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Open Fiber. I numeri parlano: esplode il debito, cadono i ricavi, crolla l’EBITDA

Open Fiber è proprio una società unica in tutto quello che fa. Scopriamo con stupore dal suo comunicato stampa di ieri che il bilancio dell’azienda anziché essere approvato dall’Assemblea dei soci è stato approvato dal solo Consiglio di amministrazione. Adesso Open Fiber oltre a non seguire il Codice degli Appalti cercherà evidentemente di bypassare anche il Codice Civile. E dall’approssimazione con la quale vengono diffusi i comunicati stampa, si evince la superficialità con la quale l’azienda è gestita.

Lo ripetiamo: il Consiglio di amministrazione dell’azienda approva solo il progetto di bilancio, ma deve essere l’Assemblea generale ad approvare in via definitiva il bilancio, anche se a qualcuno può apparire molto bello illudersi, travisando la realtà e manipolando i numeri, facendo così apparire all’esterno cose che non sono. Purtroppo molti giornali stamane sono stati vittime del copia e incolla e non si sono preoccupati più di tanto di guardare con attenzione alle parole e ai numeri.

Chi volesse invece valutare veramente se la gestione di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) di OF sia stata migliore della gestione guidata da ENEL deve paragonare i risultati del 2022 (completamente gestito da CDP) con quelli del 2021 in gran parte gestiti da ENEL, dal momento che Mario Rossetti, attuale amministratore delegato di Open Fiber e voluto da CDP, è stato nominato il 3 dicembre del 2021.

I numeri di Open Fiber parlano chiaro

A questo punto procediamo con l’analisi puntuale dei risultati raffrontando l’esercizio a guida CDP (2022) dall’ultimo esercizio a guida ENEL (2021).

Open Fiber dichiara 15,5 milioni di unità immobiliari coperte, ma il servizio è attivabile solo su 10,7 milioni di unità immobiliari. 

Il debito, già gigantesco del 2021 è ulteriormente aumentato oltre ogni stima. 

Da 3,3 miliardi di euro è passato a 4,6 miliardi alla fine del 2022.

Le previsioni alla fine dell’anno in corso suggeriscono al momento la cifra monstre di 6 miliardi di euro. Se calcoliamo il debito su EBITDA si arriva ad una leva di più di 25 volte, insostenibile. Ad esempio TIM, in grossa difficoltà finanziaria, ha una leva di quasi 6 volte.

I ricavi nel 2021 sono cresciuti di 119 milioni di euro (da 261 a 380 milioni).

Nel 2022 invece i ricavi sono cresciuti di soli 90 milioni di euro (da 380 a 470 milioni).

La crescita dei ricavi è stata inferiore rispetto all’anno precedente del 24%, ovvero più bassa di 29 milioni di euro.

L’EBITDA nel 2021 è cresciuto di 73 milioni di euro (da 79 a circa 152 milioni). 

Nel 2022 invece è cresciuto di soli 27 milioni di euro (da 152 a 179 milioni).

La crescita dell’EBITDA è crollata, è stata infatti del 63% più bassa dell’anno precedente. 

Non è vero che la marginalità è salita, come sostiene Open Fiber. La marginalità nel 2021 è stata pari al 40%, nel 2022 è scesa al 38%.

Le perdite alla fine del 2022 sono state pari a 162 milioni di euro, che si vanno a sommare alle perdite alla fine del 2021 pari a circa 210 milion di euro.

Per quanto riguarda le Aree bianche, Oper Fiber avrebbe dovuto realizzare 6,4 milioni di unità immobiliari (UI) con servizio attivabile entro il prossimo giugno. Ad oggi, Infratel dichiara che queste sono invece 2,4 milioni circa.

Evidentemente bisogna considerare più che impossibile poterne realizzare 4 milioni in 3 mesi.

Per quanto riguarda le Aree grigie, Open Fiber, nonostante le roboanti dichiarazioni, non è riuscita a fare tesoro delle negative esperienze nelle Aree bianche ed i ritardi sono già macroscopicamente evidenti.

In conclusione, Open Fiber con la gestione CDP ha speso di più e realizzato molto meno.

Non occorrono altre parole.

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