per aggiornare il certificato di sicurezza. Possono farlo fino a marzo 2018.

Uno schiaffo, dunque, all’E-Stonia, lo Stato che già dal 2002 è tra i più attivi nelle politiche di e-Government e negli ultimi anni è considerato il più digitale d’Europa e forse nel mondo. È anche facile esserlo perché ha solo 1,3 milioni di abitanti, ma oltre a questo ha anche una classe politica brava a investire le risorse pubbliche nella digitalizzazione della pubblica amministrazione per offrire in modo più efficiente i servizi e rendere più facile la vita ai cittadini. Nel Paese estone, infatti, solo 3 servizi pubblici, a fronte dei 2500 erogati digitalmente, necessitano della presenza fisica della persona: il matrimonio, il divorzio e l’acquisto di un immobile. Inoltre più dell’80% della popolazione, fra i 16 e 74 anni, è connessa a Internet.

La falla nel chip colpa dell’azienda svizzera

In questa vicenda il Governo estone ha una sola colpa, essersi affidati a un’azienda svizzera per la realizzazione del chip presente sulla carta d’identità elettronica. La vulnerabilità è stata scoperta nel mese di settembre e la falla, che se sfruttata, potrebbe permettere agli hacker di rubare l’identità del cittadino digitale e non solo, anche accedere ad altri dati relativi alla registrazione di nuove imprese fino alle transazioni monetarie. Ma per il responsabile del progetto e – Residency Kaspar Koryus ha tranquillizzato gli estoni e gli stranieri in possesso dell’ID Card: “non sono arrivate notizie di abusi delle carte d’identità”.  

Come funziona l’e-Residency in Estonia?

 

L’Estonia è il primo Paese al mondo ad offrire l’e-Residency, la residenza digitale, non solo agli estoni, ma a tutti i cittadini del mondo, soprattutto agli imprenditori. In questo modo è possibile accedere ai servizi digitali della PA e aprire un’azienda sul territorio in 3 ore semplicemente con una serie di click online. Senza carte e timbri. Ad oggi sono nate così 3.200 imprese e in totale le residenze digitali sono circa 23mila.

 

L’Italia quanto è distante digitalmente dall’Estonia?

Il nostro Paese quanto è distante, digitalmente, dall’Estonia?

Ad oggi le identità digitali (SPID) erogate in Italia sono 1,8 milioni, ma Diego Piacentini, il Commissario straordinario per l’Italia digitale, è ottimista, di recente ha dichiarato: “entro 5 anni l’80% degli italiani avrà l’identità digitale”. Staremo a vedere.

È ferma al palo anche l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (Anpr), uno dei capisaldi del Piano Crescita Digitale, perché su 8mila Comuni solo 19 hanno confluito la loro anagrafe nel database unico voluto dal Ministero dell’Interno. Secondo la legge che l’ha istituita (n. 279 del 18 ottobre 2012) la migrazione dei dati da tutti i Comuni al nuovo database unico avrebbe dovuto completarsi entro il 31 dicembre 2014. Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul livello di digitalizzazione della PA e della spesa ICT, lo Stato ha già speso “23 milioni di euro, ma non sono stati sufficienti a portare a compimento il progetto a causa di diversi ritardi”.

Chissà l’Estonia come avrebbe speso 23 milioni di euro…

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