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Odiens: Lunedì in Tv, Del Debbio batte Formigli con il 5,82% degli ascolti

Paolo Del Debbio

#Odiens è una rubrica a cura di Stefano Balassone, autore e produttore televisivo, già consigliere di amministrazione Rai dal 1998 al 2002, in collaborazione con Europa.
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Pubblicato su Odiens, Europa l’11 novembre 2014

Il Filosofo e l’Energumeno, Del Debbio e il suo corrispondente dal set esterno (un tale ben forzuto di cui ieri sera ci è sfuggito il nome, ma ripareremo perché non mancherà di certo l’occasione di tornare a contemplarne le imprese) si integrano senza sovrapporsi lasciando libero il gioco al sottotono insinuante del primo e al sovratono percussivo del secondo.

L’occasione, d’obbligo, era quella di ri-andare, seguendo le tracce degli pneumatici di Salvini, in una zona, ci pare fosse a Milano, dove piccolo ceto medio e campo rom vivono fianco a fianco senza integrarsi neanche un po’.

Perché mentre ricco e povero possono vivere l’uno accanto all’altro (si pensi a Eduardo che organizza la pernacchia al Barone coabitante nel quartiere) e perfino scambiarsi delle utilità, il quasi povero e il povero non trovano alcuna occasione di integrazione, ma solo di rivalità-insopportazione.

Troppo vicini per rilassarsi nell’ironia, troppo lontani per combinare insieme alcunché (per questo i rom sono da sempre un fantastico capro espiatorio per gli aspiranti leader in cerca di adesioni, e quando non tocca a loro arriva il turno degli alti burocrati di Bruxelles o della famosa Bilderberg).

La tv adotta spontaneamente la struttura del “capro espiatorio” perché è narrativamente limpida: si sa con chi prendersela e distribuisce perfettamente le parti in scena. Ieri sera avevamo gli alieni (i rom), gli indigeni (i nostri) e perfino l’Esploratore bianco, in questo caso l’energumeno di cui sopra, che a chi ne dava e a chi ne prometteva, senza distinguere tra balcanici e italo-nordici. Brutti, Sporchi e Cattivi tutti quanti.

Il pubblico ha gradito, col 5,82% (un buon risultato in assenza di Renzi’s Factor) mentre per Formigli, alle prese con l’assai meno empatico tema del Jobs Act, e con una struttura di talk molto meno “teatrale” non c’era scampo nel confronto, e infatti si è dovuto accontentare del 4%.

Se non vorranno essere eterni secondi, Corrado e Magnolia dovranno risolversi, prima o poi, a smuovere le acque aumentando la temperatura emotiva di Piazza Pulita, fin qui attenta, pressoché esclusivamente, ad essere “intelligente”, a partire dal phisique du role del conduttore. Problemi di struttura narrativa e di “linguaggio”, sia chiaro, non di contenuti. Come dire, la sfida più “non-giornalistica” che si possa immaginare.

E questo si sa che può essere un problema in un mondo televisivo in cui gli “autori” stanno tutti concentrati vuoi sulla fiction vuoi sui “factual” vuoi sui “game”, mentre i talenti giornalistici paiono spesso lasciati a se stessi e alle loro troppe certezze.

In ogni caso, a osservare le cose da fuori, il laboratoria-sfida dei talk del lunedì sera, fra la squadra del “filosofo” e quella del “giornalista”, è in sé uno spettacolo-duello da non perdere, per chi passa il tempo a spaccare in quattro il capello della tv.

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