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Open Fiber, ora l’Antitrust europeo chiederà a CDP di sciogliere tutti i nodi

Vestager

Finalmente partono le danze. E molti nodi dovranno ora essere sciolti. I legali di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e del fondo australiano Macquarie, stando a quanto riportato ieri dal quotidiano Il Messaggero, hanno già inviato la pre-notifica dell’operazione alla DG Comp della Commissaria Margrethe Vestager. L’operazione prevede, come è noto, che CDP salga al 60% di Open Fiber e l’ingresso del fondo Macquarie con il restante 40%.

Avviate le procedure di pre-notifica: le richieste e gli orientamenti di Bruxelles

La DG Comp avrebbe già chiesto una prima serie di informazioni alle parti tra le quali, sempre secondo Il Messaggero, quella molto delicata relativa alle implicazioni per la rete unica, che continua ad essere sbandierata da Luigi Gubitosi, AD di TIM, come una soluzione ancora possibile. Ieri Il Sole24 Ore ha pubblicato anche un editoriale di un consulente di TIM che addirittura la rilancia.

La Commissaria Europea Vestager aveva già fatto capire molto chiaramente in passato che si sarebbe opposta al ritorno al monopolio in Italia ed al controllo di questa ipotetica rete unica in capo all’incumbent, non ritenendo possibile una simile operazione in un Paese che già soffre per un livello di concorrenza non sufficiente in diversi settori regolamentati.

A questo proposito Bruxelles è sempre in attesa del disegno di legge sulla Concorrenza che era stato promesso dal governo italiano alla UE per fine luglio scorso e che dovrebbe incorporare le indicazioni dell’AGCM sul mantenimento della competizione infrastrutturale nel settore delle telecomunicazioni.

È interessante notare, per quanto riguarda gli aspetti formali, che la fase di pre-notifica non ha una durata predefinita. Può durare alcuni mesi, ma ci sono stati dei casi nei quali è durata anche fino ad un anno. 

L’Antitrust europeo non ha fretta. Sta alle parti ora muovere le loro pedine. Cosa faranno? 

La posizione delicata di CDP

La posizione più delicata per i profili di concorrenza è quella di CDP, che ha quote azionarie nelle due società concorrenti TIM e Open Fiber, e siede contemporaneamente nei consigli di amministrazione di entrambe.

Tecnicamente la commissione europea non ha il potere di imporre remedies

Sono le parti che dovranno offrirle, sulla base delle discussioni che avverranno durante la pre-notifica, per potersi assicurare il green light all’operazione.

La Commissione Europea ha però il potere di bocciare il deal, se non soddisfatta dai commitment offerti dalle parti.

Secondo David Cantor, il decano degli avvocati antitrust nelle tlc a Bruxelles, che abbiamo recentemente intervistato (Open Fiber. Tra il signing e il closing c’è di mezzo la Ue con Vestager), sarà molto improbabile che la Commissione Europea possa approvare il deal senza condizioni.

Cosa potrebbe accadere?

Ma vediamo allora quali potrebbero essere queste condizioni. 

Si può prevedere, come minimo, l’uscita di CDP dal Board di TIM fino addirittura alla vendita della quota CDP in TIM, in un tempo limitato e chiaramente definito.

Poi c’è sullo sfondo il tema più delicato della rete unica, che Gubitosi ha assicurato (rivolgendosi agli analisti finanziari) essere ancora sul tavolo, naturalmente sempre controllata da TIM (ricordiamo che Gubitosi continua a reclamare il 51% di controllo per TIM).

Viene allora da chiedersi se CDP sia pronta ad impegnarsi e dire addio al progetto di rete unica, per mantenere la competizione strutturale nel nostro Paese?

Lo vedremo nei prossimi mesi.

Ma potrebbe non finire qui…

Non bisogna dimenticarsi che la DG Comp ha molte altre frecce nel suo arco. Non dimenticando, innanzitutto, quello che l’Avv. David Cantor ha evidenziato su queste pagine e cioè che la questione del coordinamento anticoncorrenziale, basato sulla posizione di controllo di CDP in Open Fiber ed al tempo stesso sul suo ruolo di azionista e membro del Consiglio di Amministrazione di TIM rimane soggetta, indipendentemente dalla notifica,  a scrutinio e opposizione ai sensi dell’art. 101 TFUE, su iniziativa della stessa Commissione Europea, dell’AGCM o dei tribunali italiani.

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